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Le ultime parole di Palmina per fermare la violenza sulle donne

Profonda emozione, dolore e gioia. Il brivido, il colpo che difficilmente si incassa senza batter ciglio, quando si riascolta la registrazione di oltre 35 anni fa delle parole lese durante la terribile agonia di una quattordicenne, bruciata viva da assassini ancora senza volto

BRINDISI – Profonda emozione, dolore e gioia. Il brivido, il colpo che difficilmente si incassa senza batter ciglio, quando si riascolta la registrazione di oltre 35 anni fa delle parole lese durante la terribile agonia di una quattordicenne, bruciata viva da assassini ancora senza volto. Poi gli studenti che si abbracciano felici perché il loro video ha vinto la prima edizione del premio dedicato dalla questura di Brindisi a lei, Palmina Martinelli, spirata l’11 novembre 1981, assunta a simbolo della lotta contro la violenza sulle donne che si vuole combattere anche qui, in questa provincia dove, non solo quella della criminalità organizzata, ha seminato negli anni una lunga scia di vittime bambine, adolescenti, donne fatte, anziane.

Il video della prima edizione del PREMIO "PALMINA MARTINELLI"

Abbiamo pensato che sarebbe stato meglio, per raccontare ciò, riprendere e poi montare un video-racconto di questa manifestazione cui ha partecipato il capo del Dipartimento della Polizia di Stato, il prefetto Franco Gabrielli, il quale ha voluto che tutti i questori costruissero nei propri territori percorsi nuovi ed efficaci di prevenzione e contrasto alla violenza di genere. Gremito, il Nuovo Teatro Verdi di Brindisi per la prima edizione del premio “Palmina Martinelli”, presentata da Rossella Brescia e dal direttore della sede Rai di Bari, Attilio Romita. Ha vinto il Liceo Classico “Benedetto Marzolla” di Brindisi con “Acqua Pura”.

Per organizzare l’evento, il questore Maurizio Masciopinto ha impegnato i suoi poliziotti, dagli agenti ai funzionari, per molti giorni. Ma il risultato voluto, quello di emozionare, coinvolgere, convincere, è stato raggiunto. Bisognerà poi mantenere alta le tensione morale dei cittadini, e quella operativa delle forze di polizia per affrontare sul nascere la sopraffazione, la brutalità, la violenza nei rapporti di coppia, nella famiglia, nella scuola e sui posti di lavoro. Perché si può anche morire o essere gravemente colpiti dal mobbing, dal bullismo, dai rancori personali, soprattutto se si è donne.

Palmina Martinelli non era cresciuta in un contesto protetto, ma voleva una vita normale e felice. Disse no a chi voleva spingerla nel giro della prostituzione, e la punizione fu il fuoco. Un biglietto di addio, che il perito grafologico definì opera di almeno due persone, avrebbe dovuto accreditare l’ipotesi del suicidio. Il medico legale incaricato dalla sorella di Palmina, Giacomina, smontò questa tesi: la vittima, quando le fiamme provocate dall’incendio dell’alcol con cui era stata cosparsa la avvolsero, si stava proteggendo il volto con le mani.

Ma il giudice delle indagini preliminari di Brindisi il 28 aprile 2015 archiviò il caso riaperto dalla procura su istanza di Giacomina Martinelli. La quale però impugnò l’ordinanza davanti alla Corte di Cassazione, che nell’aprile del 2016 ha rinviato il caso alla procura presso il Tribunale di Bari, per una nuova indagine. Sul palco stamani anche il pm che raccolse le ultime parole di Palmina, Nicola Magrone. Ha raccontato che qualcuno parla anche di beatificazione per quella giovanissima donna di Fasano, la cui sorte è diventata nuova memoria per il diritto a una vita libera. E tra il pubblico la sorella, Mina, e il legale che si è battuto con lei per la riapertura del caso, l'avvocato Stefano Chiriatti di Lecce. L'indagine è stata riavviata, e il titolare è il sostituto procuratore Simona Filoni.

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