“Per tagliare la cocaina manna comprata in erboristeria”

La preparazione della droga raccontata da Fabio Fornaro: "E' stato il primo, sin dal 2008, a riferire dell'appartenenza di Martena alla Scu: aveva 22 anni". Il pentito non ha mai chiesto un programma di protezione". Dopo di lui, altri sei collaboratori hanno svelato le affiliazioni

Fabio Fornaro il giorno dell'arresto

BRINDISI – “Per tagliare la cocaina usavamo la manna vegetale che abbiamo acquistato in erboristeria: la pressa idraulica che serviva per questa operazione ce l’avevamo nell’officina di Giuseppe Perrone”.

Giuseppe Perrone-3I brindisini sarebbero stati organizzati anche sul piano della “lavorazione della droga” , stando a quanto si legge oggi nei verbali di Fabio Fornaro, alias la Belva, risalenti al 2008. Alcuni passaggi, a distanza di otto anni, mantengono gli omissis, altri sono stati allegati all’ordinanza di arresto che ieri è stata notificata in carcere a Perrone, alias Barabba, a Raffaele Martena, detenuto a Terni, e a Cristian Tarantino che in libertà era tornato lo scorso 16 maggio dopo aver scontato una condanna per estorsione.

Fornaro fu il primo a fare il nome di Barabba come “referente a Torchiarolo della Scu”, associazione della quale il pentito ha riferito in diverse occasioni: “Abbiamo tagliato la cocaina e da un chilo e mezzo ne abbiamo ricavata poco più di due chili, abbiamo ricavato balle di cento, duecento, trecento e quattrocento grammi”, si legge.

“La manna o mannitolo è in vendita, per quanto mi risulta, a Squinzano, a Lecce e anche al centro commerciale. Usavamo questa sostanza perché chimicamente reagisce quasi come la cocaina e ne confonde il grado di purezza”.

Nel passaggio seguente, il pentito ha spiegato il procedimento: “Frullavo la manna e poi spruzzavo dell’acetone che ha un odore simile alla cocaina, quindi miscelavamo e pressavamo il tutto”. Fornaro non sarebbe stato il solo a occuparsi della droga in questa fase, ma lo avrebbe fatto con Perrone e altri. In una circostanza, in attesa che Barabba concludesse questa operazione, si spostò a Lecce e venne fermato dai carabinieri: “Diedi il nome di mio fratello per evitare che risultasse il provvedimento di sorveglianza, mi fecero la multa perché dissi che non avevo la patente con me, poi tornai a Torchiarolo, presi la droga e la caricai sul Tuareg”.

Fornaro è stato anche il primo a riferire dell’appartenenza alla Sacra Corona Unita di Raffaele Martena: ne parlò nel 2008, subito dopo la decisione di collaborare con la giustizia, all’indomani dell’arresto per l’omicidio di Daniele Carella avvenuto a Brindisi, in via Appia, l’11 aprile 2006. Nel verbale del 28 febbraio 2008 si legge che Martena che, all’epoca aveva appena 22 anni, lavorava a Tuturano: “C’era il gruppo di Lorenzo De Giorgi che ha sotto di lui Mino Cafieri che, a sua volta, ha affiliato Vincenzo Bleve e Raffaele Renna”.

“Fornaro ha reso dichiarazioni alla Dda senza mai richiedere alcun programma di protezione né ottenere, in virtù di esse, alcuno sconto di pena”, ha scritto il gip Alcide Maritati nell’ordinanza di arresto. “Si tratta, quindi, di dichiarazioni completamente disinteressate che appaiono utili a corroborare quanto detto da altri collaboratori”. Ce ne sono sei, due dei quali leccesi, che riferiscono di Martena nel gruppo dei tuturanesi, dopo Fornaro per il quale i pm della Dda fanno una precisazione: “Le propalazioni di Fornaro non sono state mai sinora rese pubbliche e si può pertanto escludere che abbiano potuto condizionare quanto detto dagli altri”. Fino ad ora, infatti, c’erano gli omissis.

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MARTENA Raffaele, Classe 1986-2Nel 2010 di Martena parla Davide Tafuro: “E’ affiliato a Cafueri con il grado di terzo o di quarta, molto attivo del traffico di coca e hashish. Nello stesso periodo anche “Giuseppe Passaseo confermava l’affiliazione mafiosa, testimoniandone la scalata gerarchica, potendo ormai contare sui propri ragazzi. Nel 2014 la domanda è stata rivolta a Francesco Gravina, alias il Gabibbo, e il pentito sulle affiliazioni ha indicato Martena tra quelli dell’ala tuturanese a loro contrapposta. L’ultimo pentito brindisino a raccontare di Martena e dei suoi pizzini è stato Sandro Campana, fratello di Francesco, il primo a svelare i segreti interni al gruppo riconducibile a Rogoli-Buccarella.

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