Cronaca

“Spacciavano cocaina purissima al 90 per cento”

Dopo Fabio Fornaro, altri pentiti accusano Giuseppe Perrone, alias Barabba, arrestato il 25 maggio scorso dai carabinieri: "E' affiliato ad Aiace di San Pietro Vernotico, altri stanno con i calabresi". E spunta anche un sequestro lampo. L'indagato si avvale della facoltà di non rispondere davanti al gip

BRINDISI – “Girava molta cocaina nel Brindisino, era purissima al novanta per cento: c’era il gruppo di tale Barabba, soprannome di un uomo di Torchiarolo, sodale di Raffaele Renna che era molto vicino al gruppo dei Tuturanesi, in particolare alla figura di Raffaele Martena”.

Giuseppe Perrone-3Ci sono altri pentiti, in aggiunta a Fabio Fornaro, che confermano l’accusa mossa dalla Dda di Lecce nei confronti di Giuseppe Perrone, alias Barabba, arrestato dai carabinieri lo scorso 25 maggio, con l’accusa di aver promosso e diretto e un’associazione finalizzata al traffico di droga tra Brindisi e i comuni della provincia, con base operativa a Torchiarolo e diramazioni verso il Salento.

Per i magistrati della Direzione distrettuale antimafia, così come sono credibili le dichiarazioni rese sul narcotraffico dal collaboratore di Brindisi città, un tempo noto con il soprannome di La Belva, dal 2007 in carcere per scontare la condanna definitiva a venti anni di reclusione per l’omicidio di Daniele Carella, avvenuto nel capoluogo in via Appia, lo sono anche quelle di Alessandro Verardi e Gioele Greco. Fornaro ha fornito una fotografia del traffico di droga sino al 2008, anno in cui ha deciso di rendere dichiarazioni, Verardi e Greco sino al 2012. Il primo ha parlato offrendo come angolazione la città di Brindisi, gli altri hanno osservato e riferito partendo dal Leccese e le versioni sono state ritenute sovrapponibili dai magistrati che hanno chiesto l’arresto in carcere di Perrone.

Nel fascicolo dell’inchiesta c’è il verbale di Verardi che risale al 17 agosto 2012, ancora pieno di omissis, essendoci riscontri ancora da ottenere: “Per la fornitura di cocaina ci potevano avvalere di Renna detto Puffo di San Pietro Vernotico”, si legge. Renna non  è indagato in questo filone, è in carcere ed è stato condannato per narcotraffico. “Quest’ultimo in passato era stato affiliato al fratello Francesco ed era stato imputato con lui in un sequestro lampo, poi uscito dal carcere aveva posto in essere una escalation su San Pietro e paesi limitrofi raggiungendo la costituzione di un unico gruppo del quale ne reggeva il comando”.

Non solo. “A sostanziare e attualizzare le dichiarazioni di Verardi e Fornaro, vi è anche quanto riferito dal collaboratore di giustizia Gioele Greco che nel descrivere l’attività di spaccio da lui gestita indicava tra i suoi fornitori proprio Barabba e riconosceva Paolo Golia come partecipe dell’associazione”, si legge nell’ordinanza di arresto firmata dal gip.

“C’è un fornitore che si chiama Giuseppe Barabba che mi risulta essere affiliato ad Aiace di San Pietro, mentre Mino (di cui è stato fatto il cognome ma non è indagato in questo troncone, ndr) mi risulta sia stato completato dai calabresi”, è scritto nel verbale. “Raffaele Renna in carcere mi ha riferito che Barabba invia del denaro a lui, mentre un altro lo manda ad Aiace. Le forniture risalgono al 2008-2009, da Barabba ho presso mezzo chilo di coca che pagavo a 55mila euro al chilogrammo”.

Perrone, difeso dall’avvocato Ladislao Massari, ha preferito avvalersi della facoltà di non rispondere in occasione dell’interrogatorio di garanzia davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce.

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