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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
Cronaca

“Tangenti Enel, altri imprenditori pagavano per gli appalti”

Nel fascicolo d'inchiesta sulla presunta corruzione oltre 1.500 pagine tra documenti su gare, fatture, versamenti e assegni. In attesa dell'ascolto del titolare della ditta di Monteroni con la formula dell'incidente probatorio, la difesa di Carlo De Punzio rinuncia al Riesame: chiesta alla società copia del contratto

BRINDISI – Probabilmente c’erano altri imprenditori, brindisini e non, che pagavano per ottenere l’aggiudicazione di appalti all’interno della centrale Enel di Cerano. Forse il titolare della ditta di Monteroni, al momento l’unico a denunciare mazzette in contanti, con assegni e altri utilità, non era il solo. Ed è questo adesso il punto centrale dell’inchiesta della Procura di Brindisi, mentre continuano le indagini su altri dirigenti della Federico II.

Inchiesta appalti Enel-3

Il dubbio c’è. Ci sarebbero elementi tali da far propendere per l’esistenza di un sistema di tangenti e quindi corruttivo, motivo per il quale i sostituti procuratori Milto Stefano De Nozza e Francesco Vincenzo Carluccio hanno chiesto e ottenuto la fissazione dell’incidente probatorio per ascoltare l’imprenditore del Leccese, lo stesso che tentò il suicidio dopo essere salito in cima al nastro trasportatore della centrale. In tal modo, alla presenza dei difensori dei sette indagati, i pm intendono rivolgere domande precise all’imprenditore, indagato anche lui per corruzione: chi pagava e chi chiedeva tangenti, quindi le circostanze in cui tali dazioni sarebbero avvenute e gli importi versati. Una volta raccolte queste dichiarazioni (il prossimo 6 giugno, stando agli avvisi notificati alle parti), i pm procederanno con la richiesta di processo.

Intanto è di ieri la rinuncia al Riesame dei difensori di Carlo De Punzio, l’unico degli indagati a essere ristretto in carcere dal 5 maggio scorso, quando i finanzieri hanno notificato l’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Stefania De Angelis. Gli avvocati Giovanni Brigante e Claudio Ruggiero avevano già depositato le istanze, sia per la misura personale che per quella reale, legata cioè al sequestro preventivo del prezzo della corruzione contesta pari a 154.972 euro, ed erano state anche fissate le date per la discussione, ma hanno preferito intraprendere un’altra strada difensiva che passa dalla richiesta di documentazione direttamente alla società Enel in qualità di datore di lavoro. Hanno chiesto copia del contratto di lavoro applicato a De Punzio, delle mansioni e dei poteri per dimostrare, a quanto pare, che il dipendente fosse effettivamente libero di prestare la propria collaborazione all’esterno. In sede di interrogatorio di garanzia, De Punzio dopo aver respinto l’accusa, spiegò di aver avuto rapporti lavorativi con l’imprenditore al di là degli appalti banditi dall’Enel e di aver prestato consulenze nel corso degli anni.

L’unico a essere tornato in libertà è Nicola Tamburano, difeso dall’avvocato Pasquale Angelini, per il quale il Riesame ha sostituto la misura degli arresti domiciliari con quella interdittiva della sospensione del lavoro. I giudici del Riesame hanno negato la libertà per Vito Gloria, mentre ha rinunciato al ricorso Domenico Iaboni, per il quale Enel ha disposto il licenziamento. Sono indagati a piede libero Fausto Bassi e Fabio De Filippo, il primo a capo dell’unità di Business e l’altro responsabile delle manutenzioni. Enel nell’inchiesta risulta parte offesa e a sua volta, dopo l’imprenditore, ha presentato denunciato e ha messo a disposizione una serie di documenti sulla gara bandite negli ultimi anni. Il fascicolo, al momento, si compone di 1.500 pagine tra atti della società, dell’imprenditore e quelli raccolti dai militari della Finanza.

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