Lunedì, 18 Ottobre 2021
Cronaca

Acquedotto pugliese, appalti e ricatti anche sessuali: otto indagati

Notificati gli avvisi di conclusione: rischia il processo anche l'ingegnere brindisino Mario Capoccello, dipendente della Icos, in relazione a un affidamento diretto ottenuto dalla ditta

BRINDISI – Arriva a conclusione l’inchiesta su alcuni appalti, diversi affidamenti diretti dell’Acquedotto Pugliese e presunti ricatti, in un caso anche a sfondo sessuale, e sono in otto a rischiare il processo: tra i destinatari degli avvisi c’è l’ingegnere brindisino Mario Capoccello, 57 anni, di San Pancrazio Salentino, ingegnere alle dipendenze della ditta Icos.

Il tribunale e la procura di Lecce

L’impresa è finita sotto la lente di ingrandimento del pubblico ministero Antonio Negro, prima in servizio a Brindisi, ora presso la Procura di Lecce: contestate le ipotesi di tentata concussione, peculato, truffa aggravata, favoreggiamento personale, frode nelle pubbliche forniture e falso commesso da pubblico ufficiale al termine degli accertamenti avviati nel 2010 su affidamenti in nel comune di Taurisano per la sostituzione di una serie di tronchi delle condotte di fognatura. Alcuni degli attuali indagati avrebbero chiesto la somma di mille euro a un imprenditore per impegnarsi a ad affidargli i lavori nel comune di Tauriano e in altri del Leccese. Da qui i primi accertamenti con l’acquisizione di documenti e il sequestro del cantiere.

A rischiare il processo sono: Emanuele Rizzo, 41, di Monteroni,  amministratore unico e legale rappresentante della società Icos; Cosimo Damiano Anglano, 69 anni, residente a Nardo, dipendente dell’Acquedotto pugliese in qualità di responsabile della Macro area di Lecce; Vincenzo Arachi, 69, di Nardò, ispettore di cantiere per conto dell’Acquedotto con riferimento alla stessa zona; Antonio Gai, 40, di Cavallino, ingegnere, finito sotto inchiesta in veste di direttore responsabile della sicurezza dei cantieri sempre per conto dell’Acquedotto; Mauro Muya, 54, di Lecce, anche lui direttore dei lavori per Acquedotto pugliese; Alessio Tundo, 36, di Seclì, amministratore unico della Tundo srl; Michele Tundo, 63, di Seclì, legale rappresentante della stessa srl.

Secondo l’accusa, per i lavori ci sarebbero state attestazioni di regolare esecuzione con conseguente pagamento dei corrispettivi, benché in realtà non fossero stati completati. Si tratta nella maggior parte dei casi di affidamenti diretti, senza gara, in quanto l’ammontare non superava il tetto dei ventimila euro.

Tra gli episodi contestati, c’è anche un presunto ricatto a sfondo sessuale perché stando alle risultanze delle indagini, in un’occasione la titolare di un’impresa sarebbe stata costretta a cedere alle avance per ottenere l’affidamento dei lavori. Gli indagati hanno venti giorni di tempo per produrre memoria difensiva o chiedere di essere sentiti dal pubblico ministero che, alla scadenza, deciderà se esercitare o meno l’azione penale formulando la richiesta di rinvio al giudizio del Tribunale.

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