Scafisti, compensi sino a 20mila euro: “Mi arrestano al 70 per cento”

Per le traversate volevano comprare imbarcazioni della finanza fuori uso, in vendita a Formia

BRINDISI – “Io cerco di non farmi prendere, ma sto andando incontro a un pericolo che al 70 per cento mi possono prendere, mi arrestano. E devo lasciare i soldi a casa, che almeno la famiglia mangia”. 

Il rischio e il compenso

Il rischio degli scafisti aveva un prezzo: poteva arrivare sono a ventimila euro per ogni traversata dal Salento alle coste della Grecia e dell’Albania, a prescindere dall’esito. Sia nel caso in cui il viaggio fosse andato a buon fine, sia nel caso opposto di avaria o peggio di arresto, la somma doveva essere pagata. Quando? Secondo Antonio Massaro, detto Uccio tarzan, ai domiciliari da ieri, con l’accusa di aver diretto e organizzato l’associazione per delinquere finalizzata al traffico di clandestini, era necessario riconoscere un anticipo proprio in relazione al pericolo a cui si andava in contro. Almeno tremila euro, a titolo di acconto, per non lasciare a secco i familiari. Il pericolo di finire "dentro" è diventato realtà a distanza di tre anni da quella conversazione.

Le indagini e i nomi degli arrestati

Gli arrestati dell'Operazione Caronte-2-2-3

Le intercettazioni

L’argomento è stato affrontato in diverse occasioni, stando a quanto emerge dalle indagini che hanno portato agli arresti sotto la voce Caronte. Nell’ordinanza di custodia cautelare sono stati riportati alcuni passaggi di intercettazioni telefoniche ritenute “gravi indizi di colpevolezza” a carico degli indagati. Come quella ascoltata il 29 luglio 2014 tra Antonio Massaro e Cosimo Calò, di Ostuni, considerato promotore e organizzatore del presunto sodalizio: “erano intenti a discutere delle modalità del ritiro del denaro spettante per l’illecito traffico e dell’anticipo del compenso”, si legge nel provvedimento firmato dal gip Michele Toriello su richiesta dei pm della Dda di Lecce. “I soldi bisogna prenderli qua”, dice Massaro. “Mi possono prendere, mica ho uno scafo a quattro motori”. E Calò: “Uccio, forse non capisci quando parlo, anche se ti prendono, quindici-ventimila euro te li do lo stesso. Perché te li devo dare prima? Tanto se ti prendono in Italia, i soldi te li do lo stesso”.

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Le imbarcazioni della Finanza 

Per superare l’ostacolo costituito dalla mancanza di scafi, quindi di imbarcazioni veloci per affrontare la traversata, il gruppo – secondo i pubblici ministeri e ad avviso del giudice per le indagini preliminari – avrebbe cercato di acquistare alcune di quelle dismesse dalla Guardia di Finanza perché dichiarate fuori uso per normale usura. Non servivano ai militari, ma per Calò erano di notevole interesse. Tanto che il brindisino “con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, impiegava i proventi delle attività delittuose nell’acquisizione di natanti appartenenti alla flotta del corpo della Guardia di Finanza di Formia”. La contestazione è stata mossa a Calò, in qualità di “amministratore della società di diritto albanese Tecno Marine Service vl”: avrebbe partecipato a una gara di evidenza pubblica in relazione alla vendita di 25 unità navali il 20 maggio 2015 e per questo motivo. Meglio ancora sarebbe state le imbarcazioni a idrogetto. Alcune sarebbero state disponibili anche in Sardegna.

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