Cronaca

“Signor giudice, io e mia moglie non siamo mafiosi: gestiamo solo i parcheggi delle discoteche”

Tobia Parisi respinge l’accusa di estorsione aggravata, mossa anche nei confronti di Veronica Girardo, ritenuta un volto nuovo della Scu. Per la Dda la coppia voleva anche occuparsi del locale Torre Regina Giovanna. Scelgono il silenzio, invece, Luca Ciampi e Cosimo Papa. E Ivano Cannalire: “Io non spaccio e gli altri reati li ho fatti da solo”

Un momento della conferenza stampa della Mobile. In basso: Tobia Parisi, Veronica Girardo, Luca Ciampi e Cosimo Papa e in ultimo Ivano Cannalire

BRINDISI – “Signor giudice, mi accusano di essere un mafioso e di aver portato sulla cattiva strada mia moglie: non è vero, io non faccio parte della Sacra Corona Unita, non ho mai avuto niente a che fare con certa gente, mi sono solo occupato della gestione dei parcheggi delle discoteche del Brindisino per guadagnarmi da vivere e mantenere la mia famiglia”.

Tobia Parisi ha respinto l’accusa mossa dalla Dda di Lecce legata ad estorsioni, a volte consumate e altre tentate, ai danni dei titolari dei locali Mashad, Aranceto e Poison, per la gestione delle aree parcheggio, il tutto con minacce dirette o indirette di stampo mafioso. Secondo i pm Alberto Santacatterina e Valeria Farina Valaori avrebbe anche voluto occuparsi della gestione del locale Torre Regina Giovanna.

Tobia ParisiL’indagato ha affrontato l’interrogatorio di garanzia, questa mattina dal carcere di Taranto, dove gli è stata notificata l’ordinanza di arresto sotto la voce The Beginners che martedì scorso ha portato in cella la moglie, Veronica Giraudo, incensurata, ritenuta dai pm della Direzione distrettuale antimafia, uno dei volti nuovi del gruppo dei mesagnesi, un’articolazione della Sacra Corona Unita. Lei sarebbe stata una debuttante (stando al nome dato al blitz) con il compito non solo di mantenere i rapporti tra il marito detenuto e l’esterno, ma di organizzare i parcheggiatori e stabilire i compensi.

Parisi ha deciso di rispondere alle accuse, partendo da quella già contestata in una vecchia ordinanza di custodia (blitz Calypso) eseguita dopo un periodo di latitanza, secondo cui sarebbe stato al vertice del gruppo in seguito agli arresti di Daniele Vicientino e Massimo Pasimeni e di aver rilevato gli affari che sino al mese di novembre 2010 erano stati gestiti da Ercole Penna. Quest’ultimo, come è noto, ha deciso di passare dalla parte dello Stato e ha confessato tutto quel che doveva essere tenuto segreto, a partire dai nomi degli associati: il nome di Tobia Parisi è stato uno fra i primi a essere stato consegnato ai magistrati con indicazione dei settori di lavoro.

Veronica Girardo-2Ma per Parisi non sono quelle dichiarazioni corrispondenti al vero: “Io non ho niente a che fare con la mafia, mi occupo solo dei parcheggi che gestisco con mia moglie”, ha detto al gip che lo ha sentito per rogatoria, alla presenza dei suoi difensori, Giancarlo Camassa e Luca Mangia. La competenza, infatti, è del gip del Tribunale di Lecce Antonia Martalò, davanti alla quale si sono presentati Antonio Tarantino, cugino di Parisi, e Veronica Giraudo: entrambi hanno respinto con forza gli addebiti.

La donna, in particolare, ha sostenuto di aver gestito i parcheggi dei locali perché quest’attività per la famiglia costituiva l’unica fonte di reddito. E per questo motivo parla di guadagni con il marito in occasione dei colloqui in carcere.

Ha preferito, invece, la strada del silenzio Luca Ciampi che per l’accusa sarebbe stato al vertice del gruppo su Brindisi città, avendo come punto di riferimento Tobia Parisi: per il giovane, difeso dall’avvocato Cinzia Cavallo, è stato disposto l’interrogatorio per rogatoria nel carcere di Foggia dove è ristretto.

Cosimo PapaCiampi Luca bis-2Scelta identica e dunque facoltà di non rispondere per Cosimo Papa, alias Mino Scapricciatiello, difeso dall’avvocato Ladislao Massari: secondo l’accusa avrebbe fatto parte del gruppo riconducibile a Ciampi con il quale era in contatto stando anche al contenuto delle lettere trovate sia in carcere che nelle abitazioni dei familiari. Ed è dalle missive che sarebbe venuta a galla l’affiliazione al gruppo dei mesagnesi. In silenzio è rimasto anche Fabrizio Campioto, assistito dall’avvocato Giampiero Iaia.

Questa mattina sono stati interrogati Francesco Trane e Alessandro Leto, difesi rispettivamente dai penalisti Albino Quarta e Giuseppe Guastella: entrambi hanno scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere per poi rilasciare dichiarazioni spontanee ai gip per spiegare che con la Sacra Corona Unita non hanno mai avuto niente a che fare e che le telefonate intercettate erano tra parenti o amici d’infanzia con i quali sono cresciuti nei rioni Sant’Elia, Paradiso e Perrino.

CANNALIRE-Ivano-2Ha respinto gli addebiti, invece, Claudio Pupino, difeso dall’avvocato Giordano Settembre, e ha risposto alle domande del gip Ivano Cannalire, assistito da Daniela D’Amuri. Cannalire ha negato non solo l’appartenenza al gruppo di Ciampi, ma anche lo spaccio di droga che gli viene contestato: “Io i reati li ho fatti da solo perché sono un cane sciolto e non ho mai spacciato”, ha detto. “Non conosco personalmente Antonio Centonze e non ho avuto rapporti con quelli nominati nell’ordinanza perché in quel periodo ero in carcere. Con quelli detenuti, poi, non potevo parlare visto che stavamo in sezione diverse”. La penalista intende seguire, al momento, la strada delle indagini difensive per raccogliere elementi a sostengo della versione fornita da Cannalire.

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