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Sportello antiracket, cinque imprenditori di Brindisi confermano le accuse

Verifiche dei pm sulle condotte dei dirigenti del Comune di Brindisi oltre che della presidente dell'associazione: titolari delle ditte ascoltati come persone informate sui fatti. "Le pulizie eseguite dalla Multiservizi"

BRINDISI – “Dalle indagini emerge un grave ritardo nell’esecuzione delle opere per lo sportello antiracket di Brindisi: lavori non eseguiti per 47.625 euro, forniture non consegnate e arredi neppure ordinati”. Si fonda su documenti acquisiti dalla Guardia di Finanza e sulle dichiarazioni rese da cinque imprenditori di Brindisi titolari di richieste di forniture per la sede di via Carmine, il quadro indiziario che ha portato la Procura di Lecce, titolare dell’inchiesta, a ipotizzare la truffa aggravata e il falso, sia materiale che ideologico, a carico dei dirigenti di Palazzo di città, Marco Locorotondo e Paolo Damiani Sellani, rimasti indagati a piede libero a differenza della presidente dell’associazione, Maria Antonietta Gualtieri, arrestata  e condotta in carcere venerdì mattina. A piede libero anche l’amministratore della ditta Arfa Tech, Caterina Abbondanza, la srl di Bari che si aggiudicò l’appalto.

La sede dello sportello antiracket in via Carmine 2

Le indagini sullo sportello messo a disposizione dal Comune di Brindisi hanno permesso di accertare che i lavori sono stati subappaltati in favore di una ditta edile che ha sede legale in città, in base a un contratto firmato il 30 marzo 2015, con previsione di una riduzione del 17 per cento sull’importo, già tagliato del 28,779 per cento in seguito all’aggiudicazione in favore della ditta barese.

“Ho emesso fatture per 30mila euro, ma non sono state ancora quietanzate”, ha detto il titolare della ditta ascoltato dai finanzieri su delega del pm salentini. La firma della convenzione con l’amministrazione comunale di Brindisi risale, invece, al 4 maggio 2012, mentre le opere “venivano avviate solo il primo aprile 2015, ovvero quasi a scadenza del progetto, tenuto conto che inizialmente il termine era il 30 aprile dello stesso anno, mentre successivamente è stato prorogato al 30 settembre 2015”. I passaggi sono stati ricostruiti anche sulla base del contenuto di alcune intercettazioni telefoniche, solo in parte riportate nel provvedimento di arresto.

La telefonata considerata importante in relazione alle contestazioni mosse all’ingegnere Locorotondo, è quella del 7 ottobre 2015: “Emergeva che aveva rendicontato tutti i lavori e aveva già acquisito gli arredi e le attrezzature ma che non essendo stati terminati i lavori a piano terra e non essendo l’immobile in sicurezza, gli arredi non era stati sistemati per il pericolo di vandalizzazione, si legge. “Erano ancora in attesa dell’installazione degli infissi”.

L’imprenditore titolare della ditta di infissi è stato sentito, così come sono stati interrogati i titolari delle srl contattati per gli arredi e per l’impianto elettrico. Il progetto prevedeva “42 corpi illuminanti sia al pian terreno che al primo in via Carmine, per un costo pari a 5.746 euro, somma ridotta dal subappaltatore a 4.600; infissi esterni e porte per 22.992, scontati a 17mila euro e 12 poltrone più tre appendiabiti per 7.857, importo tagliato a seimila euro”. Sono stati ascoltati anche alcuni dei collaboratori della presidente Gualtieri in relazione allo svolgimento delle pulizie nel locale ed è risultato che erano state affidate alla Multiservizi, la partecipata dell’Amministrazione cittadina.

La conclusione a cui sono giunti i pm di Lecce è la seguente: “Falso è quanto indicato nel verbale di fine lavori”. Con necessità di avvisare chi quegli atti gli ha firmati ed è per questo che sono stati notificati gli avvisi di garanzia a Locorotondo e a Sellani, funzionari della ripartizione Lavori Pubblici del Comune di brindisi.

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