Cronaca

Rapine nei supermarket di Rimini: tre brindisini condannati

Sei anni, undici mesi e dieci giorni per Francesco Balestra e Gianluca Calabrese, sei anni e venti giorni per Roberto De Paola : la sentenza con rito abbreviato. Assolti dall'accusa di associazione per delinquere, riconosciuta la continuazione con il colpo in un ufficio postale a Torino

Una delle rapine consumate a Rimini

BRINDISI – In trasferta a Rimini per mettere segno rapine nei supermarket con pistole giocattolo modificate e frasi minacciose del tipo ‘ti sparo in bocca’: tre brindisini sono stati condannati al termine del processo con rito abbreviato per episodi singoli, mentre è caduta l’accusa legata all’esistenza di un’associazione per delinquere.

Gianluca Calabrese-2-2-2Francesco Balestra-2-2-2Sei anni, undici mesi e dieci giorni sono stati inflitti a Gianluca Calabrese (in foto), 41 anni, difeso dall’avvocato Luca Leoci, e a Francesco Balestra, 35 (foto accanto), assistito dall'avvocato Laura Beltrami, entrambi residenti  Brindisi, e sei anni e venti giorni sono stati inflitti a Roberto De Paola, 36, nato in città ma residente a Rimini da qualche anno (avvocato Monica Cappellini). Per tutti è stata riconosciuta la continuazione con la rapina nell’ufficio postale di Torino, nel novembre 2013, fatti già giudicati con sentenza della corte d’Appello di Torino il 17 dicembre di due anni fa, diventata definitiva il 20 marzo 2015.

La sentenza sulle rapine in trasferta arriva dal Tribunale di Rimini e porta la firma del gup Fiorella Casadei, di fronte al quale è stato incardinato il giudizio a conclusione dell’inchiesta chiamata Black Car, condotta dalla Mobile di Rimini in collaborazione con quella di Brindisi, che l’ aprile 2015 portò all’esecuzione di ordinanze di custodia cautelare in carcere. Di colore nero era la Fiat Punto usata per le rapine e ripresa dalle telecamere di sorveglianza degli esercizi commerciali: da quei filmati sono partite le indagini che hanno visto al lavoro gli agenti della sezione anti-rapina della Mobile diretti da Alberto Somma (nella foto in basso).

Al  centro delle indagini c’erano una serie di colpi nel periodo di tempo compreso tra ottobre e novembre 2013. Troppo breve, secondo i difensori Luca Leoci e Laura Beltrami, per ritenere esistente il sodalizio contestato dal pubblico ministero nel capo di imputazione e confermato in sede di requisitoria.

Le motivazioni in base alle quali il gup è arrivato a conclusioni differenti rispetto a quello sostenute dal sostituto procuratore e più in linea con quanto rappresentato dai due avvocati del foro di Brindisi saranno depositate fra novanta giorni.

Il dirigente della Squadra mobile di Brindisi, Alberto SommaIn primo grado, caduta l’accusa dell’associazione per delinquere, sono rimaste in piedi le altre a partire dal colpo consumato il 19 ottobre 2013 con modalità alquanto violente in un market del gruppo Conad: Balestra, Calabrese e De Paola, assieme al riminese Marco Mangianti che avrebbe svolto il ruolo di autista, sono stati ritenuti colpevoli del fatto. Uno dei brindisini entrati nel supermercato avrebbe anche minacciato la cassiera dicendo: “Muoviti o ti sparo in bocca”. Un altro ha prelevato la somma pari a 3.285 euro.

Il 25 ottobre successivo, i brindisini avrebbe agito con lo stesso modus operandi, prendendo di mira un altro supermercato a marchio Conad sempre a Rimini: in questo caso, stando a quanto si legge nel capo di imputazione, Marco Mangianti e Roberto De Paola “fornivano supporto logistico e svolgevano le funzioni di palo” mentre Francesco Balestra e Gianluca Calabrese si introducevano nell’esercizio commerciale e, dopo aver minacciato, il cassiere, si facevano consegnare 1.822,64 euro.

Il 5 novembre, ancora una rapina in un market di Rimini, questa volta del gruppo Crai: stessi ruoli, incasso pari a 1.200 euro

Calabrese e Balestra  e De Paola furono vennero già arrestati,in flagranza di reato, nel novembre del 2013, dopo aver assaltato un ufficio postale di Torino.  Raggiunsero il capoluogo piemontese a bordo della stessa Fiat Punto di colore nero usata per i colpi in Romagna: la  targa veniva ogni volta sostituita con quella rubata da un’altra auto che si trovava nel parcheggio del supermercato preso di mira per i colpi.

Calabrese e Balestra, fra l'altro, finirono in manette anche nel gennaio del 2013, mentre tentavano di rubare un’auto parcheggiata vicino all’ospedale Vito Fazzi di Lecce. Calabrese in occasione della prima udienza del processo per le rapine a Rimini ha ottenuto i domiciliari dal gup che ha ritenute attenuate le esigenze cautelari, accogliendo l’istanza presentata dal difensore Luca Leoci.

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