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Giovedì, 2 Dicembre 2021
Cronaca

Attentati incendiari del marzo 2017: l'arrestato non risponde al gip

Lorenzo Russo, che aveva confessato per due volte davanti alla Squadra Mobile, oggi ha fatto scena muta

BRINDISI – Dopo aver confessato per due volte, davanti agli investigatori della Squadra Mobile di Brindisi di essere l’autore di uno dei due incendi avvenuti quasi in contemporanea all’1,30 del 25 marzo 2017 in piazza Morandi al Sant’Elia, e in una villetta di contrada Betlemme sulla litoranea nord (l’episodio ammesso dall’indagato), stamani il 20enne Lorenzo Russo ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere davanti al gip Stefania De Angelis.

Si trattava di un interrogatorio di garanzia, dato che Lorenzo Russo venerdì mattina era stato arrestato sempre dalla Squadra Mobile su ordinanza del giudice delle indagini preliminari Antonella Ferraro, richiesta dal pm Iolanda Chimienti. Ordinanza in cui compare a piede libero anche un altro brindisino, A.D.A. di 29 anni, sempre per gli attentati del 25 marzo 2017.

Russo aveva dichiarato alla Squadra Mobile, poche settimane dopo i fatti e in sede di interrogatorio di indiziato di  reato, di essere l’autore dell’incendio della villetta, e di avere agito da solo. Versione ribadita a distanza di mesi. Nel frattempo la Mobile, anche sulla scorta dell’esame di vari tabulati telefonici, aveva ricostruito i movimenti e i contatti di quella n otte di Lorenzo Russo, individuando anche A.D.A., ma per il gip non c’erano prove ulteriori per disporre l’arresto anche del secondo indiziato per gli incendi.

Secondo gli inquirenti, Lorenzo Russo non aveva agito da solo neppure nella villetta, dato che le registrazioni del sistema di videosorveglianza mostravano chiaramente la presenza di un complice. Per l’incendio appiccato negli stessi minuti al Sant’Elia, è stata ipotizzata la presenza di un secondo gruppo di persone non identificate, coordinate sempre dal Russo.

La vittima degli attentati è la stessa sia nel caso della villetta, che delle auto, bruciate in piazza Morandi, dove le fiamme si erano estese dalla Fiat 500 in uso a questa persona, A.F., e alla moglie, anche a una Lancia Y e a una Opel Astra. Per quanto riguarda la villetta, era stato proprio A.F. a mettere a disposizione della polizia le videoregistrazioni. La benzina versata da un caminetto aveva provocato anche una esplosione, con gravi danni all’immobile.

Russo aveva dichiarato di aver preso di mira i beni di A.F. perché la famiglia di questi aveva mancato di rispetto alla madre. A.C. aveva negato questa circostanza, ed aveva anche negato di avere avuto contatti recenti con Russo. Ma a sua volta era stato smentito dai tabulati telefonici acquisiti dalla Squadra Mobile, che dimostravano come cinque giorni prima degli incendi vi erano state varie telefonate tra i due.

Se guarda al contesto, un fratello di A.F., C.F. era uno dei soggetti coinvolti nella guerra tra gruppi rivali, sui quali hanno poi indagato con successo i carabinieri della compagnia di Brindisi effettuando diversi arresti dopo ferimenti, agguati, sparatorie, aggressioni e danneggiamenti vari nel conflitto Borromeo-Lagatta. E’ legato a quest’ultimo gruppo il fratello di A.C., mentre Russo sempre secondo gli investigatori, potrebbe far parte dell’aggregazione opposta. Il giovane infatti subì un’aggressione e dopo gli incendi per qualche tempo si era defilato.

Dopo l’interrogatorio di garanzia odierno, in cui l’indagato ha deciso di non rispondere al giudice delle indagini preliminari, Lorenzo Russo è stato riaccompagnato a casa per proseguire agli arresti domiciliari la marcia di avvicinamento al processo. Il suo difensore, Andrea D’Agostino, sta valutando se ricorrere o meno al Tribunale del Riesame.

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