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A 25 anni dall'epoca d'oro, il contrabbando è contraffazione

Le chiamano "cheap white" e stanno progressivamente saturando il mercato delle sigarette di contrabbando non solo nei paesi del Nord Europa dove le tasse sui tabacchi sono molto elevate, ma anche quello di alcune regioni italiane, Campania in testa, e di alcune città del Sud

Le chiamano “cheap white” e stanno progressivamente saturando il mercato delle sigarette di contrabbando non solo nei paesi del Nord Europa dove le tasse sui tabacchi sono molto elevate, ma anche quello di alcune regioni italiane, Campania in testa, e di alcune città del Sud (Napoli, Bari e Taranto soprattutto).

Sono le sigarette contraffatte, con brand semisconosciuti, prodotte nell’Est Europeo, ma anche in Medio Oriente e in altre zone dell’Asia. I porti italiani di transito principali, sono soprattutto quelli adriatici, incluso Brindisi, anche se in questo caso le maglie sempre più strette dei controlli dovuti all’emergenza-terrorismo hanno ridotto la casistica, almeno per quanto ci riguarda.

La strategia negli ultimi anni è quella di aggiungere ai grandi carichi dissimulati su Tir o container, anche i quantitativo di poche decine di chili, o di qualche quintale, su normali veicoli come berline, furgoni, dotati di doppifondi. In questo caso, le sigarette sono destinate al mercato illegale nazionale, mentre il traffico su Tir punta sugli altri terminal europei (una delle frontiere più calde è quella italo-slovena).

Dietro ci sono come sempre grandi organizzazioni criminali, e la Guardia di Finanza Italiana non esclude che una parte delle merci contraffatte spedite in Europa, incluse le sigarette, possano servire a finanziare il terrorismo islamico. Questo è uno degli scenari di indagine più avanzati.

Il mercato del contrabbando internazionale di sigarette dunque è mutato, articolandosi su tre filoni, ha spiegato il comandante generale della Guardia di Finanza, generale di corpo d’armata Giorgio Toschi nel corso dell’audizione del 28 settembre 2016 in Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione, della pirateria in campo commerciale e del commercio abusivo.

C’è sempre il business degli stock di sigarette provenienti dalle fabbriche dei grandi produttori, dirottate nei canali del commercio illegale in mano alla criminalità; c’è l’introduzione sul mercato clandestino di sigarette di grandi marchi contraffatte; c’è il mercato alimentato da tabacchi lavorati non ammessi al commercio nell’Unione Europea perché non conformi ai suoi regolamenti.

Il generale Toschi ha citato il caso di  Mokhtar Belmokhtar, “un grande trafficante di sigarette contraffatte, attivo nelle regioni centrali del continente africano, coinvolto nel rapimento di turisti occidentali nel 2003 e nei raid del 2013 ai giacimenti di gas naturale in Algeria. Quest'ultimo richiamo mi consente di introdurre uno specifico approfondimento in merito al fenomeno del contrabbando di sigarette”.

“Si tratta di un settore storicamente attratto nella sfera di interesse della criminalità organizzata, soprattutto per gli alti profitti che garantisce. In tale ambito, si distinguono due diverse forme di commercio illegale: il contrabbando di prodotti autentici; lo smercio di sigarette di bassa qualità”, ha sottolineato il comandante generale della Finanza, rilevando a proposito dei sequestri effettuati come tra gennaio 2014 e luglio 2016 “oltre la metà, pari a 308.000 chilogrammi, è riconducibile alla categoria cheap white, cui si aggiungono anche 35.000 chilogrammi di sigarette contraffatte sequestrate nel medesimo periodo, pari a circa il 6 per cento del totale considerato”.

E’ un filone da non sottovalutare, anche se l’impegno più pressante è quello del contrasto al traffico di droga, e di migranti, nel Canale d’Otranto, ripresentatosi in maniera massiccia da alcuni mesi. E’ questo lo scenario a 25 anni di distanza dal periodo d’oro del contrabbando di sigarette che coinvolgeva Brindisi, Ostuni e Fasano, quella fase iniziale degli anni Novanta quando le basi si stavano spostando dall’Albania in Montenegro e si andava appesantendo il pizzo e il controllo imposto dalla Scu sulle “bionde”.

Ecco un video storico di quell’epoca, chiusa dall’Operazione Primavera nel febbraio-marzo del 2000. Era il novembre del 1992, e Brindisi si stava guadagnando l’appellativo di “Marlboro City”. Anni che hanno segnato profondamente la società locale, condizionandone ancora oggi la crescita.

IL VIDEO DI UNA SQUADRA CONTRABBANDIERA DI BRINDISI DURANTE UNO SBARCO NEL NOVEMBRE 1992

Stralcio dell'audizione del 28 settembre 2016 in Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione, della pirateria in campo commerciale e del commercio abusivo.

"Già nel 2006, con l'operazione «Tuareg» della Guardia di finanza di Milano, era a suo tempo emerso un possibile utilizzo di traffici di merce contraffatta per finalità di finanziamento di azioni terroristiche. L'indagine in discorso, infatti, nel portare alla luce l'esistenza in Italia di una cellula terroristica di matrice islamica, aveva permesso di accertare che, tra i diversi canali di finanziamento del sodalizio, vi erano anche i proventi della commissione di reati di contraffazione e ricettazione.

Altri segnali nella stessa direzione emergono poi da un rapporto stilato nel 2015 da Europol e dall'Ufficio dell'Unione europea per la proprietà intellettuale, secondo cui in alcuni manuali di addestramento utilizzati dal Al-Qaeda e rinvenuti nel 2002, l'organizzazione raccomandava la vendita di prodotti contraffatti quale mezzo per il finanziamento delle proprie cellule terroristiche.  Questo è stato rinvenuto ed è agli atti.

Sempre a proposito di possibili relazioni tra contraffazione e terrorismo, il medesimo documento richiama anche il caso di Mokhtar Belmokhtar, un grande trafficante di sigarette contraffatte, attivo nelle regioni centrali del continente africano, coinvolto nel rapimento di turisti occidentali nel 2003 e nei raid del 2013 ai giacimenti di gas naturale in Algeria. Quest'ultimo richiamo mi consente di introdurre uno specifico approfondimento in merito al fenomeno del contrabbando di sigarette.

Si tratta di un settore storicamente attratto nella sfera di interesse della criminalità organizzata, soprattutto per gli alti profitti che garantisce. In tale ambito, si distinguono due diverse forme di commercio illegale: il contrabbando di prodotti autentici; lo smercio di sigarette di bassa qualità.

Nel primo caso, la merce originale, prodotta negli stabilimenti autorizzati, viene dirottata su mercati paralleli controllati da organizzazioni criminali. L'altra tipologia di traffico, invece, si manifesta in duplice veste: da un lato, in condotte di contraffazione di prodotti da fumo di largo consumo; dall'altro, nell'introduzione di sigarette che, sebbene prodotte legalmente nei Paesi di origine, non sono ammesse alla commercializzazione nell'Unione europea, in quanto non conformi agli standard previsti, le cosiddette cheap white.

Per dare un dato concreto circa la sempre più massiccia diffusione di questa forma di smercio illegale di sigarette, che ormai sta soppiantando il classico contrabbando di prodotti originali, evidenzio che, dei 544.000 chilogrammi di tabacchi lavorati esteri illegali sequestrati dai reparti del Corpo tra gennaio 2014 e luglio 2016 – in questi ultimi giorni, ci sono stati ulteriori e notevoli sequestri di sigarette di questo tipo, ultimi proprio ieri, in Puglia – oltre la metà, pari a 308.000 chilogrammi, è riconducibile alla categoria cheap white, cui si aggiungono anche 35.000 chilogrammi di sigarette contraffatte sequestrate nel medesimo periodo, pari a circa il 6 per cento del totale considerato.

In linea generale, le aree di origine di questi flussi illeciti sono il sud-est asiatico, l'area balcanica, l'Europa orientale, il sud-est della Penisola arabica. L'Italia in tale contesto rappresenta sia un mercato di consumo, ma soprattutto un'area di transito verso gli altri Stati dell'Unione europea, dove la tassazione delle accise è sensibilmente più elevata. Dai dati in possesso del Corpo emerge che una significativa parte dei carichi sequestrati negli ultimi quattro anni è concentrata verso i capoluoghi di provincia ove insistono scali portuali, tra i quali i porti di Venezia, Ancona, Bari, Brindisi nonché quelli di Genova, La Spezia, Napoli, Palermo, Cagliari e Gioia Tauro.

Guardando poi alle rotte battute e alle basi logistiche utilizzate, dalle organizzazioni contrabbandiere emerge una tendenza alla diversificazione. Con sempre maggiore frequenza, infatti, le sigarette di contrabbando sono oggetto di sequestro su furgoni o autobus provenienti dal confine terrestre nord-orientale.

In particolare, recenti attività di servizio effettuate da reparti del Corpo dislocati ai confini terrestri con la Slovenia, confermano che la strategia delle organizzazioni dell'Est europeo è orientata verso la parcellizzazione dei carichi e l'impiego massiccio di automobili per il loro trasporto, probabilmente anche per questioni connesse all'economicità dell'attività criminale.

Sono frequenti, infatti i fermi di veri e propri taxi-driver delle sigarette illegali, vale a dire corrieri alla guida di furgoni, autoarticolati, autobus provenienti dai Paesi quali Ucraina, Polonia, Ungheria, Romania, e carichi di tabacco occultato all'interno della cavità e di doppi fondi ricavati da specializzate autofficine.

Una volta entrati nei territori nazionali attraverso i confini terrestri dell'Italia nord-orientale, i corrieri giungono nelle principali piazze di consumo della Campania, della Lombardia, del Piemonte, dell'Emilia-Romagna e del Lazio.

Tra i principali servizi effettuati dal Corpo in questo settore, segnalo l'operazione «Niedermann», conclusa dalla Guardia di Finanza di Trento nel 2014, che ha portato all'identificazione di organizzazioni criminali internazionali dedite al contrabbando internazionale di tabacchi lavorati e composta da soggetti di origine campana e di nazionalità ucraina e greca.

Nel caso di specie, è stato accertato che i carichi di sigarette arrivano in Italia occultati a bordo di autoarticolati e di autoveicoli, ivi compresi autoambulanze e camper, da Polonia, Ucraina, Ungheria e Grecia, attraverso i valichi del Brennero, San Candido, Tarvisio, Trieste e i porti di Ancona, Bari e Brindisi, per essere destinati al mercato clandestino nazionale e, soprattutto, a quello dell'area partenopea e dell'agro aversano. Al termine delle indagini, sono stati denunziati 75 soggetti, di cui 11 tratti in arresto in flagranza di reato, e sequestrati circa 7.800 chilogrammi di tabacchi lavorati esteri.

Importanti risultati sono stati poi conseguiti dalla Guardia di finanza di Caserta all'esito dell'operazione «Fumo dell'Est». Forse hanno avuto poca fantasia nel denominare quest'operazione, ma serve anche a identificare subito la provenienza. In questo caso, l'azione investigativa ha consentito di individuare i membri di due principali organizzazioni, di cui una composta prevalentemente da soggetti dell'Est Europa, dediti all'importazione di tabacchi lavorati esteri su vasta scala e collegati ad altri gruppi locali di minor rilevanza, che si occupavano della successiva commercializzazione al dettaglio.

Le attività coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo della procura della Repubblica di Napoli hanno consentito di effettuare vari interventi repressivi, con il sequestro di oltre 6 tonnellate di sigarette, 5 veicoli e denaro contante, anche in dollari statunitensi". 

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