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Domenica, 5 Dicembre 2021
Cronaca

Pestaggio a sangue in viale Arno, l'aggressore patteggia la pena

Un anno e quattro mesi per il brindisino accusato di lesioni personali ai danni di un vigilantes: l’aggressione ripresa dalle telecamere

BRINDISI – Ha patteggiato la pena il dipendente di una società industriale accusato di aver pestato a sangue un  vigilantes in viale Arno, dopo un diverbio in ambito lavorativo: S.M, originario di Lecce ma residente a Trepuzzi, ha chiuso il conto la giustizia a un anno e quattro mesi per lesioni personali.

Il patteggiamento

Il concordato della pena è stato raggiunto questa mattina davanti al giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Brindisi, Tea Verderosa. I fatti contestati avvennero il 18 luglio 2015, l’aggressione venne registrata dalle telecamere di sicurezza che si trovano nella zona del cimitero di Brindisi. L’imputato è stato difeso dall’avvocato Luca Rizzo. Il vigilantes indicato come parte offesa, rappresentato dall’avvocato Gianvito Lillo, potrebbe chiedere il risarcimento dei danni  patiti in conseguenza delle lesioni, in sede civile.

Quel filmato è diventato fonte di prova assieme all’informativa di reato del dirigente della Squadra Mobile del capoluogo, allora diretta dal vice questore aggiunto Alberto Somma: le immagini furono visionate dagli agenti della sezione Antirapina, coordinati dall’ispettore Cosimo Pizza, parallelamente all’ascolto dei colleghi di lavoro. Non ci fu alcuna testimonianza, nonostante l’aggressione avvenne davanti ad automobilisti e passanti. Non intervenne nessuno, come si vede nel filmato acquisito agli atti.

Una telecamera, in particolare, è risultata determinante per sostenere l’accusa mossa dal pm perché riprese integralmente il pestaggio: le immagini hanno mostrato il momento dell’arrivo dei due uomini, il leccese in auto e il brindisino in scooter, quello successivo in cui parlano, dialogo che è degenerato nel volgere di poco in aggressione. Stando a quanto emerso dalle indagini, alla base dell’aggressione ci sarebbe stato un malinteso da inquadrare nell’ambito lavorativo e dunque riconducibile all’interno della società collaborativa sin dal primo momento con gli agenti della Mobile.

L'accusa

Il salentino è accusato di lesioni personali ai danni del collega “cagionate condotta violenza consistita nel colpire ripetutamente con calci e pugni in più parti del corpo e al volto, per poi abbandonarlo lasciandolo riverso per strada”. Le lesioni personali documentate da certificati medici sono legate a “trauma cranico-facciale non commotivo, con ferite lacero contuse al labbro inferiore, cervico-dorsalgia post- traumatica e trauma addominale chiuso”. In conseguenza delle ferite “scaturiva una malattia del corpo e della mente, nonché l’incapacità di attendere alle ordinarie occupazioni”. Inizialmente la diagnosi portò a ritenere le lesioni guaribili in 15 giorni, diventati successivamente 164. 

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