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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Cronaca

“Morte bimba di un mese: broncopolmonite scambiata per raffreddore”

L’avvocato dei genitori si oppone alla richiesta di archiviazione per il medico di Brindisi: “Il pediatra sottovalutò il quadro clinico, nuova perizia”

BRINDISI – La vita della mamma e del papà della piccola di un mese volata in cielo si è spezzata la notte del 5 marzo scorso con un dubbio atroce che adesso è alla base della richiesta di nuove indagini per stabilire le cause della morte della neonata: “Non era un semplice raffreddore come sostenne il pediatra, ma una patologia polmonare grave come una broncopolmonite, sottovalutata dal medico”.

L'avvocato Francesco Monopoli-4-4Dubbio martellante per i genitori e ricorrente nell’istanza che l’avvocato Francesco Monopoli, legale della famiglia (nella foto accanto), ha depositato nei giorni scorsi, per chiedere al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi di disporre ulteriori esami. Secondo il penalista si rendono necessari nuovi accertamenti sulle cause del decesso della piccolina e sulla condotta seguita dal pediatra di Brindisi, inizialmente indagato per omicidio colposo.

Il pubblico ministero Pierpaolo Montinaro, all’esito dell’autopsia sul corpicino della piccola e del deposito della relazione firmata dai medici legali Domenico Urso ed Ermenegildo Colosimo, ha chiesto l’archiviazione per “infondatezza della notizia di reato”: secondo i due consulenti, la piccola è morta a causa dell’”insorgenza di una patologia polmonare ad evoluzione clinica rapida” che ha portato all’insufficienza respiratoria di fronte alla quale nulla è stato possibile. Di conseguenza, sono stati esclusi profili di responsabilità sotto forma di negligenza, imprudenza e imperizia nei confronti del pediatra di Brindisi.

Diversa la conclusione a cui è giunta la consulente nominata dall’avvocato Monopoli, la dottoressa Stefania Bello, medico specialista e ricercatrice in Medicina Legale presso l’Università degli Studi di Foggia: la prescrizione della terapia da parte del pediatra, sarebbe sintomatica della sottovalutazione di una grave patologia, la broncopolmonite, cui era affetta la bambina già da giorni, scambiata erroneamente per un semplice raffreddore. La consulente di parte non ha condiviso l’analisi in ordine al concetto di “rapida evoluzione clinica” perché secondo la dottoressa Bello sarebbe stata in atto da “almeno quattro giorni rispetto alla visita pediatrica” de 3 marzo e sei giorni rispetto alla data del decesso”.

Tale patologia poteva anche essere “silente” per i genitori e più in generale per chi non è medico, ma secondo la consulente di parte non può non accompagnarsi ad una serie di segni clinici, che una visita pediatrica scrupolosa non avrebbe di certo tralasciato e trascurato. Il punto, quindi, è che secondo questa valutazione, più di qualche dubbio è possibile sollevare rispetto alla condotta del pediatra il quale avrebbe dovuto svolgere “accurate indagini diagnostico-strumentali, quali sicuramente un esame emocromocitometrico ed un esame rx del torace”. In tal modo, secondo il penalista, con la dovuta cautela, il pediatra avrebbe dovuto consigliare il ricovero della piccola presso un’adeguata struttura ospedaliera e di dover senza dubbio procedere ad opportuna terapia antibiotica sistemica.

Per questi motivi, l’avvocato Monopoli ha chiesto nuove indagini, sotto forma di ulteriore perizia medico-legale e di ulteriore ascolto della mamma della bimba sulle modalità in cui si svolse la visita medica.

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