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Giovedì, 2 Dicembre 2021
Cronaca

Sgravi fiscali inesistenti, sequestro bis. La commercialista: "Ero in buona fede"

Il gip del Tribunale di Brindisi aderisce alla nuova richiesta del pm dopo che il Riesame aveva accolto i ricorsi degli avvocati di otto indagati: bloccato il patrimonio delle società in seguito alla restituzione dei beni e dei conti delle persone fisiche. "Danno all'Agenzia delle Entrate per due milioni di euro, professionista non credibile"

BRINDISI – Sequestro bis nell’inchiesta su sgravi fiscali che per la Procura di Brindisi sono da considerare inesistenti: il gip del Tribunale ha disposto il blocco del patrimonio delle società cooperative dopo che il Riesame, il 19 giugno scorso, ha restituito beni immobili e conti correnti agli indagati (persone fisiche) accusati di indebita compensazione perché non avrebbero versato somme dovute nei periodi di imposta, utilizzando crediti non esistenti per un ammontare superiore alla soglia di 50mila euro.

Francavilla Fontana, la sede della compagnia della Guardia di Finanza-2

Il provvedimento è stato firmato dal giudice per le indagini preliminari Paola Liaci, su richiesta del pubblico ministero e ha per oggetto, più esattamente, “il sequestro preventivo diretto e, in via subordinata, quello per equivalente a carico dell’ente”, vale a dire delle coop operanti nel settore edilizio, con sede a Francavilla Fontana. La nuova misura cautelare riguarda le posizioni di Carmine Della Corte, Maria della Croce Semeraro, Tommaso Argentieri, Martino Carriero, Mario Marinosci, Pietro Nardelli, Pietro Sgura e Pietro Locorotondo, per i quali i difensori avevano ottenuto pronuncia favorevole del Tribunale, in funzione di Riesame, presieduto da Domenico Cucchiara. I penalisti hanno annunciato nuovo ricorso al Riesame per chiedere l'annullamento del provvedimento.

Complessivamente gli indagati sono 15, tra questi c’è la commercialista Maria Rosella, ragioneria con “compiti di consulenza fiscale e tenuta delle scritture contabili” per una serie di imprese e società cooperative edili. Secondo l’accusa, “in concorso tra loro”, la professionista francavillese i titolari delle imprese e delle coop, “per gli anni di imposta 2014, 2015 e 2016 non versavano le somme” e procedevano con una compensazione di crediti non esistenti. Più esattamente, indicavano con “codice di tributo 6700 corrispondente al credito d’imposta, incentivi per le medie e piccole imprese oppure usavano il codice tributo 2300 Ires saldo. Gli importi contestati, in alcuni casi, avrebbero superato anche l’asticella corrispondente a 150mila euro in un anno, stando agli accertamenti della Guardia di Finanza

La professionista, in sede di interrogatorio di garanzia, “ammetteva gli addebiti sottolineando di avere agito con innegabile negligenza”, si legge nel provvedimento del gip. “Aggiungeva di avere agito allo stesso modo anche per i suoi dipendenti, sempre in buona fede e senza alcuna intenzione di frodare lo Stato”. Ma il gip non ha dato peso a queste dichiarazioni prima di tutto perché – scrive – “la legge non ammette ignoranza, soprattutto per colore che rivestono  un ruolo o un incarico che implica la conoscenza di certi settori e materie”, poi in considerazione del fatto che “Rosella è amministratore unico della Rosella Consulting srl costituita nel 2011, esercente l’attività di consulenza amministrativa sicché appare assolutamente inverosimile che la stessa conoscesse i benefici fiscali in vigore sino  al 31 dicembre 2008 e ignorasse la normativa successiva”. Ancora, ha scritto il gip, la commercialista “riceveva la notifica di un atto di accertamento della Guardia di Finanza il 16 gennaio 2013 con cui venivano irrogate sanzioni per gli anni di imposta 2008, 2009 e 2010”, per cui non sarebbe credibile nel momento in cui sostiene di non aver approfondito la materia.

Agenzia delle entrate

“Cosa ancor più grave, il sistema fraudolento messo in atto è stato organizzato in modo da non permettere alcun incrocio di dati, sia da parte dell’Inps, che dall’Agenzia delle Entrate, perché mancavano le comunicazioni di accesso al credito e le indicazioni in dichiarazione”, è spiegato nel provvedimento del gip. “Per non parlare del fatto che per poter inserire il codice del tributo (per ottenere gli sgravi, ndr) è necessario forzare il sistema di trasmissione telematica che non è abilitato a ricevere quel codice non più in vigore”.

Secondo il gip “la reiterazione della condotta a vantaggio di numerose cooperative” porta a ritenere che la commercialista abbia per “anni agevolato le coop con un autentico modello di evasione fiscale, cagionando danni di rilevante entità, provvedendo nel contempo a evitare qualsivoglia aggressione dei propri beni, essendosi precostituita la veste di nulla tenente”.

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