Cronaca

Musica e schiamazzi nel centro di Brindisi, condannato titolare di un locale

Decreto penale con ammenda pari a 133 euro con l'accusa di "disturbo della quiete pubblica" dopo la denuncia di tre residenti: "Danni al diritto di riposo, costituzionalmente garantito"

BRINDISI – Musica, anche dal vivo, schiamazzi, troppo per alcuni residenti del Centro di Brindisi: hanno denunciato il disturbo della quiete pubblica, ottenendo dal Tribunale la condanna del titolare del locale, uno fra i più frequentati in città, soprattutto nei mesi della stagione estiva, quando gli “eventi”  live fanno da colonna sonora ad aperitivi e drink.

Il gip Giuseppe LicciIl giudice per le indagini preliminari, Giuseppe Licci (nella foto accanto), ha firmato il decreto di condanna penale con ammenda pari a 133 euro nei confronti dell’imprenditore brindisino che risulta legale rappresentante della società che ha in gestione il locale. Condanna in qualità di “organizzatore di serate musicali, pur non essendo autorizzato ad attività di pubblico spettacolo” perché in tal modo, quindi, con condotte ripetute nel corso del tempo, ha “abusato di strumenti sonori” e di conseguenza ha “disturbato il riposo delle persone”. Tutto questo “sino al 21 luglio 2014”, stando agli accertamenti posti in essere dal comando stazione dei Carabinieri di Brindisi Centro, come si legge nel decreto firmato dal gip.

Il gip ha riconosciuto le attenuanti generiche per poi pronunciarsi sulla pena pecuniaria chiesta dal pubblico ministero Antonio Costantini, il quale in un primo momento aveva domandato l’archiviazione del procedimento. Ma secondo il gip c’erano elementi da approfondire, dopo la denuncia presentata dall’avvocato Francesco Monopoli, del foro di Brindisi (foto in basso), in nome e per conto di tre donne che risiedono in un condominio che si affaccia sulla stessa strada in cui si trova il locale. Strada chiusa al traffico e riservata unicamente al passeggio.

Il penalista ha raccolto le lamentele il 21 luglio 2014 e ha esposto in Procura i disagi dei tre residenti, a partire dal “mese di dicembre 2013 sino a tutt’oggi” in considerazione del fatto che “l’esercizio commerciale organizza eventi di qualunque genere, feste e serate, accompagnate dalla presenza di dj oltre a concerti musicali”.

“Sino al mese di marzo 2014, gli eventi si tenevano prevalentemente all’interno del locale, ma da aprile si svolgono sulla strada, in prossimità dell’ingresso dell’abitazione delle mie assistite”, ha scritto il penalista.

Non solo musica. Anche “schiamazzi e urla dei clienti”. Risultato: “La perdita della pace e della serenità, proprio a causa dei rumori assordanti e intollerabili derivanti dagli eventi organizzati dal gestore del locale”. Secondo l’avvocato Monopoli, vista la situazione che si era venuta a creare, c’erano tutti i presupposti per affermare che le esibizioni dei “dj, di complessi musicali, di cantanti” così come il “piano bar e il karaoke” si svolgono a “danno del diritto al riposo, costituzionalmente garantito”. Perché un conto è lo svago, legittimo per chiunque, altro il superamento di regole base per la convivenza e il rispetto del diritto, legittimo anche questo, di dormire in santa pace. O quanto meno di non sentire rumori nelle ore notturne.

L'avvocato Francesco Monopoli-4-4Più volte, le residenti avrebbero chiesto l’intervento delle forze dell’ordine e dei carabinieri, ma purtroppo l’effetto è stato momentaneo, poiché una volta arrivati è vero che il volume veniva diminuito, ma è altrettanto vero che veniva aumentato subito dopo. Impossibile tollerare ancora ed è per questo che l’avvocato Monopoli, dopo aver scritto al Comune, al comando dei carabinieri, al questore e al prefetto ha deciso di rivolgersi direttamente in Procura evidenziando che i “decibel di pressione sonora diffusi sono di gran lunga superiori a quelli consentiti e possono essere paragonati a quelli dei grandi eventi pubblici”, disturbando il riposo delle persone e più in generale la quiete pubblica.

Dalla querela è partito il procedimento penale, con prima udienza il 12 gennaio 2016 davanti al gip Tea Verderosa che ha poi rigettato la richiesta di archiviazione formulata dal rappresentante della pubblica accusa, ordina la restituzione degli atti al pm “affinché proceda alle indagini”. Così è stato fatto e il pubblico ministero, dopo aver “accertato che il reato è perseguibile d’ufficio” ha affermato che “il fatto risulta provato dalla luce del contenuto dell’attività di indagine svolta” e che si tratta di condotte di “non particolare gravità per le quali è possibile applicare la sola pena dell’ammenda”.

Il gip, quindi, ha condannato il titolare del locale al pagamento dell’ammenda creando un precedente a proposito della musica estiva.

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