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Acque Chiare. Si prende ancora tempo, il processo impantanato

Ultima chiamata: ultimo treno e ultima corsa. Entro il 3 giugno dovrà prendere una posizione che non potrà più mutare la parte del popolo di Acque Chiare che è ancora indecisa, non sa cioè se revocare la propria rinuncia alla prescrizione oppure no.

Ultima chiamata: ultimo treno e ultima corsa. Entro il 3 giugno dovrà prendere una posizione che non potrà più mutare la parte del popolo di Acque Chiare che è ancora indecisa, non sa cioè se revocare la propria rinuncia alla prescrizione (in sostanza uscire dal processo con una sentenza di non luogo a procedere) oppure perseverare mirando all’assoluzione, ma rischiando una condanna. Sia o meno intervenuta la decisione per cui v’è grande attesa, quella della Grande Chambre di Strasburgo che porrà la parola fine a una querelle tutta italiana, in punto di diritto, sulla legittimità della confisca in caso di prescrizione del reato. E quindi sull’ipotesi che anche Acque Chiare venga sottratto per sempre ai suoi inquilini.

La vicenda giudiziaria che riguarda il villaggio in località case bianche è impantanata. Il giudice Vittorio Testi, pur rigettando le richieste di differimento avanzate dai legali che ritenevano quantomeno logico attendere anche per questo processo (quello per concorso in lottizzazione abusiva a carico di 220 imputati) il pronunciamento di Strasburgo sul ricorso dell’Avvocatura dello Stato in merito alla sentenza Varvara della Core europea dei diritti dell’Uomo, concernente una lottizzazione più o meno identica ad Acque Chiare, ha stabilito oggi un rinvio. Poco più di due mesi per scegliere, una sorta di “termine” concesso alla ventina di imputati che in precedenza avevano rinunciato alla prescrizione e che non si erano ancora espressi.

Il giudice Vittorio Testi-3Riteneva ad esempio l’avvocato Cosimo Pagliara, che bisognasse necessariamente prendere una pausa di riflessione, sulla scia di quanto già fatto dalla Corte di Cassazione che su richiesta del procuratore generale lo scorso 27 febbraio aveva deciso di fermarsi e di aspettare nuove dall’Europa. Dato per assodato, come ha sottolineato oggi il pm Antonio Costantini, che non sarebbe neppure ipotizzabile, del resto il Tribunale non lo ammetterebbe, pensare di tornare indietro sui propri passi e revocare una revoca alla rinuncia della prescrizione, bisogna solo sperare ora che la Grande Chambre fissi l’udienza prima del 3 giugno. Qualora dovesse ritenere ammissibile il ricorso dell’Italia.

Insomma, un pastrocchio tutto italiano che non dipende certamente dalla responsabilità di chi a Brindisi a tentato di muoversi entro i confini delle norme. La prescrizione scatta in fretta per reati urbanistici come la lottizzazione abusiva. La Cedu bacchetta l’Italia ritenendo che non sia possibile confiscare villette in assenza di condanna. In bilico c’è il processo madre, giunto al terzo grado di giudizio. Il processo “figlio” a carico di tutti gli intestatari di abitazioni ad Acque Chiare.

La questione Varvara non può entrare direttamente nel giudizio in corso a Brindisi, ma deve necessariamente. Perché si discute in termini di principio di una questione rilevante anche per le eventuali decisioni che verranno assunte in merito agli immobili che si affacciano sulla costa, lungo la litoranea per Apani. L’accusa ritiene che non fosse possibile concedere a una parte degli imputati la possibilità di fare dietrofront sulla questione prescrizione. Impugnerà le sentenze di non luogo a procedere che il giudice monocratico Testi pronuncerà il 3 giugno. Sarà la Cassazione a decidere, poi.

Si profilano varie ipotesi. Tra cui anche quella di un complesso spaccato in due. Per metà non confiscato, perché potrebbe non essere più possibile nel BelPaese (dove tra l’altro si prescrive tutto in un lampo) procedere in caso di non condanna. Per metà invece sottratto ai proprietari che continuano ad affermare la propria buona fede e a ritenersi innocenti, pur non sentendosela (per la gran parte) di non giocarsi il jolly della prescrizione per evitare di perdere centinaia di migliaia di euro spesi in questi anni. Insomma, sarà Strasburgo a dissipare la foschia che è calata su Acque Chiare. Dopo anni di tafferugli giudiziari i proprietari non sono ancora uniti sullo stesso fronte. Del resto non lo sono stati. Resta un unico rimpianto: in tempi non sospetti, ma anche più di recente, una strategia comune avrebbe forse potuto evitare il peggio per loro. Oltre che il disastro in riva al mare. 

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