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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
Cronaca

Aerei senza pilota e truffe: sei a giudizio

BRINDISI - Società cartiere, doppie società, fatture gonfiate, materiali che arrivavano dagli Usa, passavano per Malta, dove aveva sede una società del gruppo: il tutto per produrre fondi neri e per accedere a finanziamenti pubblici.

BRINDISI - Società cartiere, doppie società, fatture gonfiate, materiali che arrivavano dagli Usa, passavano per Malta, dove aveva sede una società del gruppo: il tutto per produrre fondi neri e per accedere a finanziamenti pubblici. Secondo l'accusa avevano contribuito a realizzare un raggiro per intascare fondi Por e Pia per 21 milioni di euro le sei persone che sono state rinviate a giudizio stamani dal gup Valerio Fracassi, su richiesta del pm Luca Buccheri.

Si tratta di Teodoro Grasso, 68 anni amministratore della Ias, società nata per produrre aerei senza pilota e Bruno Rollo, 61 anni, amministratore di un'altra società, la Technologycom Srl fibre in carbonio per le costruzioni aeronautiche, costituite nel consorzio Skytech. Queste avrebbero percepito illecitamente finanziamenti, per 21 milioni di euro di fondi pubblici, buona parte dei quali a fronte di certificazioni infedeli o gonfiate e con la realizzazione di una società che era di fatto una 'scatola vuota'.

Il 3 febbraio del 2012 Grasso e Rollo finirono agli arresti domiciliari. Erano indagati a piede libero e sono ora imputati Joan Alice Lundgren, americana 68enne e compagna di Teodoro Grasso, che risultava amministratrice della società di diritto maltese International Sky Trade Engineering&Projects; Robert Basso, 61 anni, nato ad Everett, Massachusetts, ma residente a Lakeside, California, amministratore della Basso Enterprises Inc, i brindisini Gianpaolo Mastrorosa e Francesco Galluzzo. Tommaso Maggio, amministratore della G2 Impianti Elettrici ed Automatismi, una ditta individuale, difeso dall'avvocato Vittoriano Bruno, ha patteggiato in fase di indagini preliminari una pena pari a sei mesi di reclusione (sospesa).

L'accusa per costoro è di concorso in truffa pluriaggravata, falso in fatture e altri reati di ordine fiscale. Il raggiro sarebbe stato compiuto in danno della Regione Puglia, ma anche dell'allora Sisri (oggi Asi), ricorrendo persino a triangolazioni sugli acquisti di macchinari negli Usa, attraverso le quali i materiali lievitavano di costo, permettendo la realizzazione di fondi neri. Dall'inchiesta emerse infatti l'esistenza di una "cartiera" a Malta per l'intermediazione degli acquisti. Il gruppo era riuscito ad accedere ai fondi Por 2000 - 2006 e a fondi Pia, riuscendo a farsi liquidare in due tranche la cifra complessiva di 21 milioni certificando spese gonfiate o del tutto inesistenti. La prima udienza del processo per il 4 dicembre prossimo davanti al giudice monocratico Francesco Cacucci.

Stando a quanto emerso in fase di indagini, condotte dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza, al comando del maggiore Gabriele Sebaste, per accedere ai fondi del Por Puglia 2000-2006, misura 4.18, e ad un Pia dello stesso periodo, ci volevano innanzitutto, oltre ai progetti industriali veri e propri, anche la disponibilità certificata dei terreni. Qui cominciano i pasticci. Rollo nel 2003 chiese al Consorzio Sisri (ora Asi) la concessione di un'area per una società in fase di costituzione, il 22 marzo ne sollecitò l'assegnazione senza fornire ancora i dati della società, poi fece pressing nuovamente il 6 aprile 2004, e questa volta la società ebbe un nome: la prima di due Technologycom, costituita il 24 marzo 2004 (nell'intervallo tra le due sollecitazioni), con sede in via Amici 2 a Brindisi e Teodoro Grasso come socio al 25 per cento. La sede era la stessa della Mediterranean Trade Group di Grasso.

Poi Ias e Technologycom unite nel consorzio Skytech, l'8 aprile presentarono domanda di ammissione ai fondi del Por. Ma la Technologycom in questione non era più quella costituita il 24 marzo, ma un'altra omonima fondata il 9 aprile. Formalmente un'altra figura giuridica. Fu questa seconda società poi a sollecitare il Sisri ulteriormente, e poi a chiedere ed ottenere una seconda area. Technologycom in realtà era una scatola vuota e serviva solo a "fare massa" per sostenere la candidatura ai fondi pubblici, nata un giorno dopo l'assegnazione dei suoli e nove giorni prima della richiesta di ammissione alle agevolazioni.

Skytech aveva candidato progetti per 13.457.524milioni di euro, destinati a Ias , e per 6.895.226 destinati a Technologycom. La quota pubblica era di 13.063.799 milioni, il cofinanziamento privato ammontava a 2.450.000 per Ias, e a 1.350.000 per l'altra società. Il consorzio Skytech alla fine riescì a farsi liquidare 12.686.018 milioni di euro grazie a fatture gonfiate o di spese del tutto inesistenti (come quelle certificate in questa vicenda da Tommaso Maggio). Il secondo finanziamento fu chiesto da Ias attraverso il Pia Innovazione.

Questo invece il sistema delle triangolazioni: la Ias riceveva materialmente i macchinari e le forniture ordinate negli Usa, mentre documentalmente risultava che non erano le varie Asc Process Systems, la Wisconsin Oven, la Thermwood Corporation, ma la maltese Sky Trade che inviava le fatture alla Basso Enterprises, e questa a Ias. Per i 175.500 dollari pagati effettivamente per un forno, ne risultavano pagati 585.000 a Basso. La macchina a cinque assi acquistata presso Thermwood a 432.389 dollari, passava a 1.150.000 dollari nella fattura rilasciata da Basso.

Il trucco fu scoperto, quindi anche il raggiro finalizzato a percepire fondi pubblici. Contestualmente agli arresti, un anno fa furono eseguiti sequestri per 12 milioni di euro. I soldi della truffa pare sino tutti spariti, ma la Finanza ritenne che su quelle operazioni destinate a generare fondi neri e vie di allontanamento del denaro, fosse maturata anche una frode fiscale di oltre 13,7 milioni proprio mediante l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. Fatture usate in parte anche per l'incasso delle diverse tranche dei finanziamenti, e in varie circostanze anche due volte, per ognuna delle istruttorie avviate dalla Regione Puglia per l'ammissione ai programmi di finanziamento. Non se ne era accorto mai nessuno. Secondo quanto emerse vi fu inoltre un tentativo di inquinamento delle prove: uno degli indagati cercò di ottenere informazioni sulle indagini da un ex sottufficiale della Finanza che però si rifiutò di farlo.

 

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