Giovedì, 28 Ottobre 2021
Cronaca

“Omicidio Tedesco, quel ragazzino fece da palo per gli altri”

Prima udienza del processo in cui è imputato un minorenne di Brindisi con l'accusa di concorso nel fatto di sangue avvenuto il primo novembre 2014 : ascoltati i carabinieri. Il pm contesta oltre ai futili motivi, la premeditazione. "Il giovane fece da guardia al portone". La difesa: "Abitava solo nella palazzina accanto"

BRINDISI – Cinque carabinieri del Comando provinciale di Brindisi come testimoni nel processo bis per l’omicidio di Cosimo Tedesco, nel quale è imputato un ragazzo di Brindisi non era ancora maggiorenne all’epoca.

omicidio tedesco bis-2

Nella sparatoria mortale, avvenuta la mattina del primo novembre 2014 in una palazzina di piazza Raffaello, quartiere Sant’Elia, avrebbe avuto un ruolo anche il giovane stando agli elementi raccolti dai militari appena arrivati sul posto, citati come testi: per il pm della Procura dei minori presso il Tribunale di Lecce, sarebbe stato il palo, di fatto concorrendo nell’omicidio per il quale pende l’appello a carico dei tre imputati condannati all’ergastolo dal gup del Tribunale di Brindisi. Andrea Romano, 29 anni; Alessandro Polito, 31, e Francesco Coffa, 34. Sono stati riconosciuti tutti e tre colpevoli, al di là di ogni ragionevole dubbio dell’omicidio di Tedesco padre e del tentato omicidio del figlio, Luca, rimasto ferito nella stessa occasione.

Il minorenne, stando alla ricostruzione della Procura, sarebbe stato chiamato a presidiare il portone d’ingresso in cui nel giro di poco sarebbe avvenuta la tragedia, con il compito di avvisare gli altri nel caso in cui ci fossero state presenze scomode, come quelle delle forze dell’ordine.

La presenza del ragazzino si inserisce nel quadro della premeditazione contestata anche dalla Procura di Brindisi nei confronti di Romano, Polito e Coffa, ma non riconosciuta nella sentenza del giudice Paola Lliaci dinanzi alla quale è stato incardinato il processo con rito abbreviato. Per questo motivo lo stesso pm ha appellato la pronuncia di primo grado chiedendo anche la contestazione di questa seconda aggravante, in aggiunta ai futili motivi da cercare nella lite tra adulti nel corso della festa per bambini, la sera precedente, il 31 ottobre 2014, in un locale del quartiere Bozzano di Brindisi.

Una bambina di tre anni con le manine sporche di panna si avvicinò a un neonato di dieci giorni che dormiva nel passeggino. Da qui un diverbio tra genitori che scatenò, sempre secondo la Procura, una raffica di telefonate tra la stessa sera e la mattina seguente, sino ad arrivare alla sparatoria.

Nel processo d’appello, iniziato la settimana scorsa, davanti alla Corte d’Assise di Lecce, il procuratore generale ha chiesto la conferma dell’ergastolo e dell’aggravante dei futili motivi, non invece della premeditazione e ha invitato i tre imputati, presenti in udienza, a dire la verità perché rischiano di trascorrere in carcere il resto della vita.

Il minorenne ha sempre professato la sua innocenza, assistito dall’avvocato Cinzia Cavallo: chiese di essere ascoltato una volta chiuse le indagini e ha scelto il processo ordinario, dopo essere stato rinviato a giudizio. Vuole dimostrare che con l’omicidio non ha nulla a che fare e ripete: “Io ero lì solo di passaggio perché abito nel portone accanto”. Nella prossima udienza saranno ascoltati altri due testimoni citati dal pm.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

“Omicidio Tedesco, quel ragazzino fece da palo per gli altri”

BrindisiReport è in caricamento