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Fontana Tancredi, l’impresa edile riprende i lavori

Gli operai della ditta EdilMic da oggi nel cantiere: il costruttore ha scritto alla Provincia e al Comune, anticipando la riapertura ma non ha ottenuto risposte. L'Amministrazione cittadina ad aprile aveva proposto alla società un'altra zona in sostituzione di quella del rione Minnuta, poi silenzio dall'ufficio Urbanistica

BRINDISI – Dopo mesi di stop ripartono i lavori nel cantiere edile della società EdilMic, titolare del permesso a costruire una palazzina nella zona sovrastante la Fontana Tancredi: l’impresa ha richiamato al lavoro gli operai dopo averne dato comunicazione alla Provincia e al Comune, senza ottenere alcuna risposta. Silenzio da entrambi gli Enti, nonostante il richiamo all’eventuale azione legale per il risarcimento dei danni patiti.

Cantiere sulla fontana di Tancredi-2I lavori dovrebbero riprendere da oggi (martedì 18 ottobre) stando a quanto riportato nelle lettere, l’ultima delle quali recapitata al settore Urbanistica dell’Amministrazione cittadina, lo stesso dal quale lo scorso aprile era partita una proposta di “perequazione” rivolta all’impresa edile di Brindisi. L’Ente offriva un’altra area edificabile sempre nel rione Minnuta, in sostituzione di quella finita nel vortice delle polemiche e diventata oggetto di un’inchiesta della Procura che è ancora a caccia di un vincolo apposto alla Fontana Tancredi 48 anni addietro dalla Soprintendenza. Risale al 20 febbraio 1968. Ma nel carteggio custodito negli archivi di Palazzo di città non c’è traccia. Il suolo è stato acquistato dalla ditta EdilMic da un cittadino che lo aveva ricevuto in enfiteusi dalla Curia di Brindisi e su quel terreno è stata progettata una palazzina per la quale è stato chiesto e ottenuto il permesso a costruire, rilasciato dal dirigente pro tempore della Ripartizione Urbanistica e assetto del territorio. Documento acquisito su delega del magistrato inquirente che avrebbe già ascoltato in qualità di persone informate sui fatti i funzionari che negli anni hanno ricoperto il posto di direzione del settore.

Contestualmente all’esposto e alle polemiche, la stessa impresa aveva deciso di sospendere i lavori, chiudendo il cantiere nel quale c’era stato più di un sopralluogo della Forestale e dei vigili urbani, con richiesta di permessi e autorizzazioni da acquisire.

Nel periodo della gestione commissariale affidata a Cesare Castelli, il Comune aveva contattato l’imprenditore per proporre la permuta del cantiere con l’area ugualmente edificabile che si trova nei pressi della nuova chiesa, in via del Lavoro, a distanza di poche centinaia di metri dalla Fontana. Senza illustrarne le motivazioni. Per quale motivo pensare a uno “scambio” non è mai stato chiarito. Non risulta esserci stata una spiegazione da parte del commissario, né tanto meno dai tecnici di Palazzo di città. Anche se, a rigore di logica, in tal modo era sembrato che il Comune avesse ammesso un errore risalente nel tempo e legato appunto a quel vincolo sul quale è al lavoro il pubblico ministero Jolanda Daniela Chimienti al quale è stato assegnato il fascicolo che resta senza indagati e senza ipotesi di reato.

Dopo quell’offerta, l’impresa aveva risposto proponendo un’area in via Cappuccini e l’Ente, a sua volta, aveva ritenuto necessario affidare all’Agenzia delle Entrate la stima del valore di mercato dei due lotti, come peraltro chiesto dal titolare della ditta edile. Dalla scorsa primavera ad oggi cosa è successo? A sentire il privato, nulla. Nessuno da Palazzo di città ha più comunicato niente, l’impresa ha aspettato ma di fronte ai sei mesi trascorsi in attesa, ha deciso di scrivere per spiegare che il silenzio degli uffici non è più tollerabile, tenuto conto dei costi legati al cantiere e dei danni. Motivi che potrebbero portare alla decisione di adire le vie legali per un’azione civile di tipo risarcitorio.

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