Cronaca Cellino San Marco

Processo Do ut des, depositata la perizia sulle intercettazioni

Gli imputati Tommaso Ricchiuto, presidente Igeco, Afredo Bruno direttore, tecnico della società, e l'ex assessore Gabriele Elia di Cellino accusati di corruzione per l'appalto dei servizi di igiene urbana. Parte civile il Comune di Cellino

CELLINO SAN MARCO – Sono state trascritte le conversazioni intercettate nella fase delle indagini preliminari su presunti accordi corruttivi tra imprenditori e ex amministratori del Comune di Cellino San Marco: la perizia è stata depositata oggi ed è confluita nel fascicolo del processo Do ut des nel quale sono imputati Tommaso Ricchiuto, 70 anni, presidente del Consiglio di amministrazione della società Igeco (socio di maggioranza di Bocche di Puglia), Alfredo Bruno, 58, responsabile tecnico della stessa Igeco e Gabriele Elia, 32, l’ex assessore ai Servizi sociali del Comune di Cellino San Marco.

Il pm Antonio CostantiniLe parti hanno prestato il consenso all’acquisizione della perizia, senza sentire l’ingegnere al quale il Tribunale di Brindisi ha conferito incarico per riportare le intercettazioni telefoniche e ambientali, soprattutto in auto. 

La pubblica accusa è rappresentata dal sostituto procuratore Antonio Costantini (nella foto) secondo il quale quei dialoghi sarebbero importanti ai fini della prova delle condotte contestate nel capo di imputazione dopo essere state illustrate nell’ordinanza di arresto eseguita il 10 aprile 2015, con conseguenze sull’Amministrazione comunale di Cellino. Venne arrestato l’ex sindaco a capo di una Giunta di centrodestra, il quale è già stato indicato come teste per l’accusa avendo patteggiato la pena, al pari di altri.

Il processo, quindi, riguarda i tre che hanno scelto di non avvalersi di riti alternativi sostenendo di volersi difendere in sede dibattimentale per dimostrare la propria innocenza. Parte civile è il comune di San Pietro Vernotico rappresentato dall’avvocato Cosimo Pagliara, il quale ha depositato istanza di richiesta danni per cinque milioni di euro.

Ricchiuto e Bruno sono accusati – in concorso – di corruzione in relazione agli incarichi ricoperti in seno alla Igeco Costruzioni spa, “società che si era aggiudicata in via definitiva l’appalto per i servizi di igiene urbana nel comune di Cellino, per l’importo di tre milioni e 397.844,01 euro, anche all’esito del contenzioso amministrativo che l’aveva visto opposta alla prima aggiudicataria Gialplast”. Le dazioni di denaro sarebbero state pari a “ventimila euro ogni tre-quattro mesi” e sarebbero state “promesse”, stando all’impostazione accusatoria.

La somma, poi, sarebbe stata “concretamente su incarico di Ricchiuto da Bruno per mezzo del Ricchiuto e Bruno, inoltre, “promettevano l’assunzione a tempo pieno di due lavoratori” part-time “affinché tutti si adoperassero ad omettere o a fattivamente compiere plurimi atti contrari comunque imputabili all’Amministrazione comunale di Cellino e in particolare per ricevere illeciti vantaggi personali e in favore della Igeco”, si legge nel capo di imputazione. “Illeciti vantaggi – è scritto – da conseguirsi attraverso la nomina di un direttore dell’esecuzione del contratto a loro gradito, attraverso la conseguente omessa contestazione di inadempienze nell’espletamento del servizio”. Secondo il pm, le “circostanze” sarebbe state “anche implicitamente promesse e realizzate con la nomina” di un professionista avvenuta il 22 marzo 2013.

Igeco “attraverso la predisposizione di atti amministrativi illegittimi ovvero omessi comunque imputabili al Comune” avrebbe usato dei “terreni urbanisticamente incompatibili rispetto alla allocazione del centro raccolta materiali” che, stando a quanto stabilito nel bando di gara “era onere della stessa società offerente realizzare e organizzare tanto da necessitare, della predisposizione di un idoneo progetto e da ricevere specifici punteggi da parte della Commissione”. Tutto questo sarebbe stato possibile “attraverso l’illecito aumento del canone da corrispondere alla società aggiudicataria dell’appalto”.

La documentazione acquisita in fase di indagine ha portato il pm a sostenere che ci sia stato un “incremento dei servizi nella misura annua di 34mila euro oltre Iva, corrispondente a circa il 5 per cento dell’importo mensile di 56.630,73 euro, in palese violazione del principio di immodificabilità dell’oggetto del contratto”.

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