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"Zone Autigno e Formica: divieto di pascolo, coltivazione e irrigazione"

Nuova ordinanza del Comune di Brindisi a distanza di un anno e mezzo dalla precedente rivolta ai proprietari, conduttori e operatori dopo gli esiti del piano di monitoraggio dell'Asl: "Necessario garantire salute pubblica e qualità dell'ambiente"

BRINDISI – Nuovi divieti di pascolo, coltivazione, piantumazione, irrigazione e uso delle acque di falda nella zona ricompresa dal sito di Autigno fino a quello di Formica, a partire da oggi e sino al contrordine del Comune.

A Palazzo di città, è stata firmata la seconda ordinanza in un anno e sei mesi, la prima dell’Amministrazione guidata dalla sindaca Angela Carluccio. La precedente risale al 29 settembre 2015, con Mimmo Consales sindaco ed è stata sostituita da quella attuale con estensione dell’area sino a comprendere il sito a ridosso della discarica privata Formica. Il Comune ha imposto  lo “stop” con riferimento a una fascia di salvaguardia a scopo precauzionale, così come è stato chiesto dalla Asl dopo i risultati delle “indagini analitiche effettuate a seguito della caratterizzazione della falda intorno alle discariche di Brindisi, in località Autigno e Formica”. Autigno è  sito di proprietà del Comune, finito sotto sequestro nel mese di maggio 2015 nell’ambito dell’inchiesta sull’inquinamento, contestato dal pubblico ministero Valeria Farina Valaori e confermato negli avvisi di conclusione indagine notificati a sette dirigenti pubblici, tra funzionari del Comune, della Provincia e dell’Arpa.

Sono indagati e rischiano di finire sotto processo con l’accusa di omissione d’atti d’ufficio per non aver posto in essere le azioni a tutela della salute e dell’ambiente, nonostante sapessero dei livelli di contaminazione della falda, Luca Screti, in qualità di amministratore unico della società Nubile srl, gestore del sito di proprietà dell’amministrazione comunale di Brindisi; il direttore della ditta Giuseppe Masillo; i dirigenti di Palazzo di città che si sono susseguiti alla guida del settore Ambiente, Fabio Lacinio, Pietro Cafaro e Francesco Di Leverano, nonché il responsabile dell’ufficio Ecologia della Provincia Pasquale Epifani e il dirigente dell’Arpa Anna Maria D’Agnano. A discarico dei funzionari i legali di fiducia hanno depositato memorie difensive articolate dal contenuto tecnico.

Nella nota della Asl si fa riferimento a “pozzi risultati contaminati ed esterni all’era già oggetto dell’ordinanza sindacale del 2015” che “devono essere ritenuti non potabili e conseguentemente non utilizzabili per finalità irrigue su colture orticole, su zone di pascolo, piantagione e sfalcio di foraggio e colture similari per attività zootecniche”. Viene anche ipotizzato “alla luce delle precedenti attività di campionamento già effettuate nel 2015-2016, una ulteriore azione di campionamento su zone orticole in relazione alla eventuale contaminazione da metalli pesanti e nitrati”.

Il provvedimento, sotto forma di ordinanza,  è stato pubblicato oggi, 13 marzo, sebbene sia stato firmato il 2 scorso da Angela Carluccio, prima autorità in materia di tutela della salute e dell’ambiente, ed è indirizzato “ai proprietari, ai conduttori e agli operatori a qualsiasi titolo” per comunicare “l’interdizione delle attività” legate ai terreni che ricadono nelle aree ricomprese tra i siti Autigno e Formica, alle porte di Brindisi. Molti di questi sono cittadini del Comune di San Vito dei Normanni, che dista appena cinque chilometri dalla discarica.

E’ assolutamente “vietato usare le acque di falda per usi civili e/o sanitari, con esclusione degli scarichi wc” sino “alle risultanze del piano di monitoraggio che nel frattempo l’Azienda sanitaria locale avrà realizzato relativamente alla verifica della eventuale contaminazione delle colture arboree-arbustive da inquinanti ambientali”. Il riferimento è agli alberi di ulivo e ai filari di vite che potrebbero essere stati contaminati. L’ipotesi deve essere considerata per “motivi precauzionali” e deve essere necessariamente sottoposta a verifica con una serie di accertamenti che gli uffici della Asl hanno già avviato a “salvaguardia della salute pubblica e dell’igiene ambientale”.

Copia dell’ordinanza è stata notificata non solo “al Comando della polizia municipale e al personale ispettivo dell’Asl, per la verifica dell’esecuzione”, ma anche agli uffici della Procura, così come ai carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Lecce, alle altre forze dell’ordine e alla prefettura.


 

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