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“Sistema di corruzione a Cerano: tangenti sino a giugno 2016”

Rischia di aumentare il numero degli indagati: negli ultimi verbali, l’imprenditore di Monteroni che tentò il suicidio ha consegnato ai pm i nomi di altri dirigenti e quadri della centrale. “Era l’unica strada per ottenere gli appalti, i prezzi bassi erano una chiave per vincere”. La Procura pronta a chiedere il processo dopo l’incidente probatorio

BRINDISI – “A Cerano, nella centrale Enel, c’era un sistema di corruzione che ha avuto come protagonisti, non solo alcuni dipendenti, ma anche dirigenti e quadri. Pagare era l’unica strada per ottenere gli appalti e per vincere dovevo offrire prezzi bassi. Ho pagato sino a giugno dello scorso anno”.

Conferenza inchiesta appalti Enel-2-2

Nei verbali che si riferiscono agli ultimi interrogatori resi ai pubblici ministeri dall’imprenditore di Monteroni di Lecce che per primo ha denunciato di aver versato tangenti, sono leggibili altri nomi di chi avrebbe ricevuto “denaro e utilità, compresa l’assunzione di operai non particolarmente qualificati” e di chi avrebbe ottenuto il pagamento di fatture per lavori eseguiti nella propria abitazione. Lui stesso è indagato con l’accusa di corruzione in concorso con sette persone, ma non è escluso che nei prossimi giorni il numero aumenti: tutto dipendente da cosa succederà il 6 giugno, giorno in cui si svolgerà l’incidente probatorio davanti al gip del Tribunale di Brindisi, chiesto dai sostituti Milto Stefano De Nozza e Francesco Vincenzo Carluccio, titolari dell’inchiesta partita dalla denuncia del professionista salentino il 3 novembre dello scorso anno.

Sono stati “avvisati” sia i cinque dipendenti che lo scorso 5 maggio sono stati arrestati dai finanzieri, sia i due dirigenti ai quali è stato notificata l’informazione di garanzia contestualmente all’esecuzione di decreti di perquisizione necessari per l’acquisizione di documenti utili a riscontrare le dichiarazioni accusatorie. In carcere resta Carlo De Punzio, ai domiciliari rimangono Vito Gloria, Fabiano Attanasi e Domenico Iaboni, mentre è stato rimesso in libertà dal Riesame Nicola Tamburrano. A piede libero Fausto Bassi e Fabio De Filippo, il primo a capo dell’unità di Business e l’altro responsabile delle manutenzioni. Rischiano tutti il processo, passo successivo a cui tendono i pm. Non è escluso che l’imprenditore definisca la sua posizione con riti alternativi.

Inchiesta appalti Enel-3

Enel nell’inchiesta risulta parte offesa e a sua volta, dopo l’imprenditore, ha presentato denuncia dopo aver incontrato l’imprenditore. Il colloquio si svolse a Roma il 16 dicembre 2016, il successivo 12 gennaio la spa in persona dell’ingegnere Giuseppe Molina ha presentato un esposto in Procura. Enel Produzione ha poi messo a disposizione una serie di documenti sulla gare bandite negli ultimi anni e ha avviato le procedure per il licenziamento dei dipendenti finiti sotto indagine. Iaboni è al momento l’unico a non essere più parte dell’Enel.

Il titolare della ditta, di recente, ha anche depositato un memoriale per ricostruire gli appalti vinti. O meglio: “Quelli che mi hanno fatto vincere, perché all’inizio un po’ mi hanno aiutato”. Nell’ordinanza di custodia cautelare, il gip Stefania De Angelis ha scritto: “Probabilmente non immaginava che, come spesso accade, il sistema di corruzione lo avrebbe portato a un sostanziale fallimento”. Circostanza che, stando a quanto avrebbe dichiarato ai pm, sarebbe diventata effettiva tanto da tentare il suicidio il 4 marzo scorso, dopo essere riuscito a raggiunto la sommità del nastro trasportatore.

“Le offerte presentate per vincere le gare erano basse, i costi elevati e lievitavano a causa dell’assunzione di lavoratori e della sete di denaro di numerosi dipendenti infedeli, per cui si determinava un continuo ricorso alle casse della ditta”.

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