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Scu, pax per il monopolio del traffico di droga tra boss e nuove leve

Pubblicata la relazione Dia per il secondo semestre 2016: A Brindisi e provincia resistono le frange storiche: “I capi detenuti mantengono il controllo tramite i loro referenti e giovani emergenti”

BRINDISI – La Sacra Corona Unita resiste e continua a incassare euro in quantità dal traffico di sostanze stupefacenti, marijuana soprattutto, importata dall’Albania e poi venduta tra Brindisi e provincia dove di fronte al business le frange storiche hanno optato per la pax. Pax di stampo mafioso, stando all’ultima relazione della Dia che si riferisce al secondo semestre dell’anno scorso.

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Il quadro del sodalizio in terra brindisina emerge nel rapporto che il ministro dell’Interno ha letto e consegnato in Parlamento a titolo di resoconto dell’attività svolta dalla Direzione investigativa antimafia sul territorio italiano. La situazione della provincia di Brindisi, anche in questa occasione, è stata descritta in un capitolo ad hoc, dopo la descrizione delle associazioni di stampo mafioso operanti nella regione Puglia. “Il territorio della provincia e della Città di Brindisi continua, invece, a caratterizzarsi per la sostanziale fase di stabilità tra i sodalizi locali”, si legge.  “Tuttavia, sembrano affacciarsi sul panorama criminale dell’area neoformazioni delinquenziali, pronte ad organizzarsi secondo le strutture ed i canoni propri  dell’associazionismo mafioso”.

“A fattor comune per le organizzazioni criminali pugliesi, il traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti hanno assunto dimensioni e caratteristiche tali da risultare sempre più frequenti le sinergie operative con la ‘ndrangheta e la camorra, ma anche con realtà criminali allogene, in primis quella albanese”. La Scu, anche per motivi di vicinanza geografica con la Calabria, continuerebbe a mantenere contatti con alcune ‘ndrine, sulla scia dei contatti storici tra le due associazioni essendo la Sacra Corona Unita nata da una derivazione del sodalizio calabrese tenuta a battesimo in carcere.

“Questi nuovi aggregati, infatti, potrebbero approfittare della minore forza degli storici sodalizi criminali, dovuta anche alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia”. La Scu, come raccontano le cronache giudiziarie degli ultimi decenni sino ad arrivare a quelle recenti, riferiscono di dichiarazioni di pentiti che svelano segreti e sono alla base di una serie di arresti. Blitz, quindi, e verbali dei collaboratori alcuni dei quali sono ancora coperti da omissis in attesa della conclusione delle indagini, come quelli resi da Ercole Penna, Francesco Gravina alias il Gabibbo e Sandro Campana, l’ultimo dei collaboratori, diventato il primo accusatore del fratello Francesco, condannato anche all’ergastolo.

“Attualmente, la situazione appare in una fase di relativa calma, sancita dal patto di non belligeranza - documentato in atti giudiziari con l’operazione denominata “Pax”442 - voluto dai due maggiori sodalizi operanti nella provincia al fine di evitare ulteriori azioni repressive dello Stato: il sodalizio dei “tuturanesi” e la frangia dei “mesagnesi””, è scritto nella relazione Dia. “In tale quadro, i boss della frangia mesagnese, anche se detenuti, riuscirebbero a mantenere, tramite loro referenti, un ruolo attivo sul territorio. I citati sodalizi avrebbero, infatti, conservato in città ed in provincia il controllo del mercato degli stupefacenti, con delle eccezioni: ad alcune emergenti leve criminali sembra essere stata consentita la conduzione in autonomia delle attività illecite, a condizione che una parte dei compensi venga destinata al mantenimento dei detenuti e dei loro familiari”. Le somme incassate in tal modo danno vita a una cassa comune a cui attingere in caso di necessità.

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