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Cronaca

Omicidio Presta: ascoltati sei testimoni, caccia al complice del presunto killer

I brindisini erano in compagnia del giovane quando venne ucciso: tra questi Antonio Saracino, arrestato nel blitz Omega bis. Era stato già sentito Sergio Dell’Anna, di nuovo in carcere

BRINDISI – Non uno, ma altri sei possibili testimoni oculari dell’omicidio di Antonio Presta, avvenuto a San Donaci, il 5 settembre 2012. Sei brindisini che, stando agli sviluppi dell’inchiesta Omega (bis), sarebbero stati in compagnia del ragazzo quando venne ucciso e tutti sono stati sentiti: coincidente è la descrizione dell’auto, una Lancia Delta, usata per l’agguato, identica è anche la ricostruzione dell’azione. Ma resta ancora il giallo sul complice del killer.

I nuovi testimoni 

Carlo Solazzo-2Carlo Solazzo, arrestato all’alba di ieri, per la seconda volta in otto mesi, resta indagato con l’accusa di essere stato l’autore materiale dell’omicidio “in concorso con una persona non ancora identificata”. Qualcuno che gli ha fornito il necessario supporto per raggiungere il luogo in cui si trovava Presta, nei pressi della sala giochi del paese,  e per fuggire una volta portata a termine l’esecuzione di stampo mafioso. Sarà ascoltato nei prossimi giorni, alla presenza del suo difensore, Stefano Prontera.

Stando alle indagini condotte dai carabinieri di Brindisi, il complice sarebbe da cercare nella cerchia degli affiliati alla Sacra Corona Unita, il cui organigramma è stata ricostruito anche con il contributo dei pentiti, da Ercole Penna, il primo della frangia dei mesagnesi, sino ad arrivare a Sandro Campana, il collaboratore che ha rotto il muro del silenzio del gruppo brindisino riconducibile alla vecchia guardia di Rogoli-Buccarella. Si tratterebbe, quindi, di un uomo brindisino. Ma non è escluso che nel frattempo abbia lasciato la provincia, se non addirittura l’Italia.

L'auto usata per l'agguato

Certo è che sulla presenza del secondo uomo hanno concordato tutti e sei i brindisini ascoltati dai militari, dopo aver ricevuto le prime informazioni da Sergio Dell’Anna, il primo a essere indicato come “teste oculare” nella ordinanza di arresto numero uno sotto la voce Omega, eseguita il 12 dicembre 2016. Dell’Anna è stato arrestato di nuovo con l’accusa di aver fatto parte di un’associazione finalizzata al traffico di droga. Dopo l’ascolto di Dell’Anna, i carabinieri sono arrivati agli altri: tra questi c’è Antonio Saracino, indagato nell’inchiesta Omega bis, in relazione alla compravendita di droga, per lo più cocaina e marijuana. Dei cinque, invece, ci sono i nomi nel provvedimento di arresto, ma non sono tra gli indagati.

La Lancia Delta usata dai killer di Antonio Presta

Il comune denominatore, risultato degli interrogatori dei sei e dello stesso Dell’Anna, è che il complice di Solazzo aveva “un passamontagna, era alla guida di una Lancia Delta di colore bianco”. L'auto venne ritrovata dai carabinieri (nella foto in alto). Il conducente avrebbe “raggiunto l’incrocio in retromarcia, per poi andarsene sulla via per Mesagne”.

Il movente dell'omicidio

Antonio Presta “decedeva a causa di un violentissimo trauma cranico”. Venne attinto con numerosi colpi sparati e infine colpito violentemente al capo con un fucile. Due le aggravanti contestate: la premeditazione perché – sempre secondo la Dda – Solazzo avrebbe organizzato l’agguato procurandosi armi e auto e  poi l’aver commesso l’omicidio al fine di agevolare l’attività della frangia operante a San Donaci e a Cellino San Marco. Quanto al movente, l’eliminazione di Presta era necessaria poiché “aveva sfidato il ruolo di vertice di Solazzo e il suo prestigio criminale entrando in contrasto con lui nel traffico di stupefacenti essendo per di più figlio di un collaboratore di giustizia. Le modalità – si legge ancora – furono mafiose, l’azione venne commessa al centro del paese con inusitata violenza, anche al fine di riaffermare il potere di intimidazione dell’associazione. Due le armi usate: una pistola calibro 38, con matricola abrasa, e un fucile calibro 12 con canna mozzata.

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