Domenica, 14 Luglio 2024
Cronaca

Traffico di cocaina: otto condanne e due assoluzioni

La sentenza del processo, in abbreviato, scaturito dall'inchiesta della Dda Last Act: 20 anni di reclusione per Giuseppe Perrone, detto Barabba. Riconosciuta colpevole anche una donna, rimessi in libertà Giovanni Maiorano e Andrea De Mitri. Il blitz a maggio dello scorso anno

BRINDISI – Dieci condanne e due assoluzioni a conclusione del processo, in abbreviato, sul traffico di cocaina delineato nell’inchiesta Last Act della Dda. La pena più pesante è stata inflitta a Giuseppe Perrone (nella foto in basso), alias Barabba, 20 anni di reclusione, a fronte della richiesta di 21 anni e sei mesi. E’ stato ritenuto il capo del sodalizio ricostruito anche sulla base delle dichiarazioni rese, in tempi diversi, dai pentiti tra i quali c’è il brindisino Fabio Fornaro.

Giuseppe Perrone-3Queste le altre condanne a conclusione del giudizio di primo: 12 anni per  Maurizio Maiorano 44 detto Il Bello di Torchiarolo (a fronte dei 18 chiesti dal pm);  12 anni per Gianluca Maiorano 33, di Torchiarolo (richiesta di 15); 14 anni per  Maurizio Lasalvia 31, di Torchiarolo (richiesta di 15); 14 anni  e sei mesi Paolo Golia 33, detto Paoletto o Nano, di Torchiarolo (richiesta di 15), per 13 anni per Luca Lorfei (richiesta di 15), dieci anni e otto mesi per Francesca Perrone (richiesta di nove).

Assolti per non aver commesso il fatto: Giovanni Maiorano 35 anni, di Torchiarolo (per il quale era stata chiesta la condanna a 15 anni), difeso dall’avvocato Ladislao Massari, e Andrea De Mitri 35, nato e residente a Brindisi, alias Ducati (per il qual era stato chiesti cinque anni), difeso dall’avvocato Giampiero Iaia.

La sentenza è stata pronunciata dal gup del Tribunale di Lecce, Vincenzo Brancato, nel tardo pomeriggio di mercoledì 31 maggio. Le motivazioni saranno depositate nel termine di 90 giorni. L’inchiesta dell’Antimafia portò agli arresti all’alba del 25 maggio 2016, quando furono eseguite dieci ordinanze di custodia cautelare in carcere dai carabinieri. In 38 restarono a piede libero. Stando all’accusa, i canali di approvvigionamento della sostanza stupefacente sarebbero stati Andria come piazza principale, raggiunta con due auto e un carro attrezzi nella disponibilità dei fratelli Maiorano, titolari di un'officina a Torchiarolo, e poi la Calabria. Per il viaggio di ritorno, l'auto imbottita di droga veniva caricata sul carro attrezzi e raggiungeva l'officina dei fratelli Maiorano. Qui sarebbero state accertate diverse cessioni, sono stati monitorati 60-70 episodi contestati.

Il mercato, con indicazioni sui fornitori, sulle quantità e sui ricavi, era stato già delineato da alcuni pentiti contigui e non formalmente affiliati alla Sacra Corona Unita, come Fabio Fornaro, alias La Belva, di Brindisi, arrestato per l’omicidio di Daniele Carella, avvenuto nel capoluogo in via Appia. Per il fatto di sangue è stato condannato in via definitiva a venti anni di reclusione.

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