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Mala & droga, raffica di richieste di condanna della Dda

La pena più alta invocata per Luca Ferì, 18 anni. Assoluzione chiesta per Carmela Tafuro, per Maria Carmela Rubini 9 anni, zia di Puffo

BRINDISI – Raffica di richieste di condanna avanzate dal pm dell’Antimafia nel processo ordinario su droga ed estorsioni, gestite per lo più da una frangia della Sacra Corona Unita, scaturito dall’inchiesta Game Over.

 Maria Carmela RubiniLa pena più alta è stata invocata per Luca Ferì: 18 anni di reclusione. Dieci anni sono stati chiesti per Giampiero Alula; nove anni per Maria Carmela Rubini (nella foto accanto) che per l’accusa raccoglieva le direttive impartite dal nipote Raffaele Renna, alias Puffo, quest’ultimo condannato in abbreviato a 16 anni e otto mesi con l’accusa di aver rivisto un ruolo di primo piano. Stessa richiesta di pena, nove anni, per Marco Asuni; Maurizio Screti, Cosimo Candita. Sei anni sono stati invocati per Giuseppe Litti; due anni per Roberto Candida.

Assoluzione chiesta per Carmela Tafuro e per Vittorio Seccia. La requisitoria porta la firma del sostituto procuratore della Dda di Lecce, Alberto Santacatterina, e arriva a distanza di quasi quattro anni dagli arresti. Il blitz è datato 18 novembre 2013: le imputazioni riguardano brindisini ritenuti affiliati a un gruppo di stampo mafioso riconducibile a Salvatore Buccarella e a Francesco Campana che, per conto di Raffaele Renna, coordinava lo spaccio di droga e le estorsioni ai danni di titolari di esercizi commerciali, ristoratori e paninari.

Tra le contestazioni mosse, anche quella di aver preteso “la somma pari a 50mila euro da Alessandro Fago già affiliato alla Sacra Corona Unita”: l’estorsione è stata contestata a Domenico D’Agnano, Luca Ferì, Giampiero Alula e Antonio Bonetti. In concorso tra loro avrebbero “danneggiato le attività commerciali e gli immobili di proprietà o gestititi dalla famiglia Fago”. La richiesta di denaro sarebbe stata determinata anche “dal rapporto di parentela con Francesco Argentieri, a sua volta esponente dell’associazione”.

Nella logica intimidatoria, D’Agnano avrebbe fatto esplodere una bomba per danneggiare il Fiat Iveco di Pancrazio Fago, mentre Luca Ferì avrebbe esploso un colpo di pistola contro la rivendita di panini gestita dai parenti di Alessandro Fago. E ancora, D’Agnano avrebbe danneggiato il manufatto in legno adibito a ristorante a Campo di Mare, sempre con una bomba, e avrebbe appiccato il fuoco all’abitazione provocando l’incendio di due camere da letto e il crollo del muro divisorio.

I fatti contestati risalgono agli anni 2009, 2010, 2011. Episodi venuti a galla dopo gli arresti nell’ambito delle inchieste "Fire" e "New Fire", sempre per associazione mafiosa, nel corso delle quali furono  arrestati giovani ritenuti espressione della nuova Sacra Corona Unita, operanti tra i Comuni di Cellino San Marco, San Pietro Vernotico e Torchiarolo.

Il collegio difensivo è composto dagli avvocati: Francesco Cascione, Fabio Di Bello, Cosimo Lodeserto, Mario Guagliani, Ladislao Massari, Alberta Fusco.



 

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