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Sabato, 27 Novembre 2021
Cronaca

Scu, attentato all’abitazione del maresciallo: indagati in silenzio

Dopo gli arresti facoltà di non rispondere per Saracino e Clemente. Perizia medica per Daniela Presta: “Incompatibile con il carcere”

BRINDISI – Prevale il silenzio tra gli indagati nell’inchiesta Omega bis, sull’omicidio di Antonio Presta e sull’esistenza di una frangia della Scu, dopo gli arresti eseguiti dai carabinieri per la seconda volta in otto mesi. Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere davanti al gip Antonio Saracino e Benito Clemente, in carcere anche perché ritenuti responsabile dell’attentato ai danni della villetta del maresciallo Francesco Lazzari, all’epoca comandante della stazione di San Donaci, il paese in cui venne ammazzato il giovane Presta per motivi riconducibili alla gestione della droga.

Antonio SaracinoPer i due brindisini (nelle foto), difesi dall’avvocato Ladislao Massari, era stato fissato nella mattinata odierna l’interrogatorio di garanzia. Entrambi hanno confermato la scelta seguita all’indomani dei primi arresti, avvenuti all’alba del 12 dicembre scorso e poi annullati dal Tribunale del Riesame per difetto di motivazione nel provvedimento del gip.

Benito Clemente-2L’attentato ricostruito nell’ordinanza di custodia cautelare è datato 19 dicembre 2012: per l’azione sarebbe stato usato del tritolo, acquistato da un uomo di Lecce, e venne progettata e portata a compimento perché il “maresciallo era diventato insopportabile per i controlli sul territorio, organizzati dopo l’omicidio”.  

Facoltà di non rispondere è stata opposta anche da Gabriele Leuzzi e Pietro Soleti, entrambi accusati di aver fatto parte della Sacra Corona Unita. Sono entrambi difesi da Ladislao Massari). Scelta identica è stata assunta da Marco Ferulli e Nicola Taurino, indicati come partecipi all’associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. Tutti e due sono difesi dall’avvocato Francesco Cascione. 

Hanno, invece, respinto le accuse Daniele D’Amato e Massimiliano Pagliara, entrambi ritenuti affiliati alla Scu, in quota ad Alessandro Monteforte, stando alle dichiarazioni degli ultimi collaboratori di giustizia: nel corso dell’interrogatorio hanno riferito di aver già scontato la pena per appartenenza all’associazione mafiosa, dopo le condanne scaturite a conclusione del processo nato dall’inchiesta della Dda chiamata Cerbero. Agli interrogatori era presente il difensore, Francesco Cascione. Stessa risposta è stata offerta da Onofrio Corbascio, difeso dall’avvocato Raffaele Missere.

Daniela Presta-2Il penalista ha chiesto al gip una perizia medica sulle  condizioni di salute di Daniela Presta (foto accanto), sorella di Antonio, arrestata per la seconda volta perché considerata partecipe del sodalizio che controllava la gestione della droga. Secondo l’avvocato Missere lo stato di salute dell’indagata non è compatibile con l’arresto in carcere.

Ha già ottenuto i domiciliari per motivi di salute Giuseppe D’Errico, arrestato in relazione al ferimento di Cosimo Fullone, per motivi riconducibili alla distribuzione dei guadagni derivanti dalla vendita di droga. Il gip ha accolto l’istanza presentata dall’avvocato Giancarlo Camassa.

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