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Lunedì, 6 Dicembre 2021
Cronaca Mesagne

Scu, estorsioni alla fiera e voto di scambio: arrestato un mesagnese

Nel blitz dell’Antimafia di Taranto, anche Fabrizio Monte, considerato referente del sodalizio mafioso sull’asse San Giorgio Jonico-Manduria: avrebbe imposto la vigilanza notturna dopo la richiesta di 15mila euro. Accusato e arrestato per concorso esterno il sindaco di Avetrana, Antonio Minò. Appalti nei lavori pubblici, per il 118 e nel settore della ristorazione

MESAGNE – Per la Dda anche il mesagnese Fabrizio Monte, ex cognato dell’ultimo pentito Sandro Campana, sarebbe stato affiliato alla Sacra Corona Unita, sodalizio di stampo mafioso che nella vicina Manduria avrebbe avuto contatti con il mondo politico in occasione delle elezioni del 2013, mentre ad Avetrana avrebbe goduto dell’appoggio esterno del sindaco Antonio Minò, arrestato.

stanislao schimera-2Monte è stato condotto in carcere questa mattina dagli agenti della Mobile di Brindisi in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip del Tribunale di Taranto con l’accusa di essere stato il referente della frangia operante sull’asse San Giorgio Jonico-Manduria e di aver partecipato alla richiesta estorsiva ai danni degli organizzatori della 272esima edizione della Fiera Pessima di Manduria. Ci sarebbe stato dapprima il tentativo di ottenere il pagamento della somma pari a 15mila a titolo di protezione, fallito perché il destinatario della richiesta minacciò di denunciare tutto ai carabinieri. Denuncia che non venne mai formalizzata. Poi ci sarebbe stata l’imposizione della vigilanza notturna. I particolari dell'inchiesta sono stati illustrati questa mattina a Taranto, nel corso della conferenza stampa, dal questore Stanislao Schimera (foto accanto).

Dell’associazione mafiosa avrebbero fatto parte 21 persone, tutte arrestate assieme a Monte, già finito in carcere nel 2006 nell’ambito dell’inchiesta chiamata Apulia su un sodalizio finalizzato al traffico di droga, ricostruito dai carabinieri della stazione di Mesagne. All’epoca Monte venne considerato un affiliato della frangia rogoliana della Scu, con Francesco Campana, fratello del pentito Sandro, nel ruolo di vertice allora come ora. Gli altri arrestati, tutti tarantini, accusati di aver fatto parte della Scu sono: Davide Blasi, Giuseppe Buccoliero, Antonio Campeggio, Luciano Carpentiere, Maurizio Ciccarone, Daniele D’Amore, Francesco D’Amore, Agostino De Pasquale, Simone De Valerio, Daniele Lorusso, Cosimo Massa, Gianpiero Mazza, Cosimo Merolla di Francavilla Fontana, Cataldo Panariti, Cosimo Damiamo Pichierri, Massimiliano Rossano, Oronzo Soloperto, Cosimo Storino e Leonardo Trabacca.

Tre le articolazioni ricostruite nel provvedimento di arresto: la prima avrebbe avuto sotto controllo la zona compresa tra Manduria e San Giorgio e avrebbe goduto dell’”ausilio di concorrenti esterni come Antonio Mino’”, primo cittadino di Avetrana; la seconda operante a Manduria e la terza a Sava. A garantire contatti tra le frange ci sarebbero stati Davide De Blasi e Daniele D’Amore, assieme a Gianpiero Mazza, Maurizio Ciccarone e Antonio Campeggio. La Scu, così strutturata è stata definita “un’organizzazione unitaria che, avvalendosi della forza di intimidazione scaturente dal vincolo associativo, della capacità di controllo del territorio e delle conseguenti condizioni di assoggetamento e omertà interna e esterna, ha perseguito e attuato finalità rientranti nel suo programma generale delittuoso”. In particolare, sono contestati i reati di “estorsione, riciclaggio di merce rubata soprattutto capi di abbigliamento e scambio elettorale mafioso, con conseguente acquisizione diretta e indiretta della gestione e controllo di attività economiche”.

Le indagini hanno portato alla scoperta di contatti nel settore dei “lavori pubblici, del movimento terra, delle associazioni del servizio 188 a Manduria, Avetrana, Faggiano, Pulsano e San Giorgio Jonico, nonché nel settore della ristorazione”. Risalendo nella genesi delle aggiudicazioni, l’Antimafia ha accertato che, in alcune occasioni, la Scu avrebbe “procurato voti ad esponenti politici vicini all’organizzazione mafiosa” e ha contestato il legame con riferimento alle “consultazioni amministrative del comune di Manduria tenutesi tra maggio e giugno 2013, nell’aspettativa di ricevere in cambio favori e appalti pubblici”. L’inchiesta prosegue.

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