Cronaca San Pietro Vernotico

“Acquisti legittimi, soggetto non pericoloso”: beni dissequestrati

Antonio Stabile, 43 anni, di San Pietro, ottiene la restituzione di casa, società e auto: accolto il ricorso della difesa

SAN PIETRO VERNOTICO – “Legittime le operazioni compiute nel corso degli anni per l’acquisto di immobili, auto e quote societarie” e nessuna prova che, in quello stesso periodo, l’indagato fosse persona “pericolosa”: per questi motivi, la Corte d’Appello di Lecce ha ordinato la restituzione di tutto, in favore di Antonio Stabile, 43 anni, di San Pietro  Vernotico.

Il dissequestro

Francesco CascioneIl collegio presieduto da Maurizio Petrelli, all’esito della camera di consiglio, ha accolto il ricorso presentato dagli avvocati Francesco Cascione (nella foto accanto) e Orazio Vesco (nella foto in basso) del Foro di Brindisi, contro il decreto del Tribunale di Lecce, Seconda sezione, ufficio delle misure di prevenzione. Sono stati, quindi, dissequestrati i seguenti beni: un immobile a San Pietro Vernotico, composto da otto vani, con superficie di 204 metri quadrati, avente rendita catastale pari a 640 euro; due autocarri Doblò; una Fiat Uno; una Bmw 320; una Peugeot 406 e una Mercedes Ml 400, più le quote societarie, pari al 50 per cento del capitale sociale della Dean Energy srl, con valore nominale di cinquemila euro.

Dissequestrati anche i beni riconducibili ai familiari: un immobile di tre vani a San Pietro Vernotico, di 70 metri quadrati, con rendita catastale pari a 225,95 euro; un altro immobile di tre vani, sempre a San Pietro Vernotico, di 72 metri quadrati, con rendita catastale pari a 225 euro; area urbana di 23 metri quadrati, sempre a San Pietro; una Lancia Y e una Mercedes classe A; infine quote societarie pari al 50 per cento del capitale della società Dean Energy srl.

Il sequestro

Il patrimonio intestato e riconducibile  a Stabile venne sottoposto a confisca, all’esito degli accertamenti condotti dai militari della tenenza di San Pietro Vernotico, riassunti nel fascicolo “Postera pecunia”, lo scorso 18 aprile.

Secondo i finanzieri esisteva una notevole sproporzione fra il tenore di vita e gli immobili direttamente e indirettamente a lui riconducibili, tanto che in alcuni casi i redditi erano insufficienti persino a garantire la sopravvivenza. Il Tribunale salentino ritenne “fondata” l’istanza del pm affermando che le derivazioni degli investimenti immobiliari sono “tutt’altro che limpide, in quanto al momento del relativo esborso, il brindisino “non risulta aver avuto redditi congrui per far fronte alle compravendite”.

La difesa

orazio vesco-2Gli avvocati Cascione e Vesco hanno innanzitutto lamentato la violazione del “giudicato di prevenzione” poiché la Corte d’Appello di Lecce il 16 luglio 2015 aveva revocato la misura della sorveglianza speciale, in assenza di elementi dai quali desumere la “pericolosità sociale di Stabile e anche l’attualità al momento della richiesta formulata dal pm”. Secondo i difensori, il provvedimento aveva già acquisito autorità di cosa giudicata, di conseguenza, faceva “venire meno uno dei presupposti per l’adozione del sequestro e della confisca di prevenzione”. La Corte ha condiviso la censura.

I difensori, inoltre, hanno appellato il decreto sostenendo che “pur essendo consentita l’applicazione disgiunta delle misure di prevenzione, si dovrebbe comunque accertare l’esistenza di quella personale, prima di applicare quella patrimoniale”. E hanno aggiunto che “in ogni caso manca la prova che Stabile fosse pericoloso”. Hanno anche lamentato il mancato esame da parte del Tribunale di Lecce della documentazione depositata che “dimostrava la legittimità delle operazione compiute nel corso degli anni”. Quella documentazione, sempre secondo gli avvocati  Cascione e Vesco, permetteva di risalire alle fonti dalle quali Stabile aveva tratto la disponibilità delle risorse con cui i beni erano stati acquistati”. Il sequestro, quindi, è stato revocato.

 

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