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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Cronaca

"Omicidio mafioso premeditato": ergastolo confermato in Cassazione

Carcere a vita per Antonio Campana e Carlo Gagliardi, brindisini, riconosciuti colpevoli in via definitiva del delitto di Massimo Delle Grottaglie, avvenuto il 16 dicembre 2001. Confermata la sentenza della Corte d'Assise d'appello di Taranto pronunciata lo scorso anno

BRINDISI – Carcere a vita confermato dalla Cassazione per i due brindisini imputati con l’accusa di aver ucciso Massimo Delle Grottaglie, 16 anni fa, nelle logiche mafiose: Antonio Campana, 38 anni, fratello del presunto capo della Scu Francesco e del pentito Sandro,  e Carlo Gagliardi, 42, sono stati condannati all’ergastolo in via definitiva per il delitto riconducibile alla Sacra Corona Unita con l’aggravante della premeditazione.

I giudici della Quinta Sezione, ieri, hanno confermato la sentenza pronunciata il 23 marzo dello scorso anno dalla Corte d’Assise d’Appello di Taranto, a conclusione del processo di secondo grado che la difesa, affidata agli avvocati Massimo Murra e Ladislao Massari, riuscì ad ottenere presentando ricorso in Cassazione. Gli Ermellini, in quella occasione, annullarono con rinvio e al centro dell’appello bis ci fu la contestazione dell’aggravante che, alla fine, venne affermata in sentenza come chiesto dal pg e prima ancora dai pm dell’Antimafia di Lecce, titolari dell’inchiesta.

L'arresto di Antonio Campana

La verità processuale, da ieri, è Antonio Campana e Carlo Gagliardi furono gli esecutori materiali del fatto di sangue che per la Dda si inquadra in una vendetta nelle logiche di stampo mafioso della Sacra Corona Unita perché l’omicidio, come si legge nel capo di imputazione, avvenne per “agevolare la frangia mesagnese” del sodalizio, al quale appartenevano. L’accusa, quanto al movente, ritiene possibile la vendetta per due ordini di motivi: innanzitutto per contrasti interni al gruppo nella gestione delle attività, in secondo luogo per punire una volta e per sempre una delle persone che in quel periodo venivano date come “vicine” agli ambienti delle forze dell’ordine.

Si diceva che Delle Grottaglie fosse confidente degli investigatori e che avrebbe avuto un ruolo nella cattura di Francesco Campana, avvenuta nei primi anni 2000, in una località sul  lago di Garda. E si diceva anche avesse un debito con il clan Campana. Delle vicende hanno riferito, sia pure in diversi momenti, i pentiti Simone Caforio, Fabio Panico ed Ercole Penna.

Carlo Gagliardi

Sono state le dichiarazioni messe a verbale da quest’ultimo ad aver dato maggior peso a quanto avevano svelato anni prima Caforio e Panico, perché Penna che, nel frattempo ha ottenuto la patente di credibilità dalla Dda, ha fornito elementi considerati determinanti per leggere le trascrizioni di alcune intercettazioni telefoniche risalenti ai giorni immediatamente successivi alla scomparsa di Delle Grottaglie.

La denuncia venne presentata dalla moglie il 21 dicembre 2001. Tre giorni più tardi gli agenti del commissariato di Mesagne, dove viveva Delle Grottaglie (nella prima foto accanto a sinistra) si presentarono nella sua abitazione per notificargli un’ordinanza di arresto legata all’inchiesta chiamata Mediana, sull’esistenza dell’associazione di stampo mafioso, la Sacra Corona Unita. Da scomparso divenne latitante. In realtà già cadavere, stando a quel che ha sostenuto il collaboratore Ercole Penna. I resti di Delle Grottaglie furono rinvenuti il giorno precedente, in località Campolisio, sulla strada che conduce Presicce a Lido Marini, nel Salento. Erano stati nascosti sotto una lastra di cemento che per puro caso finì sotto i piedi di un passante che diede immediatamente l’allarme.

Nel verbale di Penna è scritto quanto segue: "Dell'omicidio Delle Grottaglie mi ha parlato anche Sandro Campana successivamente alla sua scarcerazione avvenuta fra il maggio 2006 e l'inizio del 2007. In tale occasione mi manifestò di essere preoccupato poiché in occasione del ritrovamento del cadavere aveva parlato imprudentemente al telefono facendo cenno a tale avvenimento e dimostrando così di esserne a conoscenza, avvisando qualcuno del ritrovamento”. Penna ha detto ancora: “Non so chi fosse l'interlocutore di tale telefonata perché Sandro non me lo disse, ma fece cenno al fatto di avere parlato di cozze, o qualcosa di simile, termine che evidentemente costituiva un codice per evitare di fare cenno direttamente all'omicidio. Sandro mi disse di avere commesso in tale occasione una leggerezza...".

Le intercettazioni confluite nel fascicolo del processo risalgono al 17 dicembre 2001, intorno alle 17. Sandro Campana chiama Antonio: “Là dove non prende il telefono, sono andate le visite, sai”. Ma l’interlocutore non capisce e viene rimproverato: “Tu, ci vuole parecchio a capire. E come devo spiegartelo che là i cardetti, là li hanno zappati, hai capito? Hanno trovato le cozze”. 

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