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Pizzini dal carcere, condannati per associazione mafiosa: affiliati alla Scu

La sentenza del gup di Lecce: 14 anni per Raffaele Martena; undici anni e sei mesi per Cristian Tarantino e dieci anni e otto mesi per Giuseppe Perrone. Il blitz l’11 luglio 2016: “Affiliati alla frangia tuturanese della Sacra Corona Unita, capo Francesco Campana”

BRINDISI – Sfoglie dal carcere, messaggi scritti in cella e destinati a chi era “fuori” per comunicare movimenti e direttive per gli affiliati alla Sacra Corona Unita: l’accusa mossa dalla Dda di Lecce è stata riconosciuta con sentenza nei confronti di tre brindisini, Raffaele Martena con condanna a 14 anni di reclusione; Cristian Tarantino con condanna a undici anni e sei mesi e Giuseppe Perrone con condanna dieci anni e otto mesi.

MARTENA Raffaele, Classe 1986-2Gli imputati sono stati giudicati con rito abbreviato, a distanza di quasi un anno dagli arresti dei carabinieri. La sentenza è stata pronunciata dal gup del Tribunale di Lecce, in sostanziale accoglimento delle richieste dei pubblici ministeri Alberto Santacatterina e Carmen Ruggiero, titolati del fascicolo d’inchiesta sui pizzini ritrovati in carcere, posti a fondamento del blitz scattato all’alba dell’11 luglio 2016.

Per Martena, infatti, erano stati chiesti 14 anni; per Tarantino dieci anni e otto mesi e per Perrone otto anni di reclusione. Secondo l’accusa, sarebbe stato Martena a scrivere le “sfoglie” mentre era detenuto, per rivolgersi a Perrone. I tre sono accusati di essere affiliati al gruppo storico del sodalizio di stampo mafioso operante nella provincia di Brindisi, “facente capo a Salvatore Buccarella e a Giuseppe Rogoli” e di recente a “Francesco Campana” accusato anche dal fratello Sandro, diventato collaboratore di giustizia, e a Raffaele Renna, alias Puffo”.

Cristian Tarantino, nell'ultima foto segnaleticaPer la Dda, Martena sarebbe “affiliato sin dal 2006 a Lorenzo De Giorgi e a Mino Cafueri, quindi in seguito a Renna e infine dal 2015” avrebbe avuto un ruolo di primo piano come “dirigente dell’associazione quanto alla componente tuturanese”. Perrone è indicato come “affiliato a Giuseppe Giordano, detto Aiace” e Tarantino è “affiliato a Renna per conto del quale esegue – si legge – gli ordini di questi all’esterno del carcere” essendo “dopo il 16 maggio 2016 rappresentante in libertà di Martena”. Gli imputati sono difesi dall’avvocato Ladislao Massari. Per le motivazioni della sentenza bisognerà aspettare 90 giorni, ma il penalista ha già anticipato che ricorrerà in Appello (nella foto accanto Tarantino e in basso Perrone).

L’inchiesta è partita dal ritrovamento nell’auto di Perrone, il 24 maggio 2016, di un biglietto scritto in stampatello: quel giorno i carabinieri del Comando provinciale stavano eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare a carico di Perrone accusato di traffico di droga e  perquisirono, dopo l’abitazione, l’auto in uso all’indagato. “Puffo ha una testa peggio di prima, è sempre malavitoso”, poi “ti mando 50 chili di coca a maggio” e “Christian è il nostro pastore, ha 30 anni da scontare e niente da perdere se ci sarà da ammazzare” e infine “ho ammazzato di botte Mino Cafueri e questi sono i boss che piangevano”. A firmarlo, tale Raffy che per la Dda è Raffaele Martena.

Giuseppe Perrone-4Destinatario, si legge, è “il mio amicone di sempre” al quale Raffy si rivolge perché ha da dire più di qualche cosa e parte dal riferire di essere stato a Taranto: qui sostiene di aver avuto modo di “parlare con l’amico Puffo (soprannome di Raffaele Renna di San Pietro Vernotico, in carcere e già condannato per droga, ndr) e gli ho detto tutto ciò che pensavo, che voi avete ragazzi e che lui mai doveva fare quel passo”.

“Lui mi ha detto che nei vostri riguardi aveva esagerato, però amico mio vi vuole ancora bene perché è riconoscente di ciò che avete fatto per lui”, è scritto ancora nel pizzino in cui l’autore si rivolge al destinatario usando la forma del “voi”, probabilmente in segno di rispetto, per poi passare al “tu”. “E’ rimasto però male che avete fatto il movimento a Piero, però credimi (su Angelo mio) questo ti vuole bene, quindi ora che esce Cristian (Tarantino, secondo la Dda, ndr) ti spiegherà tutto e voglio che vi amate più di prima e di essere più uniti di prima”.

“Puffo – è scritto ancora – ha una testa peggio di prima ed è sempre malavitoso anche in carcere, ti farò scrivere e ritornare come prima, sempre se non c’è qualcosa di grave che ti ha fatto”. Quanto al futuro più immediato, Raffy scrive: “A maggio invio 50 chili di coca. Cristian è il nostro pastore, ha 30 anni da scontare e non ha nulla da perdere, se ci sarà da ammazzare, si ammazzerà senza problemi e come uscirai vedrai!!!!”.  Il sangue, a quanto sembra, sarebbe stata l’unica strada da seguire per eliminare problemi alla radice.

Sangue necessario da un lato e “amore” dichiarato dall’altro: “Ti faccio sapere che Cristian per te stravede poiché per due anni ha sempre ricevuto 300 euro al mese e gli dicevo che era da parte tua per renderti grande e per farti amare. Voglio che lo amate come lo (ho, ndr) amato io perché non ci deluderà e ci farà fare il salto di qualità. Pende dalle mie labbra ed è cresciuto tantissimo e vedrai con i fatti i sorrisi che ci strapperà”. I pizzini sono la prova concreta della resistenza della Scu e della vitalità del sodalizio mafioso, secondo la Dda.

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