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Foto di Vito Massagli, le ultime due sono della redazione di BrindisiReport

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Forte a Mare: presto lavori di recupero. "Ma occorrono altri fondi"

Riflettori nuovamente puntati sul recupero del Castello Alfonsino e sul complesso di fortificazioni e strutture militari recenti che occupano l'Isola di S.Andrea. Li riaccendono le associazioni riunite sotto la sigla "Amare Forte a Mare"

BRINDISI - Riflettori nuovamente puntati sul recupero del Castello Alfonsino e sul complesso di fortificazioni e strutture militari recenti che occupano l'Isola di S.Andrea. Li riaccendono le associazioni riunite sotto la sigla "Amare Forte a Mare", che già il 5 giugno avevano inviato una lettera aperta al commissario straordinario Santi Giuffrè per chiedere tre scelte strategiche da parte del Comune di Brindisi: rilancio del piano di recupero del castello di mare commissionato dall'amministrazione civica all'associazione Mecenate 90, chiedendone l'attuazione al Mibact (l'operazione era finalizzata all'affidamento al Comune di Brindisi delle antiche fortificazioni); blocco del cantiere edile sovrastante la Fontana di Tancredi; attuazione del progetto di "Muso diffuso". 

A distanza di mesi, le associazioni riprendono il filo di un discorso che non aveva avuto esiti, si ritiene, anche perchè è in fase attuativa un progetto di interventi da parte dello stesso Ministerto per i Beni e le attività culturali ed il turismo, dotato di un fondo di 5 milioni di euro provenienti dal Pon Cultura. In una letterra agli organi di informazione, Legambiente chiede questa volta una sostanziosa integrazione da parte della Regione Puglia, e la concretizzazione del nuovo stanziamento di circa 20 milioni di euro promesso dallo stesso Mibact. A tale proposito, si legge nella lettera di Legambiente, le associazioni rilanciano anche la propria idea progettuale che riguarda la risistemazione e la fruizione dei beni comuni presenti sull'Isola di S.Andrea.

Forte a Mare (3)-2-2

Il nodo della gestione

Resta poco chiara la questione della successiva gestione dell'area e delle strutture recuperate e restaurate. La prima esperienza, a causa dell'assenza di una gestione fisicamente presente nel sito (Forte a Mare era, e resta, un bene in capo alla Soprintendenza competente)  e di una adeguata vigilanza, condusse al saccheggio sistemativo e minuzioso del castello alfonsino causando la vanificazione dell'opera di recupero e un danno di parecchi milioni di euro, quelli investiti negli interventi. Il trasferimento delle competenze non può che essere a vantaggio del Comune di Brindisi, sulla base di una idea progettuale concreta e di adeguata disponibilità finanziaria, e solo il Comune poi potrebbe investire di responsabilità e ruolo associazioni o altri soggetti.

Ciò è possibile nella situazione attuale, oppure le associazioni hanno abbandonato la speranza dell'affidamento di Forte a Mare al Comune e puntano ad ottenere un ruolo tutoriale ufficiale nei programmi di fruizione? Quest'ultima sembra la strada prescelta, ma bisognerà vedere cosa ne pensano il ministero e la Regione Puglia. Per gestire l'Isola di S.Andrea e tutto ciò che contiene occorrono grosse risorse finanziarie da aggiungere alle cifre già citate, e tutto potrebbe alla fine tornare alla situazione pre-saccheggio: un recupero finalizzato al nulla. Il problema della gestione resta dunque un punto cruciale e imprescindibile, e non può che avere al centro un ruolo del Comune di Brindisi.

Forte a Mare (ph V.Massagli)

La lettera di Legambiente

"E’ in via di definizione l’affidamento dei lavori in oggetto da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali ed il Turismo (Mibat) attraverso il Segretariato regionale e la Soprintendenza per il Salento", scrive il presidente di Legambiente Brindisi, Nicola Anelli, ai giornali. "Si avvia dunque a conclusione l’iter amministrativo che consentità di utilizzare lo stanziamento di 5 milioni di euro rivenienti dai fondi Pon cultura per gli indispensabili ed irrinviabili interventi di messa in sicurezza, ripristino dello stato dei luoghi dopo le continue devastazioni vandaliche, di manutenzione straordinaria e conservativa e di riqualificazione anche di ambienti naturali esterni al Castello ed all’Opera a Corno".

"Il lungo ed intenso impegno delle associazioni che hanno dato vita ad 'Amare Forte A mare' ha contribuito a produrre  un primo importante risultato - prosegue Anelli - recuperando finanziamenti del Pon cultura che sembravano indisponibili, ma questo dev’esser soltanto un primo passo a cui è necessario che faccia seguito l’impegno promesso dal Mibact e dall’intero Governo per lo stanziamento di ulteriori 20 milioni di euro circa atti a  garantire la piena fruizione di un così importante bene storico architettonico e paesaggistico. A tale finanziamento potrà contribuire la Regione Puglia se si darà seguito all’impegno, pubblicamente assunto dall’assessore Loredana Capone, di accedere a fondi rivenienti dai Por o da altre forme di finanziamento destinate alla nostra Regione".

Castello alfonsino-Forte a mare"Le associazioni hanno ampiamente documentato in un proprio rendering - si legge ancora nella lettera dell'associazione ambientalista - un’idea progettuale che include anche l’area dell’isola di Sant'Andrea occupata da dimesse palazzine militari, dalla Batteria Pisacane, dalla macchia mediterranea e da quella potenziale arena naturale a ridosso della diga di Punta Riso. Innanzitutto però va riconfermata la piena disponibilità, fatta presente recentemente alla segretaria regionale del Mibact, Eugenia Vantaggiato, a garantire una presenza stabile di associazioni ed organizzazioni facenti parte di Amare Forte A mare (da quelle culturali ed ambientaliste alla Lega Navale) nel percorso realizzativo e gestionale delle opere da avviare".

Forte a Mare, una delle porte del Castello-2"Oggi però è fondamentale portare avanti il dialogo tra il Mibact, l'Agenzia per il Demanio, la Regione Puglia ed il Comune di Brindisi (soggetto ineludibile nel programmare la titolarietà e la gestione finali dell'Isola di Sant'Andrea) per concordare soluzione, culturalmente, turisticamente, ma anche economicamente più sostenibile per il futuro dell’intera isola di Sant'Andrea", conclude Anelli.

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