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Scu, leadership dei clan mesagnesi e spiccata capacità delle donne

Nell'ultima relazione Dia nomi, mappa e affari della criminalità: “Business nel traffico di droga, racket e servizi di security, resiste il contrabbando”

BRINDISI – Resta necessaria la pax fra i gruppi di stampo mafioso nel Brindisino, ma nell’ultima relazione della Dia è stata evidenziata la posizione di “leadership criminale dei clan mesagnesi” ancora nelle mani di “due boss detenuti, capaci di colloquiare dal carcere” anche con il telefonino oltre che con le vecchie sfoglie (i pizzini). Ed è stato sottolineato il ruolo delle donne, spesso mogli o compagne, dotate di “spiccata capacità criminale”.

La relazione Dia

guerra di mala 1-2La mappa della Sacra Corona Unita con indicazione dei nomi,  delle zone di influenza e delle attività emerge dall’ultimo rapporto semestrale che il ministro dell’Interno ha consegnato al Parlamento: si riferisce ai primi sei mesi del 2018 e ai risultati conseguiti dalla Direzione investigativa antimafia.

La guerra di mala

Ci sono state indagini importati, molte arrivate a conclusione con una serie di arresti, altre in via di definizione e altre ancora già approdate davanti al Tribunale come quella che ha permesso di stroncare la “fase di turbolenza registrata sul finire del 2017”, quando Brindisi divenne teatro di una “guerra di mala” tra intimidazioni, conflitti a fuoco e ferimenti, opera di bande rivali. Quell’ondata delittuosa – si legge nella relazione – era stata “posta in essere da piccole batterie, spesso non ancora connotata da mafiosità” in senso stretto, “ma non per questo meno capaci di creare turbamento nella sicurezza pubblica. I componenti dei due gruppi, uno riconducibile ad Antonio Borromeo e l’altro ad Antonio Lagatta sono stati condannati in primo grado.

Altre nuove leve si sono affacciate sulla scena criminale. Prova ne sono i recenti fatti di cronaca, tra ferimenti e rapine nelle gioiellerie dei centri commerciali, anche fuori provincia (Bari) e regione (Matera). Sono i giovanissimi di età compresa tra 18 e 25 anni, pericolosi nel momento in cui riescono ad avere la disponibilità di armi che poi si scambiamo all’occorrenza.

I gruppi criminali attivi

Restano attivi i “gruppi criminali Brandi e Morleo”, stando a quanto emerge nella relazione. “Entrambi attivi nel traffico di droga e nelle estorsioni” nella città di Brindisi. Mentre nella vicina Torre Santa Susanna, “permane il clan Bruno”, al quale sono stati confiscati beni immobili. Le “evidenze investigative del semestre hanno ulteriormente comprovato, in provincia, l’intesa criminale raggiunta dai due maggiori e predominanti schieramenti, un tempo contrapposti”: “i mesagnesi”, ossia i gruppi “Rogoli, Campana, Vitale, Pasimeni e Vicientino”, attivi “in molti comuni meridionali dell’hinterland brindisino e i tuturanesi, gruppo Buccarella”. Sono finiti in carcere da tempo i rispettivi capi. Ma nonostante questo, “oltre le mura” delle strutture penitenziarie sono riusciti comunque a impartire ordine “due boss detenuti” espressione della supremazia criminale dei mesagnesi.

relazione dia primo semestre 2018-2

I boss e gli ordini dal carcere

Nella relazione Dia è stato fatto riferimento all’ergastolano Antonio Campana, 40 anni, fratello di Francesco e fratello del pentito Sandro, e a Raffaele Martena, 33 anni, destinatari di una nuova ordinanza di custodia cautelare il 15 maggio 2018.

Dal carcere di Terni avrebbero continuato a dirigere la Sacra Corona Unita, occupandosi del traffico di droga via telefono, potendo contare su undici fedelissimi. Campana è stato condannato in via definitiva al carcere a vita per l’omicidio di Massimo Delle Grottaglie, riconducibile alle logiche di vendetta maturate in seno alla Sacra Corona Unita. Nel periodo in cui era ristretto a  Terni aveva anche progettato un piano di fuga. Martena è ritenuto affiliato dal 2006, ed è  stato condannato in via definitiva con l’accusa di narcotraffico tre volte: 16 anni di reclusione più 15 più quattro.

 Il narcotraffico

Antonio Campana tra gli agenti-2“La forte carica di intimidazione del sodalizio era finalizzata all’esercizio, in regime di monopolio, di attività illecite tra le quali il traffico di droga e le estorsioni in danno di varie attività imprenditoriali operanti nel settore ittico e nella gestione dei parcheggi”. Nella foto accanto Antonio Campana

La droga “rappresenta la principale forma di finanziamento per le compagini criminali del brindisino e le altrettante numerose neoaggregazioni delinquenziali in ascesa che, sebbene appaiono ancora carenti di una precisa strategia, agiscono replicando i modelli della Sacra Corona Unita”.

Approvvigionamenti dall’Albania

In tale mercato resta solita la “collaborazione con le organizzazioni albanesi”. Prova ne è l’ultima inchiesta della Dda di Lecce che ieri ha portato agli arresti 27 persone, sei dei quali brindisini, gli altri residenti nel Paese delle Aquile. Dall’altra parte dell’Adriatico viene approvvigionata la droga leggera, “prodotta e coltivata in quel territorio”, e arrivano anche tabacchi lavoratori esteri di contrabbando e clandestini.

Conferma si trova negli esiti delle operazioni chiamate Musa nera portata a termine dai finanzieri il 9 gennaio 2018, Tunder dai carabinieri il 7 febbraio 2018 e Bogotà dai finanzieri il 4 giugno 2018.

MARTENA Raffaele, Classe 1986-2Le inchieste hanno svelato, inoltre, la sussistenza di “rapporti intercorrenti tra alcuni gruppi criminali ed esponenti della mala siciliana”: i primi, ossia i brindisini, “garantivano ai secondi importanti forniture di marijuana, ricevendone in cambio analoghi quantitativi di hashish, evidentemente di più facile reperimento sul mercato siciliano, grazie, alla vicinanza geografica con i Paesi magrebini”. Nella foto al lato Raffaele Martena

Sono stati documentati anche approvvigionamenti dalla Lombardia, il Belgio e la Germania, “precisamente da Duisburg, dove sono emersi contatti con esponenti della ‘ndrangheta di San Luca, in provincia di Reggio Calabria”.

Il racket delle estorsioni

Altra forma di arricchimento è rappresentata dal “racket estorsivo, come dimostrato da numerosi episodi incendiari e danneggiamenti ai danni di capannoni industriali, aziende commerciali e locali notturni, dai furti con la tecnica del cavallo di ritorno e, durante la stagione estiva, dall’imposizione di servizi di security e guardiania ai proprietari di stabilimenti balneari e locali notturni”.

Il ruolo delle donne, armi e slot machine

Nel Brindisino, le inchieste condotte hanno svelato il ruolo delle donne, “moglie e parenti dei boss”, in grado di “assumere ruolo primari nella gestione delle attività dei gruppi criminali”. Diventano “reggenti, cassiere ed emissarie dei rispettivi clan, abili anche nel garantire continuità alle attività illecite gestite dai capi detenuti, ottemperando alle disposizioni ricevute con pizzini, lettere o durante i colloqui in carcere”. Nel mese di aprile 2018, è stata arrestata, in esecuzione di ordine di carcerazione, la compagna “di un boss della Scu a capo del clan Buccarella, condannata per il ruolo ricoperto nell’organizzazione per le attività estorsive ai danni di aziende attive nel fotovoltaico”.

In relazione alla dinamicità delle cosche, appare significativo il cospicuo numero di armi sequestrate nel circondario di Brindisi. Ulteriore business è rappresentato dal settore dei videogiochi, “mediante il noleggio e la fornitura di slot machine e video lottery, nonché la gestione di servizi connessi alle scommesse con notevoli flussi di cassa”.

Un precedente sequestro di scarpe nel porto di Brindisi

Il porto di Brindisi e i falsi made in Italy

Nel semestre da gennaio a giugno 2018 è stato confermato il “ruolo strategico del porto di Brindisi divenuto, nel tempo, approdo per introdurre nel territorio italiano”, oltre che di droga e sigarette, anche di “merci con etichette e segni mendaci commercializzati come prodotti Made in Italy, destinati al mercato comunitario”. Le contraffazioni riguardano capi di abbigliamento, prodotti elettrici e informatici, giocattoli, lampade, avvolgibili, borse e scarpe”. Anche bottiglie di prosecco.

 

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