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Giovedì, 9 Dicembre 2021
Cronaca

“Spezzammo di botte uno: bastonate in faccia a un ragazzo”

Emerge anche una misteriosa aggressione vicino a un bar di via Sant’Angelo dalle intercettazioni dell’inchiesta sulle sparatorie e sulle gambizzazioni avvenute a Brindisi da settembre

BRINDISI – “Siamo andati nella piazzetta a Sant’Angelo, spezzammo uno di botte, bastonate in faccia a un ragazzo”. L’aggressione viene a galla dalle intercettazioni ambientali confluite nell’inchiesta chiamata Alto Impatto sulla guerra di mala in atto a Brindisi a partire dallo scorso mese di settembre.

L’aggressione

FERRARI Angelo, classe 1967-2A svelare di aver massacrato un giovane con un bastone è stato, involontariamente, Angelo Ferrari (nella foto accanto), uno dei brindisini arrestati dai carabinieri della Compagnia di Brindisi perché ritenuti coinvolti nelle sparatorie tra gruppi rivali, da un lato quello riconducibile ad Antonio Borromeo e dall’altro quello riferibile ad Antonio Lagatta. Ferrari è il padre di Christian, residente in piazza Raffaello, quartiere Sant’Elia, il giovane che – secondo le indagini – sarebbe stato per primo preso di mira la notte del 13 settembre scorso, quando la palazzina divenne bersaglio di colpi di kalashnikov. Episodio addebitato ad Antonio Borromeo e collegato all’arresto di Angelo Sinisi (fratello) e alle mancate dichiarazione a suo discarico da parte di Christian Ferrari, in relazione alla rapina da centomila euro alla gioielleria Follie d’Oro all’interno del centro commerciale Le Colonne di Brindisi. Bottino pari a centomila euro, mai trovato.

L’intercettazione

Il 2 ottobre, attorno alle 13, Ferrari padre racconta ciò che successe quella notte in auto a una donna e nel riferire la scansione degli eventi, ammette di “aver posto in essere un’aggressione nei confronti di un ragazzo” che lui conosceva “a seguito della quale, la madre del giovane non gli rivolgeva più il saluto”. La conversazione non chiarisce il movente, ma secondo i militari è da mettere in relazione alla rivalità tra i gruppi: “Il ragazzo forse reo di essere stato un ragazzo di Antonio Borromeo”, è scritto nella ricostruzione degli episodi. Né si comprende se con Ferrari ci siano state altre persone, sebbene l’indagato parli usando un verbo al plurale. 

Il movente

L’aggressione sarebbe avvenuta poco prima della sparatoria del 13 settembre, stando a quanto si legge nell’ordinanza di arresto a carico di Ferrari. L’episodio, al momento non è contestato, ma ci sono una serie di omissis che coprono i capi di imputazione, così come i nomi di altri indagati. Il che conferma che l’inchiesta dei carabinieri, coordinata dal sostituto procuratore Simona Rizzo non è ancora chiusa. Resta da chiarire chi abbia sparato a Stefano Borromeo, cugino di Antonio Borromeo, raggiunto da colpi di pistola il primo ottobre fra via Oberdan e via Sant’Angelo: ci sono dei sospetti, come hanno evidenziato i carabinieri nel corso della conferenza stampa sabato scorso. Erano presenti il tenente colonnello Cristiano Tomassini, comandante del Reparto operativo, il capitano Luca Morrone comandante della Compagnia e il tenente Marco Colì, comandante del Norm.

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