Cronaca

Acque Chiare: dopo la prescrizione, appello dei proprietari

Chiedono una pronuncia nel merito: "Siamo in buona fede". Udienza a dicembre per buona parte dei 154 per i quali la sentenza arrivò in seconda battuta. Inizialmente avevano rinunciato. Il pm aveva impugnato in Cassazione: "Scelta tardiva". Riuniti i due ricorsi

BRINDISI – Cambio di rotta per buona parte dei proprietari delle villette di Acque Chiare, nei cui confronti la Procura contesta la lottizzazione abusiva in concorso con il costruttore, il notaio, il progettista e l’ex dirigente dell’Urbanistica del Comune: dopo aver optato per la prescrizione, causa di estinzione del reato, in seconda battuta dopo l’iniziale rinuncia, hanno impugnato la “sentenza di non doversi procedere” e hanno chiesto alla Corte d’Appello di entrare nel merito, per stabilire se c’è buona fede, come hanno sempre sostenuto, oppure no.

Acque Chiare, gli sgomberi del 23 giugno 2008Sul piatto della bilancia, di fronte alla giustizia, c’è il destino degli immobili, sui quali pende il rischio della confisca. L’udienza è stata fissata a dicembre. Gli avvisi per la partecipazione dei difensori sono in corso di notifica: il giro di recapiti è iniziato l’altro ieri e si prospetta piuttosto lungo, tenuto conto del fatto che ad essere interessati sono oltre cento proprietari.

Questo processo d’appello attiene al gruppo composto dalla maggior parte dei 154 acquirenti delle villette del villaggio nato lungo la costa, località Torre Testa, per i quali la prescrizione – causa di estinzione del reato sulla base del trascorre tempo – è stata affermata con sentenza il 3 giugno 2014 dal giudice Vittorio Testi, dopo identica pronuncia per altri 73 proprietari che subito, vale a dire in prima battuta, decisero di avvalersi della prescrizione. Sullo sfondo delle decisioni assunte dai proprietari c’è l’orientamento dei giudici europei, secondo cui non è possibile procedere alla confisca in caso di prescrizione perché non si tratta di sentenza di condanna. Almeno questa è la tesi ricorrente.

Le condanne, peraltro non definitive, attengono alle posizioni degli imputati principali:  Vincenzo Romanazzi, l’imprenditore che propose il progetto per un “polo turistico-alberghiero”  e Bruno Romano Cafaro, il notaio che rogò la maggior parte degli atti di vendita delle unità immobiliari, ai quali in Appello sono stati inflitti un anno e sei mesi con ammenda di 55mila euro (riformata rispetto alla somma di 30mila disposta dal Tribunale di Brindisi), e  a quelle di  Carlo Cioffi, in qualità di dirigente responsabile della Ripartizione Urbanistica del Comune di Brindisi e Severino Orsan, in veste di progettista, condannati entrambi a nove mesi con ammenda di 35mila euro (riformata anche questa in secondo grado, partendo da 20mila).

Cosa è successo dopo la sentenza relativa alla prescrizione, alla seconda pronuncia in tal senso del Tribunale di Brindisi? E’ accaduto che il pm Antonio Costantini, titolare del fascicolo, ha fatto ricorso per saltum in Cassazione sostenendo che in questo caso il riconoscimento sia stato tardivo, come del resto aveva già anticipato nel corso dell’udienza. Ha, di conseguenza, impugnato la sentenza di revoca della dichiarazione di rinuncia della prescrizione per il secondo blocco di proprietari.

E’ accaduto anche che abbiano fatto ricorso in Appello alcuni degli avvocati che rappresentano in giudizio i proprietari per i quali la sentenza di non doversi procedere è arrivata “dopo”. Perché nel frattempo, dopo aver letto le motivazioni, hanno deciso di chiedere ai giudici di entrare nel merito e quindi di affrontare la questione della buona fede che, se riconosciuta, porterebbe all’assoluzione e di conseguenza all’esclusione della confisca. Un ripensamento. Fatto sta che i due ricorsi, quello del pm e quello di proprietari, sono stati riuniti e saranno discussi a settembre.

Lo status di acquirenti delle villette in buona fede, quindi, torna ad essere centrale. I giudici dovranno affrontare e valutare se effettivamente i proprietari imputati siano davvero stati all’oscuro del fatto che gli immobili non potessero essere messi in vendita in quanto non già residenze estive, ma residence a corredo dell’albergo. In tal senso, i penalisti avevano già depositato al Tribunale di Brindisi, in composizione monocratica, brochure, atti notarili, documenti catastali e bancari considerati importanti ai fini dell’affermazione dell’estraneità alla lottizzazione abusiva. Non solo. Quella documentazione era stata ritenuta importante sul piano della truffa che la procura ha poi contestato  - su richiesta del gup - al costruttore Vincenzo Romanazzi in concorso con il notaio che rogato la maggior parte degli atti di vendita, Bruno Cafaro.

La truffa ha portato gli stessi proprietari imputati per lottizzazione abusiva in concorso con Romanazzi, Cafaro, e gli architetti Severino Orsan, progettista, e Carlo Cioffi, ex dirigente dell’Urbanistica, a costituirsi parte civile ai fini della richiesta di risarcimento del danno. A Brindisi, quindi, è stato celebrato un unico processo con due tronconi. Quanto alla truffa, il reato è stato dichiarato estinto per prescrizione perché in questo caso a fare la differenza è stato il tempo trascorso. Troppo. Se si considera che i primi rogiti risalgono all’estate 2006. Anche alle parti civili dovrà essere notificata la data dell’Appello di settembre.

La Finanza al villaggio Acque Chiare-2Il villaggio è diventato fantasma dal 28 maggio 2008, giorno in cui i finanzieri hanno apposto i sigilli per lottizzazione abusiva. Sigilli che rischiano di diventare definitivi se dovesse esserci la confisca. Incubo per niente terminato.

Il 29 gennaio scorso, data stabilita per la pronuncia della  Corte di Cassazione, è stato disposto un rinvio in modo tale da aspettare la pronuncia della Grand Chambre di Strasburgo su un caso gemello rispetto a quello brindisino, in modo che si sappia qual è l’orientamento dell’Europa riguardo alla confisca delle villette degli acquirenti. Bisogna aspettare ancora.

Intanto, lo scorso mese di febbraio, i legali di alcuni proprietari hanno scritto al Comune di Brindisi, alla Regione Puglia e ai notai, per rappresentare l’ammontare dei danni patiti fra conseguenze patrimoniali e ripercussioni morali, dal giorno del sequestro, per un totale di mezzo milione di euro. In tal modo è stato interrotto il termine di prescrizione sul piano civile, pari a dieci anni, decorso il quale non è più possibile azionare la richiesta di risarcimento. In altri termini, così facendo, mantengono in vita la possibilità di adire le vie legali sul piano civilistico, intenzione anticipata in diverse occasione.

Comune di Brindisi e Regione Puglia sono stati citati in veste di protagonisti dell’accordo in deroga al piano urbanistico generale per la realizzazione di Acque Chiare che non avrebbero svolto il controllo nelle forme previste. Quanto ai notai, in qualità di pubblici ufficiali, certificarono la possibilità degli acquisti, in altri termini che quelle erano villette come seconde case. Disabitate da otto anni ormai.

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