Cronaca

Abusi su un chierichetto: don Francesco Caramia chiede la libertà al Riesame

Ricorso al Tribunale di Lecce dopo l'arresto in carcere con l'accusa di atti sessuali su un bimbo di nove anni della parrocchia San Giustino de Jacobis del rione Bozzano di Brindisi. L'ordinanza eseguita il 15 giugno scorso, il prete si professa innocente

BRINDISI – Chiede di lasciare il carcere di via Appia, don Francesco Caramia, arrestato il 15 giugno scorso con l’accusa di atti sessuali su un chierichetto di nove anni che frequentava la parrocchia di San Giustino de Jacobis, nel quartiere Bozzano, a Brindisi.

I difensori dell’ex parroco, Giancarlo Camassa e Maria Cristina Ciace, hanno depositato il ricorso al Tribunale del Riesame che sarà discusso alla fine del mese: i penalisti sostengono che non siano sussistenti né i gravi indizi di colpevolezza ravvisati dal giudice per le indagini preliminari Maurizio Saso, sulla base dell’ascolto del minore in sede di incidente probatorio, né tanto meno le esigenze cautelari legate al pericolo di reiterazione del reato e per questo chiederanno al collegio l’annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare ottenuta dal sostituto procuratore Milto Stefano De Nozza e, in subordine, l’attenuazione della stessa con il riconoscimento degli arresti domiciliari.

Don Francesco Caramia, dal canto suo, continua a professarsi innocente così come ha fatto davanti al gip, affrontando l’interrogatorio di garanzia, all’indomani dell’arresto eseguito dai carabinieri. Al momento pesa il racconto del ragazzino che oggi ha 16 anni e che è stato sentito lo scorso 16 febbraio: le dichiarazioni confermerebbero il contenuto della denuncia sporta dal pediatra del ragazzino, da cui è partita l’inchiesta.

Il medico, infatti, segnalò tutto in Procura dopo aver parlato con la mamma del minorenne, una volta che la donna era venuta a sapere del disagio del figlio, da un’amica di quest’ultimo. Dichiarazioni dello stesso contenuto sarebbero state consegnate al gip, sempre in sede di incidente probatorio, dalla ragazza.

Gli episodi contestati si riferiscono al periodo di tempo compreso tra il 2007 e il 2008 e sarebbero avvenuti nei locali della sacrestia della chiesa San Giustino de’ Jacobis, quando il ragazzino chiedeva di fare chierichetto e di salire sull’altare assieme al prete per la celebrazione della messa. Alcune volte, anche due giorni nell’arco di una settimana.

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