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Legambiente: "A Brindisi non la Tap, ma un patto per lo sviluppo"

Il presidente Anelli: "Proporre la riconversione dell'alimentazione a metano della centrale di Cerano è del tutto privo di credibilità, perché 23.000 Mw di impianti a ciclo combinato, alimentati a metano, sono oggi fermi o in profonda crisi, e perché il sito Enel andrebbe sostanzialmente non riconvertita, ma riprogettata"

È incredibile ma c'è ancora chi prospetta lo spostamento dell'approdo del gasdotto TAP da San Foca – Melendugno a Brindisi e propone l'alimentazione a metano della centrale termoelettrica Brindisi sud o royalty ed investimenti legati all'accettazione di questa ipotesi.Per l'ennesima volta ribadiamo che il procedimento autorizzativo dell'approdo a San Foca-Melendugno è chiuso e di ciò prendano atto coloro che a livello istituzionale sono intervenuti soltanto in fase di V.I.A. (quando l'esame la valutazione tecnica era, per legge, “sito specifica”) o addirittura quando già era stato rilasciato il giudizio di compatibilità ambientale positivo sul sito leccese.

La centrale Federico II di Cerano

Proporre ancora oggi la riconversione dell'alimentazione a metano della centrale di Cerano è del tutto privo di credibilità, da un lato perché ben 23.000 Mw di impianti a ciclo combinato, alimentati a metano, sono oggi fermi o in profonda crisi, dall'altro perché la centrale di Cerano andrebbe sostanzialmente non riconvertita, ma riprogettata, riautorizzata e ricostruita, in un momento nel quale va programmata l'uscita dal termoelettrico e non la semplice ed inattuabile decarbonizzazione.

Legambiente, come da tempo propone e puntualizza, chiede che non si discuta di risibili ed inaccettabili contropartite in cambio dell'irrealizzabile ed insostenibile spostamento dell'approdo del gasdotto nel brindisino, ma che si affronti seriamente il programma di chiusura della centrale Brindisi sud e di alternativa al polo energetico termoelettrico, in tale alternativa inserendo la proposta di Legambiente del PATER (Parco Tecnologico dell'Energia Rinnovabile) ed un confronto serrato con Enel, Edipower-A2A ed anche con Enipower, che riguardi bonifiche di siti dismessi o da dismettere, la piena tutela dei lavoratori e l'impiego in impianti, ricerche ed investimenti concernenti fonti rinnovabili o comunque eco compatibili.

Ciò che complessivamente va chiesto non sono royalty, contropartite o ristori legati ad impianti impattanti o a rischio di incidente rilevanti ma un vero e proprio “Patto per Brindisi”, su di esso – e soltanto su di esso – facendo convergere fondi strutturali e soprattutto di impegni tesi a valorizzare le risorse locali e finalmente la dignità di un territorio e di una comunità che qualcuno continua a pensare che possano essere merce di scambio, dichiarando a parole di voler tutelare interessi di altre comunità e territori.

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