Cronaca

Discarica Autigno, citazione diretta a giudizio per Luca Screti

L’amministratore protempore di Nubile Srl accusato di aver violato le prescrizioni dell’Aia in concorso con il direttore tecnico Masillo. Parti offese anche Italia Nostra e il comitato Salute e Ambiente di San Vito. Stralciata posizione degli altri indagati

BRINDISI – Si sdoppia l’inchiesta sull’inquinamento della discarica di Autigno di proprietà del Comune di Brindisi: il pm ha disposto la citazione diretta a giudizio per Luca Screti, ex amministratore della ditta Nubile che gestiva il sito, e per il direttore tecnico Giuseppe Masillo, accusati di aver violato una serie di prescrizioni contenute nell’Aia, mentre per gli altri cinque indagati, tra dirigenti dell’amministrazione cittadina, della Provincia e dell’Arpa, è stato disposto lo stralcio e l’ipotesi di omissione d’atti d’ufficio potrebbe essere modificata in seguito agli accertamenti ulteriori delegati ai carabinieri del Noe.

Allo stato, quindi, diventano due i procedimenti penali coordinati dal sostituto procuratore Valeria Farina Valaori sul sito posto sotto sequestro lo scorso 5 maggio e da allora rimasto chiuso in attesa che vengano ultimate le operazioni necessarie a impedire l’ulteriore inquinamento della falda contestato dal magistrato e ravvisato dal gip Paola Liaci nel decreto con cui vennero apposti i sigilli.

La separazione, a quanto pare, sarebbe stata disposta dopo gli interrogatori resi da alcuni dei sette indagati e tra questi sembra sia stato ritenuto rilevante ai fini dell’accertamento dei fatti, quello di  Screti davanti ai carabinieri del Noe, alla presenza del suo difensore, Vincenzo Farina, nei venti giorni successivi alla notifica degli avvisi di conclusione dell’inchiesta (l’altro penalista che lo assiste è Karin Pantaleo).

Screti ha sempre sostenuto di aver avuto in gestione la discarica inquinata e nel frattempo ha scritto al Comune per anticipare la richiesta di risarcimento danni per oltre 40 milione di euro. Se per l’ex amministratore unico, così come per Masillo, le indagini posso dirsi concluse, per gli altri no: i due della Nubile, infatti, dovranno comparire il prossimo 26 aprile davanti al Tribunale di Brindisi, in composizione monocratica (giudice Vittorio Testi) per la prima udienza del processo per difendersi dai reati contestati che sono di natura contravvenzionale.

Screti e Masillo, quest’ultimo difeso dall’avvocato Santo De Prezzo, rispondono di otto violazioni rispetto al contenuto dell’autorizzazione integrata ambientale. “Fatto accertato il 16 marzo 2015 e commesso sino al 5 maggio, data del sequestro preventivo”. Più esattamente si tratta di condotte già contestate nel decreto con cui furono apposti i sigilli.

A carico di Screti, “legale rappresentante della Nubile, conduttore con compiti di gestione dal 19 settembre 2009 al 30 settembre 2012 e gestore dal primo ottobre 2013 sino al 21 maggio 2015, data di revoca dell’Aia: “l’assenza di idonea copertura giornaliera dei rifiuti, l’inadeguatezza dello stoccaggio e dell’abbancamento, la presenza di percolato su lotti in esercizio e su quelli non operativi, inadeguatezza delle protezioni dei rifiuti, presenza di rifiuti non omogenei, inadeguatezza del sistema di canalizzazione e raccolta delle acque meteoriche e ancora assenza delle previste garanzie finanziarie e realizzazione di nuove opere in assenza della preventiva autorizzazione”.

Inoltre “Screti in concorso con Masillo, direttore su incarico della Nubile dal primo maggio 2011 in poi, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso violavano” altre prescrizioni dell’Aia legate al “monitoraggio ambientale che prevedeva, a carico del gestore, l’esecuzione di analisi sulla composizione delle acque sotterranee per tutti i pozzi di monitoraggio previsti, con cadenza mensile, trimestrale, semestrale e annuale a seconda dei parametri da ricercare e dei livelli di falda da determinare”.

Secondo il pm non avrebbero “effettuato alcuna analisi nel 2011 e nel 2014”, mentre nel 2012  e nel 2013 si sarebbero limitati ad analisi “solo parziali”. Il piano prevedeva anche “l’impiego di sonde multiparametriche per a misura del Ph, temperatura, ossigeno disciolto, potenziale Redox e conducibilità elettrica nonché la richiesta all’Arpa “ogni tre mesi per l’analisi chimico fisica di controllo delle acque sotterranee dei pozzi interni ed esterni”.

Il pm, infine, ha “incolpato la società Nubile Srl, per responsabilità amministrativa dipendente dai reati contestati” (la società è seguita dall’avvocato Gaetano Melucci del Foro di Taranto). Sono da considerarsi persone offese: il Ministero dell’Ambiente, la Regione Puglia, la Provincia di Brindisi, il Comune di Brindisi, il comitato Salute Ambiente & Territorio con sede a San Vito dei Normanni, in persona del presidente Paolo Pellicola e l’associazione Italia Nostra Onlus.

Screti e Masillo, non sono, invece, chiamati a rispondere dell’ipotesi di reato contestata prima della fase degli interrogatori, vale a dire “dell’avvenuto superamento delle concentrazioni soglie di contaminazione (Csc) delle acque di falda sottostanti, indebitamente rifiutavano e comunque tacitamente omettevano le comunicazioni, gli adempimenti e gli atti del loro ufficio che per ragioni di sicurezza pubblica, igiene e sanità dovevano essere compiuti senza ritardo”.  

Con questa accusa sono state stralciate le posizioni di: Francesco Di Leverano e Pietro Cafaro, in relazione al ruolo di dirigenti (ormai ex) del settore Ecologia del Comune di Brindisi e Fabio Lacinio, subentrato alla guida della Ripartizione (difeso dall’avvocato Roberto Cavalera); nonché di Anna Maria D’Agnano dirigente dell’Arpa e di Pasquale Epifani dirigente dell’ufficio Ambiente della Provincia.

Nell’avviso di conclusione delle indagini notificato lo scorso 22 settembre il pm aveva ritenuto tutti “corresponsabili dell’inquinamento”. Gli stessi, inoltre, avrebbero “impedito l’attivazione delle misure di prevenzione e messa in sicurezza di emergenza, la caratterizzazione del sito e le successive procedure di stabilizzazione ed eventuale bonifica, con conseguenze dannose per il sito inquinato”.

Da qui la contestazione di omissione di atti d’ufficio, in quanto incaricati di “pubblico servizio”. Con lo stralcio il pm ha chiesto ulteriori accertamenti ai carabinieri del Noe che, infatti, hanno già acquisito documenti. Per i cinque dirigenti quindi, è possibile ipotizzare  un nuovo avviso di conclusione delle indagini nel caso in cui dovessero essere ravvisati gli estremi dello stesso reato o di altre condotte.

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