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L'edificio che ospita la scuola Rodari

L'edificio che ospita la scuola Rodari

Accorpamento tra scuole: "Le maestre possono scegliere di non cambiare sede"

Riceviamo pubblichiamo un intervento del sindaco di Torchiarolo Nicola Serinelli riguardo alle polemiche di alcuni genitori sampietrani sull'accorpamento della scuala elementare Rodari di San Pietro Vernotico con l'istituto comprensivo Valesium di Torchiarolo attuati nell'ambito del dimensionamento della rete scolastica attuato dall Regione Puglia

TORCHIAROLO - Riceviamo pubblichiamo un intervento del sindaco di Torchiarolo Nicola Serinelli riguardo alle polemiche di alcuni genitori sampietrani sull'accorpamento della scuala elementare Rodari di San Pietro Vernotico con l'istituto comprensivo Valesium di Torchiarolo attuati nell'ambito del dimensionamento della rete scolastica attuato dall Regione Puglia

Leggo, inizialmente per curiosità, subito dopo con non poca sorpresa, il servizio su "Brindisi Report" dal titolo: "S.Pietro, un'altra scuola accorpata a Torchiarolo. I genitori non ci stanno". Mi vien subito da riflettere: in tempi in cui chi ha a cuore le sorti delle realtà locali cerca di promuovere il superamento culturale dei ristretti ambiti geografici (viste le ristrettezze economiche che assillano famiglie e comuni), registrare la presenza di chi tenta ancora di alzare trincee campanilistiche certamente non giova alla causa comune, anzi, rischia di innescare inutili tensioni sociali, generatrici di "guerre tra poveri", con la conseguenza di depauperare le comunità locali, indi le famiglie.nicola serinelli-3

Prima di esprimere il mio pensiero in merito alla levata di scudi di alcuni genitori che sarebbero sul piede di guerra "perché la scuola elementare Rodari è stata accorpata all'istituto comprensivo Valesium di Torchiarolo" ho il dovere di puntualizzare quanto segue: da anni lavoro nella vicina San Pietro Vernotico, la cui comunità sento vicina, non fosse altro perché mi ospita nella quotidianità del mio agire professionale e sociale, non a caso ho sposato "cause" di cittadini sampietrani; il dover agire in ambito sanitario mi porta a contatto con innumerevoli "criticità ed emergenze", spesso di carattere personale e familiare, verso le quali avverto il dovere morale, prima ancora che istituzionale, di rendere la mia disponibilità (in termini di servizio) cercando di dare, nei limiti delle competenze, funzioni e nel rispetto delle leggi, il meglio di me con la sopita speranza di alleviare i disagi di quanti incontrano difficoltà. Non ho avuto esitazione alcuna a mettere in atto il sentire sociale, indi le mie energie psico/fisiche e ciò indipendentemente dalla ricerca di possibili "ritorni", in termini di consensi politici; nel mio agire istituzionale, infatti, reputo doveroso andare alla ricerca delle verità, più che a quelle del consenso, perchè solo agendo con onestà di intenti, e non con reconditi fini, si possano tutelare i veri interessi delle persone e delle comunità.

Ho ritenuto doverosa tale premessa per far comprendere che non possiamo più permetterci di continuare a pensare e agire come si pensava e agiva nei decenni scorsi; credo anche io, come sosteneva l'indimenticabile Aldo Moro che "il tempo delle rendite è finito" e che siamo di fronte a realtà in cui i consensi o si guadagnano sul campo operando a servizio delle persone e dei territori o non si meritano, e che se non nasce un nuovo senso del dovere e della responsabilità siamo destinati tutti al fallimento.

Siamo pertanto chiamati, ciascuno nell'ambito dei propri ruoli, a fare il salto di qualità per aprire menti e cuore, indi consentire alle nostre azioni di andare nella direzione del vero Bene comune, al di là dei pregiudizi, e che la diversità di opinione e azione devono diventare ricchezza per tutti. Attardarsi ancora a difendere i ristretti confini di campanile significa non voler bene alla propria gente e alle proprie comunità. La cultura della globalizzazione deve farci superare i limiti del ristretto confine.

 Non mi sono mai sentito ferito o menomato quando negli scorsi anni ho pure registrato la continua subalternità del comune che mi onoro guidare rispetto a quello della vicina San Pietro, per via di una serie di servizi (dal sanitario, al giudiziario, così come da enti erogatori di servizi, luce, gas, acqua ecc.) e poi non ho mai alzato barriere (al di là della mia doverosa valutazione politica) nemmeno quando, nel 2004, prima la Giunta del mio comune (delibera n. 39/2004), successivamente il Consiglio (delibera n. 20/2004), tradendo le attese (e gli stessi interessi) della mia comunità .orientava le proprie scelte per il "rilancio della zona industriale nel comprensorio intercomunale" verso San Pietro, pur potendo attivarsi per orientarla, molto più opportunamente, in territorio torchiarolese, che meglio è disposto in ordine ai collegamenti stradali esistenti (superstrada), con inevitabili risvolti in termini di risorse umane e finanziarie di fatto perdute.

Rilevo altresì che, appena eletto sindaco, ho promosso iniziative tese a dar vita ad intese tra comuni limitrofi (San Pietro, Cellino e Squinzano) per pianificare in forma stabile (a mezzo convenzioni)  servizi migliori e più economici soprattutto sulle marine; lavoro tuttora per costituire, insieme con i colleghi di San Pietro e Cellino, la centrale unica di committenza che abbia San Pietro come punto di riferimento, così come lo sarà (in tal senso il mio comune ha già deliberato) per la commissione paesaggistica, che nei decorsi anni era stata attivata col comune di Carovigno. Perciò comprendo poco le ragioni alla base della minaccia di alcuni genitori (mi auguro non strumentalizzati da altri che potrebbero avere altri interessi) di alzare barricate con l'intento di "consegnare a Torchiarolo una scuola vuota".

Mi chiedo infatti che senso può avere perseguire strade impervie, strumentalizzando qualcosa che di per se dovrebbe essere lineare perché consente la garanzia del rispetto dei diritti, in uno con la possibilità per Torchiarolo di disporre, così come per San Pietro Vernotico della dirigenza in loco, attese le emergenze scolastiche che reclamano quotidianità di presenze operative. Perché forzare gli eventi cercando di far valere la forza del peso specifico politico, rispetto alla logica e al buon senso? (principi questi che sono stati alla base della Delibera adottata dal mio esecutivo il 18 novembre scorso, allorquando, accogliendo la proposta del consiglio d'istituto, si determinava di chiedere, nella stesura da parte della Giunta Regionale del dimensionamento della rete scolastica per l'anno 2016/2017, la possibilità di accorpare il plesso di scuola Rodari all'istituto comprensivo Valesium), soluzione proposta anche al comune di San Pietro in linea con quanto già accade nel resto d'Italia, della Regione, della provincia. Rammento peraltro che il plesso Rodari è ubicato nell'edificio che ospita anche il plesso di scuola dell'infanzia "Decroly" che appartiene già all'Istituto Valesium, pertanto la predetta proposta garantiva (e garantirà) oltre alla stabilità dell'istituzione scolastica, anche una maggiore continuità didattico/educativa per gli alunni.

Perché, allora, aizzare gli animi di chi magari in buona fede non ha compreso che nulla cambierà in termini di cose che contano per gli studenti e le famiglie, visto che proprio i principali attori (studenti e famiglie appunto) non avranno ripercussioni negative rispetto a quanto già determinatosi? In fondo se al personale docente sta a cuore assicurare continuità didattica ai propri alunni ben possono farlo optando per andare in quella direzione.  Se poi pensiamo che anche le istituzioni periferiche dello Stato devono essere "agenzie educative sul territorio", allora comprendiamo quanto sia importante formare ed informare correttamente perché alla cultura del ristretto campanile o alle lotte di quartiere (più o meno interessate) si contrapponga quella più nobile della condivisione, la sola capace di promuovere comunità solidali in cui siano garantiti spazi di libertà e progresso sociale. 

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