Domenica, 16 Maggio 2021
Cronaca

“Dopo il parto in ospedale, danni per un milione e 800mila euro"

La Asl condannata al pagamento della somma in favore dei genitori di un ragazzo che oggi ha 20 anni. La sentenza del Tribunale civile di Brindisi: al centro del processo l'ex ospedale Di Summa. L'avvocato dei genitori ha ottenuto in atto di pignoramento presso una banca

La sede dell'ex ospedale Di Summa Brindisi

BRINDISI – La gioia per il parto sarebbe durata poco, il tempo di capire che c’era qualcosa che non andava: da quel giorno sono trascorsi quasi 20 anni e dieci sono passati dalla prima udienza del processo in sede civile nei confronti della Asl e di un medico, concluso con una condanna al pagamento di una somma pari a quasi due milioni di euro a titolo di risarcimento dei danni legato al parto avvenuto nel Di Summa.

Il tribunale di BrindisiLa sentenza è stata pronunciata dal giudice civile nei confronti dell’Azienda sanitaria locale di Brindisi ed è scaturita dall’azione legale di una mamma e un papà i quali chiedevano giustizia per il loro piccolo venuto al mondo nell’ormai ex ospedale nell’estate del 1996. Qui in sala parto sarebbe successo qualcosa.

Il procedimento penale per la vicenda segue una strada differente, quello civile invece è arrivato alla conclusione di primo grado (e dunque non definitiva) con riconoscimento delle ragioni sostenute in giudizio dall’avvocato della coppia, al netto del dolore dei genitori. Perché i sentimenti sono altra cosa che non può ottenere risarcimenti in aule di giustizia.

La storia processuale, in ogni caso, racconta di una mamma e in un papà che si rivolgono a un legale per promuovere un “giudizio nei confronti dell’Azienda sanitaria locale per l’ottenimento del risarcimento dei danni subiti dal figlio in occasione del parto”.

La direzione della Asl di BrindisiIl giudizio prende il via nel 2005 (i tempi della giustizia civile non questi, più simili a quelli di una lumaca) e la Asl viene chiamata in causa dalla compagnia di assicurazione per la responsabilità professionale di un medico, anche lui citato.

Udienza dopo udienza, si  arriva alla pronuncia del giudice Antonio Natali, del Tribunale civile di Brindisi: la sentenza è del 6 febbraio 2015, depositata il successivo 2 aprile, e statuisce il pagamento da parte della Asl, in favore dei coniugi, della somma di un milione e 883.454 euro e 35 centesimi.

Il legale dei genitori del piccolo, ormai diventato un ragazzo che ha raggiunto la maggiore età, il 28 agosto scorso procede con un’azione ulteriore: atto di precetto nei confronti della Asl che, a sua volta, decideva di proporre  opposizione. Si arriva così al primo ottobre 2015, con la notifica da parte dell’avvocato, dell’atto di pignoramento presso terzi per ottenere la somma. Più esattamente presso un istituto bancario dove risulta esserci un conto corrente intestato alla Asl di Brindisi.

Il giudice dell’esecuzione, Tonia Rossi, del Tribunale di Brindisi, con ordinanza, ha assegnato l’importo  del precetto, al quale ha aggiunto, anche in considerazione dell’assenza del debitore, vale a dire della Asl, le spese legali pari a 5.813,36 euro.

L’azienda sanitaria, dal canto suo, avrebbe voluto proporre opposizione ma sostiene che l’avvocato al quale era stato conferito il mandato nel processo civile, non avrebbe provveduto alla “tempestiva trasmissione dell’atto di pignoramento”, con la conseguenza che non è stato possibile presentarsi dinanzi al giudice per l’esecuzione.  Per questo motivo, la Asl ha deciso di revocare il mandato al civilista “essendo venuto meno il rapporto di fiducia con il professionista”. Ed è questo l’ultimo capitolo, per ora, di una vicenda processuale che si interseca con il dolore tutto privato di una famiglia.

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