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Cronaca

Truffa con i fondi antiracket, inchiesta chiusa: 36 indagati

Rischia il processo la presidente dell’associazione Maria Antonietta Gualtieri, stralciata la posizione degli ingegneri del Comune di Brindisi Marco Locorotondo e Paolo Sellani

BRINDISI – Le ipotesi di truffa per due milioni di euro e corruzione sono state confermate a conclusione dell’inchiesta sulla gestione dell’associazione Antiracket e sull’apertura degli sportelli di Brindisi, Lecce e Taranto: 36 persone rischiano di finire sotto processo nel caso in cui la Procura salentina dovesse esercitare l’azione penale ottenendo la condivisione del gip.

La sede dello sportello antiracket in via Carmine 2

Il ruolo di primo piano nelle maglie degli accertamenti delegati ai finanzieri è stato contestato alla presidente Maria Antonietta Gualtieri, arrestata il 12 maggio e ancora in carcere. Secondo i pm sarebbe stata a capo del sodalizio finalizzato alla commissione di una serie d reati nella gestione delle tre sedi. A Brindisi lo sportello avrebbe dovuto avere sede in via Carmine, ma in tre anni sarebbero stati ascoltati appena undici utenti a fronte dei tre al mese che la donna indicava nei report per ottenere i fondi. Né ci sarebbero stati incontri con imprenditori, sacerdoti e rappresentanti delle forze dell’ordine.

Il giro di notifiche degli avvisi di conclusione è partito ieri: risulta esserci stato uno stralcio per la posizione dei due ingegneri del Comune di Brindisi, inizialmente indagati, Marco Locorotondo e Paolo Sellani, in relazione alle ipotesi di truffa e falso, sia materiale che ideologico. I loro nomi, infatti, non risultano tra i destinatari degli avvisi di fine indagine, il che vuol dire che le ipotesi di reato imbastite su documenti firmati per l’esecuzione dei lavori dello sportello di Brindisi, non hanno trovato riscontro. Analoghe contestazioni erano state mosse nei confronti dell’amministratore della ditta Arfa Tech, Caterina Abbondanza, la srl che si aggiudicò l’appalto. Stralcio anche in questo caso.

Avvisi di conclusione per gli avvocati Cristian Colella e F.V., indicato come avvocato addetto allo sportello di Brindisi. Restano sotto inchiesta, inoltre: Pasquale Gorgoni, funzionario dell’ufficio Patrimonio del Comune di Lecce; Giuseppe Naccarelli, funzionario della Ragioneria; Serena Politi, collaboratrice della presidente; Attilio Monosi, ex assessore di Lecce; Salvatore Laudisa, responsabile del servizio economico; Paolo Rollo, responsabile del settore patrimonio.

Avvisi di conclusione anche per: Lucia Rainò, Pierantonio Cirillo, Fabrizio Natale, Giovanni De Matteis, Marco Centonze, tutti commercialisti; Chiara Manno, indicata come avvocato addetto allo sportello di Taranto dell’associazione antiracket; Pierfilippo Centonze, Francesco Cavallo. E ancora: Marco Fasiello, figlio della presidente dell’associazione; Michele Pasero, Ilenia Sambiati, Francesco Lala, Antonio Naccarelli, Maria Teresa Perrone, Marcella Lezzi, Stefano Maria Laudisa, Ubalda Levante, Giorgio Bovi, Costantina Sanghez De Lina, Maria Grazia Dimastrogiovanni, Marco Bolognini, Biagio Solazzo, Giancarlo Saracino, Maurizio Vetere, Maria Carmela Picciolo, Giovanni De Matteis, Paolo Rollo, Letizia Miglio.

Fonti di prova le immagini registrare da telecamere nascoste all’interno della sede dell’ufficio di Lecce e la mole di documenti acquisita anche nelle ripartizioni dei Comuni di Brindisi, Lecce e Taranto. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati: Paoloantonio D'Amico, Luigi Rella, Amilcare Tana, Francesco De Iaco, Giuseppe Milli, Cesare Del Cuore, Giuseppe Romano, Andrea Sambiati, Andrea Conte, Luigi Covella, Riccardo Giannuzzi,  Francesco Vergine, Carlo Congedo, Anna Grazia Maraschio, Lavinia Gala, Pasquale Spalluto, Sandro Caforio, Romeo Russo, Viola Messa, Stefano De Francesco,  Giuseppe Fornari, Carlo Sariconi, Riccardo Rodelli e Francesca Conte.

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