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“Cristian non ha nulla da perdere se ci sarà da ammazzare”

I pizzini trovati nell'auto di Giuseppe Perrone, alias Barabba, arrestato il 25 maggio scorso per narcotraffico. Uno scritto da "Raffy" Martena: "Puffo Renna è sempre malavitoso. Ti invio 50 kg di coca, ho ammazzato di botte Mino Cafueri e questi sono i boss che piangevano"

BRINDISI – Nessun codice da decifrare, tutto scritto in stampatello con qualche errore di grammatica, ma concetti chiari e precisi: “Puffo ha una testa peggio di prima, è sempre malavitoso”, poi “ti mando 50 chili di coca a maggio” e “Christian è il nostro pastore, ha 30 anni da scontare e niente da perdere se ci sarà da ammazzare” e infine “ho ammazzato di botte Mino Cafueri e questi sono i boss che piangevano”.

Raffaele MartenaL’ultimo pizzino ritrovato dai carabinieri è stato scritto da tale “Raffy”, uomo che per i pm della Dda di Lecce altri non sarebbe se non Raffaele Martena, 30 anni da compiere il 24 luglio, (nella foto accanto, difeso dall'avvocato Daniela d’Amuri), arrestato questa mattina, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare, l’ennesima a suo carico ottenuta dall’Antimafia in relazione a un presunto traffico di droga nel Brindisino che lo avrebbe visto in una posizione di vertice. Accusa per la quale è stato già condannato, dopo essere rimasto coinvolto in diversi blitz e aver tentato anche l'evasione dal carcere, piano non andato in porto. A dispetto della detenzione, quel Raffy secondo la Dda non avrebbe fatto alcun passo indietro, né tanto meno sarebbe stato in stand-by, stando al contenuto di quel messaggio. Attualmente è detenuto nella casa circondariale di Terni.

Il foglio è stato rinvenuto nel bomber trovato nell’auto di Giuseppe Perrone, 44 anni, di San Pietro Vernotico, alias Barabba (difeso dall’avvocato Ladislao Massari), in carcere dal 25 maggio con l’accusa di essere stato a capo di un’associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, ricostruita dai carabinieri attraverso pedinamenti, intercettazioni, ambientali soprattutto, e dichiarazioni rese dai pentiti, tra i quali il brindisino Fabio Fornaro, il primo a svelare di avere contatti con Barabba per la droga.

Il destinatario, si legge, è “il mio amicone di sempre” al quale Raffy si rivolge perché ha da dire più di qualche cosa e parte dal riferire di essere stato a Taranto: qui sostiene di aver avuto modo di “parlare con l’amico Puffo (soprannome di Raffaele Renna, 37 anni, di San Pietro Vernotico, attaualmente detenuto a Taranto e già condannato per droga, ndr) e gli ho detto tutto ciò che pensavo, che voi avete ragazzi e che lui mai doveva fare quel passo”. Quale sia stato quel passo, è oggetto di approfondimento delle indagini in corso di competenza della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce, legato a quanto pare a “movimenti” da intendere come affiliazioni in seno al sodalizio. “Lui mi ha detto che nei vostri riguardi aveva esagerato, però amico mio vi vuole ancora bene perché è riconoscente di ciò che avete fatto per lui”, è scritto ancora nel pizzino in cui l’autore si rivolge al destinatario usando la forma del “voi”, probabilmente in segno di rispetto, per poi passare al “tu”.

“E’ rimasto però male che avete fatto il movimento a Piero, però credimi (su Angelo mio) questo ti vuole bene, quindi ora che esce Cristian (Tarantino, secondo la Dda, ndr) ti spiegherà tutto e voglio che vi amate più di prima e di essere più uniti di prima”. Tarantino è stato arrestato questa mattina (difeso dall’avvocato Francesco Cascione)

“Puffo – è scritto ancora – ha una testa peggio di prima ed è sempre malavitoso anche in carcere, ti farò scrivere e ritornare come prima, sempre se non c’è qualcosa di grave che ti ha fatto”. Quanto al futuro più immediato, Raffy scrive: “A maggio invio 50 chili di coca. Cristian è il nostro pastore, ha 30 anni da scontare e non ha nulla da perdere, se ci sarà da ammazzare, si ammazzerà senza problemi e come uscirai vedrai!!!!”.  Il sangue, a quanto sembra, sarebbe stata l’unica strada da seguire per eliminare problemi alla radice.

Sangue necessario da un lato e “amore” dichiarato dall’altro: “Ti faccio sapere che Cristian per te stravede poiché per due anni ha sempre ricevuto 300 euro al mese e gli dicevo che era da parte tua per renderti grande e per farti amare. Voglio che lo amate come lo (ho, ndr) amato io perché non ci deluderà e ci farà fare il salto di qualità. Pende dalle mie labbra ed è cresciuto tantissimo e vedrai con i fatti i sorrisi che ci strapperà”.

Prima di chiudere il pizzino, il nota bene: “N.b: un saluto a tutti quanti, Mau.Ang.En. Vi voglio bene”. E ancora un’altra confessione: “Ho ammazzato di botte Mino Cafueri. E questi sono i boss che piangevano (te lo giuro su mio figlio)”.

Non è la prima volta che qualcosa di scritto viene trovato dagli inquirenti e finisce col diventare fonte di prova, come è successo con Barabba in relazione a fornitori, spacciatori e clienti, tutti nomi legati al mercato della droga.

Giuseppe Perrone-3In manette oltre a Perrone (nella foto), il 25 maggio finirono: Giovanni Maiorano 35 anni, di Torchiarolo, Maurizio Maiorano 44 detto Il Bello (fratelli, titolari di un'officina), di Torchiarolo, Gianluca Maiorano 33, di Torchiarolo, Maurizio Lasalvia 31, di Torchiarolo, Simone Paiano 22, di Maglie (Lecce), Paolo Golia 33, detto Paoletto o Nano, di Torchiarolo, Massimiliano Lasalvia 28, di Torchiarolo, arrestato il 29 dicembre scorso per tentato omicidio in concorso con Paolo Guadadiello. Ai domiciliari Francesca Perrone 31, di Torchiarolo, nipote di Giuseppe Perrone (figlia del fratello Patrizio indagato in altra inchiesta) perché madre di due bambini e Andrea De Mitri 35, nato e residente a Brindisi, alias Ducati, il cui ruolo è stato ritenuto marginale rispetto al contributo al sodalizio contestato agli altri. Sono rimasti a piede libero: Stefano Elia, Sebastiano Esposito detto Panda, Francesco Geusa, Fernando Grassi, Cesario Longo, Luca Lorfei, Daniele Pantaleo Mazzeo, Francesca Miccoli, Mattia Panico, Saverio Renna detto Il professore, Valter Marcellino Ricciuti, Roberto Romano ed Emiliano Turco.

Gravi indizi di colpevolezza a carico di Perrone e gli altri sono le intercettazioni telefoniche e ambientali ascoltate dai carabinieri dopo tra il 2012 e il 2013 all’indomani dell’arresto in flagranza di reato di Angelo Lobuono, nell’ambito di un’altra inchiesta per  droga. Da qui i primi sospetti che potesse esserci dell’altro, un sodalizio stabile che acquistava grossi quantitativi di droga e che poi li rivendeva al dettaglio nel Brindisino. Torchiarolo sarebbe stata la piazza per la rivendita a prezzi variabili a seconda delle richieste: si poteva partire da 67 euro al grammo per la cocaina, per scendere a 55 nel caso in cui l’ordinativo riguardava almeno 200 grammi.

I clienti, quindi, i passaggi della vendita al minuto tramite pusher sono emersi dall’ascolto delle conversazioni, anche se gli indagati bonificavano spesso le auto e in un’occasione hanno trovato una “cimice”: c’erano giovani, professionisti, commercianti della zona che mandavano sms. La droga veniva nascosta nei tronchi degli alberi di ulivo, dove il 7 gennaio 2013 sono stati trovati undici involucri, oppure sotto lastre di cemento di una masseria sulla strada per Campo di Mare o ancora nei pressi di un casolare “dove rubano le olive” in agro di Squinzano. Poche volte in auto essendoci il timore di essere scoperti, com’è successo il 23 novembre 2011, quando i militari hanno fermato un Maggiolone trovando sotto i sedili un chilo di erba e mezzo di cocaina.

Quanto, invece, ai fornitori un primo indizio sull’identità sarebbe arrivato dai collaboratori di giustizia e in particolare da Fabio Fornaro, alias La Belva, in carcere con l’accusa di omicidio per aver ucciso Daniele Carella a colpi di pistola in via Appia la sera dell’11 aprile 2007.



 

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