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Il commissariato di Mesagne. Sotto, Oria

Il commissariato di Mesagne. Sotto, Oria

Adolescenti ridotte a oggetti sessuali e sottoposte a "violenze medievali"

Nuovo arresto per ex dirigente sportivo di Oria già finito in carcere a marzo. Esterrefatti gli investigatori della polizia

ORIA – Era già stato arrestato a marzo scorso dalla polizia per atti sessuali su una tredicenne, l’ex dirigente di una società sportiva di Oria. Nel pomeriggio di ieri il 48enne artigiano ha ricevuto un seconda ordinanza di custodia cautelare in carcere “per violenza sessuale nei confronti di persona, all’epoca dei fatti, minore degli anni 18, con l’aggravante di aver commesso il fatto per motivi abietti e futili e di aver agito con crudeltà nei confronti della vittima; di minaccia e violenza privata, costringendola ad infliggersi punizioni corporali e atti di autolesionismo ogni qualvolta la stessa non ottemperava ai suoi ordini, tra cui quello di non comunicare, neanche a mezzo telefono, con nessuno e incitandola a sottoporsi a seduta ipnotica regressiva al fine di purificarsi da altre precedenti relazioni sentimentali e sessuali”.

Una storia allucinante, portata alla luce con la delicatezza necessaria, dato lo stato di stress della giovanissima vittima, dalle poliziotte del commissariato di Mesagne, diretto dal vicequestore Rosalba Cotardo, su delega del magistrato della procura che segue l’indagine. “C’era un incredibile sapore di medioevo con una presenza costante di sedute ipnotiche che venivano proposte alla vittima che avrebbe dovuto purificare il suo animo per esser degna di quell’uomo”, sottolineano gli investigatori, nella storia narrata dalla ragazza che alla fine del 2017 si era presentata in commissariato, accompagnata da altre due persone che la sostenevano psicologicamente. E l’aguzzino era un artigiano “membro di un’associazione sportiva finalizzata a promuovere e conoscere il territorio”, persona dalla doppia vita stando agli elementi raccolti dal pm e dalla polizia.

Oria

La vittima aveva alle spalle una storia familiare difficile, che l’aveva resa  debole e insicura, e quindi indifesa rispetto alla personalità violenta e dominatrice dell’indagato, di fatto lasciandola in possesso di questo soggetto. “Nel possesso è esattamente l’espressione, purtroppo, più calzante per definire quel rapporto sperequato in cui lui dettava ordini e pretendeva inaudite e raccapriccianti ‘prove d’amore’ – racconta la polizia- come tagli in varie parti del corpo, bruciature della schiena con la piastra per capelli, dei polsi e delle gambe con un accendino, nello sbattere la testa ripetutamente contro il muro e nell’ingerire farmaci fino a tentare il suicidio”.”

Il precedente arresto

E la giovanissima vittima subiva questa violenza in stato di sudditanza psicologica rispetto ad un uomo “che molti genitori di ragazzine che gravitavano in quell’associazione sportiva vedevano come un educatore, un supporto per la crescita delle loro creature”, rilevano gli investigatori del commissariato di Mesagne, i quali hanno appurato nel corso dell’attività su questa vicenda “che la vittima non era una soltanto, ma che altre minori, nell’ingenuità ed inconsapevolezza dei loro genitori, erano state rese oggetto di attenzione” da parte dell’attuale indagato. “Non è stato semplice ascoltare quella donna, né le persone informate dei fatti, lo scenario che ne veniva fuori appariva anacronistico e per alcuni versi surreale”, conferma ancora la polizia.

Parole che rivelano come anche chi ha indagato sia rimasto profondamente colpito nell’intimo dai retroscena di questa storia. Del resto, ritornando al primo provvedimento restrittivo, quello del marzo 2018 richiesto dal pm Paola Palumbo e firmato dal gip Tea Verderosa, i due magistrati concordavano pienamente su un punto: quell’uomo andava arrestato e allontanato dalle vittime, per un evidente rischio di reiterazione del reato.

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