Cronaca

“Abuso d’ufficio provato: Consales agì per assicurare un vantaggio alla sua News”

Depositate le motivazioni della sentenza con cui il Tribunale ha condannato l'ex sindaco di Brindisi a un anno e sei mesi, pena sospesa: "Cessione solo formale delle quote, aveva un interesse personale essendoci il rischio di vedere aggredito dai creditori il proprio patrimonio, davanti a debiti della società per 389mila euro"

BRINDISI – “Il dibattimento ha dimostrato, in termini di certezza, la ricorrenza in capo all’ex sindaco Mimmo Consales di un interesse personale al rinnovo in favore della News sas dei servizi di rassegna stampa e call center da parte del Comune di Brindisi: agì con dolo specifico, ossia con l’intenzione di assicurare un vantaggio patrimoniale alla società perché prima che il giornalista cedesse le sue quote, dopo le elezioni, la sas aveva debiti verso l’Erario per 389mila euro, in relazione ai quali il sindaco manteneva la condizione di coobbligato solidale”.

Il pm Giuseppe De NozzaIl Tribunale di Brindisi ha ritenuto provata l’accusa di abuso in atti d’ufficio mossa dal pm Giuseppe De Nozza nei confronti di Mimmo Consales, ex primo cittadino di Brindisi, eletto con il Pd, condannato a un anno e sei mesi, pena sospesa, con riferimento al rinnovo dei servizi di call center e rassegna stampa alla News, tramite delibere di Giunta, una il 19 giugno 2012, un mese dopo le elezioni, e l’altra il 21 gennaio 2013.

In entrambi i casi, lo stesso ex primo cittadino non si astenne, ma presentò gli affidamenti “fuori sacco”, vale a dire senza che l’argomento fosse inserito nell’ordine del giorno dei lavori dell’esecutivo. In tal modo, secondo la lettura del Tribunale, Consales voleva garantire a se stesso un “possibile rimedio contro il rischio di vedere aggredito dai creditori erariali il proprio patrimonio personale di fronte a debiti notevoli”. Avrebbe, quindi, dovuto astenersi di fronte ad affidamenti che sarebbero stati “se non salvifici, sicuramente indispensabili per alleggerire il carico dell’esposizione verso l’erario”. Consales essendo socio accomandatario ne avrebbe risposto solidalmente e illimitatamente.

Le motivazioni alla base dell’affermazione di colpevolezza pronunciata lo scorso 17 marzo, sono state depositate il 9 giugno e costituiscono la base sulla quale tanto la difesa di Consales, affidata all’avvocato Massimo Manfreda, quanto l’accusa ricorreranno in appello. Il pm aveva chiesto la condanna a sei anni e dieci mesi, senza attenuanti generiche, addebitando a Consales anche la truffa aggravata ai danni del Comune, in concorso con il socio Sabino Porro, e la concussione in ordine alla vicenda del pagamento rateale del debito con Equitalia, assieme al direttore della filiale di Brindisi, Giuseppe Puzzovio per il quale era stata chiesta la condanna a sei anni e otto mesi.

Da queste accuse sono stati tutti assolti “perché il fatto non sussiste” dal collegio giudicante presieduto da Genantonio Chiarelli, a latere Francesco Cacucci e Barbara Nestore. Il filone Equitalia ha portato a una successiva inchiesta sulla provenienza delle provviste di denaro, con accusa di corruzione mossa all’ex sindaco in concorso con l’imprenditore della Nubile,  Luca Screti, per una presunta tangente di 30mila (entrambi furono arrestati il 6 febbraio 2016). Mazzetta per la quale il pm ha chiesto il processo per entrambi, avendo anche l’ammissione del pagamento da parte di Screti.

I giudici hanno condannato a un anno e un mese Alessio Vincitorio per abuso d’ufficio affermando che per il tecnico informatico in favore del quale Consales dispose la cessione delle sue quote della News “è certa la prova del consapevole contributo causale alla consumazione del delitto”. Il pm aveva chiesto un anno e quattro mesi. “L’istanza per il rinnovo dei servizi avvenne in seguito a una domanda da lui presentata e la proposta riverberò gli effetti in termini di vantaggio patrimoniale in favore della società da lui formalmente rappresentata, il tutto in un contesto in cui l’imputato stesso ha ammesso di non avere i requisiti richiesti per svolgere i servizi, non avendo maturato alcuna esperienza in materia di informazione e comunicazione”. L’imputato è difeso dall’avvocato Carmelo Molfetta.

Il penalista assiste anche il giornalista Sabino Porro, socio di Consales e zio di Vincitorio: per il professionista, residente in Albania, il pm aveva chiesto la condanna a un anno e sette mesi per concorso in abuso d’ufficio e truffa, accuse per le quali il penalista ha incassato l’assoluzione perché i fatti non sussistono benché – scrive il Tribunale – “Porro era uomo di fiducia di Consales ed ebbe un ruolo centrale nella vicenda della News”. Ma secondo i giudici “il capo di imputazione per Porro è completamente privo della descrizione del contributo offerto da quest’ultimo", da qui l’assoluzione.

E’ stata dimostrata, invece, nel corso del dibattimento la “situazione di conflitto di interesse di Consales”, così come provata è stata ritenuta la “cessione solo formale delle quote”: la lettura del Tribunale è che “Porro doveva continuare a essere l’uomo dell’ex sindaco all’interno della News nell’eventualità che la carriera politica di Consales i concludesse, dovendo in questo momento tornare a svolgere la professione di giornalista”. Per questi motivi, “è del tutto condivisibile” quanto sostenuto dal pm “laddove ha evidenziato che il senso dell’operazione fu quello di effettuare una cessione” delle quote della società solo fittizia “a termine”, “per porre al riparo il sindaco dal conflitto di interesse, pur consentendogli di mantenere il controllo effettivo della News”.

Il Tribunale, inoltre, ha sottolineato che “l’istruttoria ha dimostrato la ricorrenza di un ulteriore interesse in capo a Consales” riconducibile al fatto che l’ex sindaco aveva in uso un’utenza personale “ i cui costi erano addebitati sul conto della News. Il “conseguimento di ulteriori introiti da parte della società avrebbe anche consentito al giornalista di continuare a fare uso dell’utenza a spese della sas”, come sostenuto dal sostituto procuratore De Nozza.

Diversa, invece, la conclusione a cui è arrivato il Tribunale rispetto alla truffa aggravata ai danni del Comune, come conseguenza dell’affidamento dei servizi alla News di Vincitorio perché secondo i giudici “non è stata contestata in concreto e pertanto nemmeno dimostrata”, si legge nelle motivazioni. “Conseguentemente, la condotta così come ipotizzata non sussiste” e gli imputati sono stati assolti. Il Tribunale ha ricordato che “il danno ingiusto deve avere contenuto patrimoniale, cioè deve concretizzarsi in un detrimento del patrimonio inteso come complesso di diritti, rapporti e situazioni giuridiche a contenuto patrimoniale e non può essere configurato in presenza della violazione di una mera aspettativa fondata su un’astratta situazione giuridica ipotizzata dalla legge”. Nel caso del Comune di Brindisi, “sull’aspettativa circa la competenza e professionalità di un soggetto chiamato a svolgere servizi di comunicazione affidati dall’Ente”.

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