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Cronaca

A lezione di legalità: studenti al carcere con il pm

BRINDISI - Un gruppo di giovanissimi studenti delle scuole superiori e medie ha potuto varcare la cancellata della casa circondariale di via Appia e lo ha fatto nel corso di uno degli ultimi incontri previsti da un progetto dell'Its Giorgi di cui è partner l'Anm. Prosegue da cinque anni l'impegno dell'Associazione nazionale magistrati nella diffusione della cultura della legalità nelle scuole.

BRINDISI - Dentro quelle mura, lì dove la luce per filtrare deve oltrepassare le grate, si smette d'essere persone. La libertà la lasci fuori, in un armadietto, accanto a un mucchietto di effetti personali. La "libertà di mangiare un cucchiaio di Nutella davanti alla televisione", di "abbracciare i tuoi figli quando ne hai bisogno". Di inviare un sms, di dare un'occhiata alla bacheca di Facebook. Lo hanno imparato sulla propria pelle una ventina di studenti del Giorgi e della media Kennedy: è una dimensione in cui è difficile penetrare, se non ci si entra davvero. Tornare, poi, a respirare a pieni polmoni la propria vita ha un senso diverso.

Un'esperienza dall'intensità emotiva senza pari è stata loro consentita sabato mattina: si tratta di un gruppo di giovanissimi studenti delle scuole superiori e medie che ha potuto varcare la cancellata della casa circondariale di via Appia e lo ha fatto nel corso di uno degli ultimi incontri previsti da un progetto iniziato nel gennaio 2013 e realizzato da tre scuole, l'industriale Giorgi, capofila, l'istituto comprensivo Kennedy e il classico Marzolla. Il progetto si chiama "Stereotipi e pregiudizi" e ha come partner l'Associazione nazionale magistrati. Prosegue anche nel capoluogo, in questo modo, l'impegno dell'Anm, avviato ormai cinque anni fa e mai interrotto, nella diffusione della cultura della legalità presso le scuole di Brindisi e della provincia.

Il Pon - Por F3 in questione è tra i pochi ad aver ottenuto il sigillo del Ministero della Pubblica istruzione con un finanziamento a più zeri. Accanto ai ragazzi di prima superiore e di terza media un esperto d'eccezione, il sostituto procuratore Milto Stefano De Nozza che li ha accompagnati in un viaggio in diverse tappe denominato "La Costituzione la discriminazione razziale", ognuna delle quali determinanti per fissare i cardini della legalità, specie in contesti a rischio dispersione.

Dai primi mesi dello scorso anno a oggi si è parlato di Costituzione, di pena di morte, di Shoa, indagini, intercettazioni e infine anche della devastante esperienza della reclusione. Nella cappella del carcere di Brindisi quindici detenuti si sono raccontati e, seduti in cerchio, hanno consegnato le proprie storie personali ai giovanissimi che muovono i primi passi in un mondo costellato di trappole. Il dolore della privazione, la distanza dagli affetti, la rinuncia, determinata dai propri errori, ad una dimensione normale. Il desiderio di rinascita che perseguono anche lì dentro, frequentando le lezioni per ottenere un diploma, occupandosi delle attività lavorative che sono previste.

"E' stata una emozione forte" ha spiegato la direttrice del carcere, Anna Maria Dello Preite. "Non si trattava della prima occasione di incontro tra il mondo della scuola e quello del carcere. Altri studenti hanno fatto visita ai detenuti e agli ambienti in cui trascorrono le loro giornate. Ma sabato scorso è stato diverso". I detenuti erano 15, ognuno di loro porta sulle spalle un fardello pesante. C'è chi è in cella perché finito nel vortice della tossicodipendenza e quindi in quello correlato dello spaccio, chi per reati contro il patrimonio. Hanno accettato, non prima d'aver preso coscienza della funzione didattica che ogni singola frase avrebbe avuto per gli uditori, tutti molto giovani, di mostrare le proprie ferite, spesso non ancora guarite, per farne un monito.

"Chi sbaglia, finisce qui". Nei panni di un fantasma che ha da ripartire da zero. Commossi gli studenti, con i loro mille interrogativi. Commosse le insegnanti, la dirigente scolastica del Giorgi, Maria Luisa Sardelli e la docente Patrizia Vantaggiato. E perfino il magistrato, Milto Stefano De Nozza, che a trattare di delitti e di pene è abituato da pubblico ministero di primissimo piano qual è, ma che, forse per la prima volta, si è raffrontato con l'umanità densa di lacerazioni che si annida al di là delle sbarre. Un'umanità invisibile ai più, prigioniera di preconcetti e pregiudizi che solo al contatto diretto possono essere superati.

Se il leit motiv per tutti i partecipanti è stata la grande "emozione", per la dirigente Sardelli si è trattato anche di un momento altamente significativo per la formazione degli studenti. Nell'interpretazione anticonvenzionale di una didattica non relegata allo schema tradizionale: banchi, lavagna, libri di scuola. "Prima che lavoratori, formiamo uomini. E gli uomini vanno formati alla vita" ha spiegato. Non è scontato, non è semplice. Appassionare menti ancora poco più che bambine è impresa ardua. Non si può proporre loro spunti che non siano davvero interessanti, in grado di penetrare nella loro quotidianità fino a metterla in discussione.

"Il dottor De Nozza ci riesce benissimo. A lui va un ringraziamento sentito e particolare. E' molto vicino alla scuola, molto vicino ai ragazzi che ora vorrebbero inondarlo di lettere, di proprie riflessioni. Lui ci crede davvero, e solo così si raggiungono risultati importanti. Ha una straordinaria capacità di dialogo con gli studenti" ha aggiunto la dirigente. Il clou dell'itinerario tracciato sul solco della massima "Stereotipi e pregiudizi" è stato proprio la visita al carcere, a lungo preparata dal punto di vista autorizzativo ma improvvisata nei contenuti. E incredibilmente riuscita.

Ma in precedenza c'era stato modo di leggere la Costituzione, di soffermarsi su determinati articoli, sulla pena di morte che in Italia non c'è ma altrove invece è ancora prevista. "Abbiamo guardato insieme - ha invece raccontato la professoressa Vantaggiato - il film La Vita è Bella, in coincidenza con la giornata della memoria". Poi un tour guidato all'interno della Procura di Brindisi, per conoscerne le funzioni e la strutturazione. Un tuffo nelle indagini con l'ingresso, anche questo privilegio per pochi, nella sala intercettazioni: la stanza in cui si concentra l'attività tecnica che è il fondamento oltre che la premessa indispensabile delle inchieste più solide, oltre che più importanti per arginare condotte pericolose per la collettività.

Nulla di cattedratico, insomma. Ché, lo dicevano gli antichi romani in una definizione di grandissima attualità, la scuola è (e deve restare) maestra di vita, prima che officina di saperi.

 

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