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Mercoledì, 8 Febbraio 2023
Cronaca

Acque Chiare, nel passivo anche i promissari acquirenti. Romanazzi in Appello

Udienza a settembre. Intanto sopralluogo nel villaggio del curatore nominato dal Tribunale per l’inventario

BRINDISI – Potrebbero allargarsi le maglie del passivo fallimentare della società Acque Chiare srl di Brindisi, perché almeno la metà dei promissari acquirenti intende insinuarsi per chiedere la restituzione della somma all’epoca versata per l’investimento immobiliare. Mai arrivato al rogito, essendoci stato il sequestro che rischia di diventare confisca nel caso in cui la lottizzazione abusiva contestata dalla Procura dovesse essere riconosciuta dalla Cassazione.

La Finanza al villaggio Acque Chiare

L’inventario dei beni

In 25 sui 54 promissari hanno incontrato il curatore fallimentare nominato dal Tribunale di Brindisi. Il commercialista di Lecce Massimo Bellantone ha avuto accesso ai luoghi, vale a dire al villaggio sequestrato il 28 maggio 2008 dai finanzieri, allo scopo di procedere alla redazione dell’inventario. Passaggio necessario per accertare quanti siano gli immobili effettivamente disponibili e quanto valgano sul mercato.

I promissari proprio per questo intendono far valere i propri diritti e alcuni di loro hanno già conferito incarico agli avvocati di procedere in questa direzione, evidenziando  di aver versato una somma di denaro a titolo di acconto. L’accordo con il costruttore prevedeva all’epoca il rogito dal notaio e quindi il pagamento della parte restante necessaria a perfezionare l’atto di acquisito degli immobili, vale a dire le villette che nell’impostazione della Procura di Brindisi non avrebbero potuto essere collocate sul mercato perché residence dell’albergo (peraltro mai completato) e non residenze, per lo più case al mare.

Il reclamo di Romanazzi

I legali del costruttore Vincenzo Romanazzi, gli avvocati Andrea e Umberto Violante intanto, hanno depositato reclamo dinanzi alla Corte d’Appello di Lecce, contro la declaratoria di fallimento del Tribunale di Brindisi del 18 aprile scorso. La pronuncia del collegio presieduto da presidente Alfonso Pappalardo, giudici Paola Liaci e Stefano Sales è conseguenza del ricorso promosso dalla banca Monte dei Paschi di Siena: l’istituto il primo dicembre 2017 chiese il fallimento della società allegando copia del decreto ingiuntivo per 30mila euro emesso dal Tribunale a carico di Acque Chiare.

La società Acque Chiare Srl si è opposta alla dichiarazione di fallimento sostenendo innanzitutto che quel  decreto ingiuntivo era stato impugnato e la sua efficacia esecutiva sospesa dal giudice competente. In secondo luogo ha ricordato che nel 2008 è stata attinta da un sequestro preventivo e che gli immobili ad essa riconducibili sono stati oggetto di confisca nei primi due gradi di giudizio, ma al contempo la società ha sottolineato che la situazione è suscettibile di variazione in quanto la Corte di Cassazione dovrebbe dichiarare la prescrizione del reato di lottizzazione abusiva, causa di estinzione dello stesso sulla base del trascorrere del tempo. In tal caso ci sarebbe revoca dei sigilli e restituzione del patrimonio immobiliare alla società. Romanazzi è stato condannato a un anno e sei mesi, con ammenda di 55mila euro in Appello.

Il costruttore Vincenzo Romanazzi il 29 maggio 2008

Il fallimento della srl

Per il Tribunale ha comunque dato peso al “superamento del limite di 30mila euro per la debitoria”, soglia che legittima le azioni per le procedure concorsuali. Sul piatto della bilancia, hanno pesato, oltre che dal credito vantato dalla Monte dei Paschi, l’esposizione verso l’Agenzia delle Entrate per quasi cinque milioni di euro (4,9 milioni di euro) e il totale dei debiti risultante dal bilancio 2016 per quasi nove milioni (8,9 milioni di euro). Tale contesto – secondo il Tribunale – sarebbe sintomatico di una situazione di impotenza della società avente natura strutturale e non transitoria.

Quanto, poi, alla decisione di nominare curatore un professionista esterno alla realtà brindisina, la scelta del Tribunale è stata dettata dall”’effetto mediatico suscitato dalla vicenda penale che ha visto coinvolta la fallita, nonché in considerazione della circostanza che molti degli acquirenti degli immobili venduti della medesima e sottoposti a confisca sono stati acquistati da professionisti, commercialisti e avvocati, operanti sul territorio brindisino”.

Acque Chiare, la spiaggia il giorno del sequestro

I proprietari delle villette

Diversa la situazione dei proprietari delle villette, finiti in Appello dopo che il pm ha impugnato la sentenza di non luogo a procedere per intervenuta prescrizione ritenendola tardiva. La Corte salentina ha disposto il rinvio a ottobre per acquisire la traduzione in italiano della sentenza dei giudici della Grande Chambre di Strasburgo, considerata pertinente al caso Acque Chiare, dal momento che si riferisce a situazioni analoghe.

I proprietari imputati sono 154 . La Grande Chambre, pronunciandosi su Punta Perotti, Golfo Aranci a Olbia (in Sardegna) e Testa di Cane e Fiumarella di Pellaro a Reggio Calabria, ha affermato il principio secondo cui non è possibile procedere alla confisca degli immobili, qualora non ci sia stata una “sanzione penale”. Sanzione che nell’accezione italiana dovrebbe coincidere con una sentenza penale di condanna.

Diversa sarebbe la posizione di altri 73 proprietari delle villette, poiché questi sin da subito decisero di avvalersi della prescrizione. Non dovrebbe porsi, secondo gli avvocati, il problema della confisca alla luce della pronuncia della Grande Chambre.

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