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Due dei lavoratori Sogesa sul nastro trasportatore della centrale Edipower

Due dei lavoratori Sogesa sul nastro trasportatore della centrale Edipower

Aggrappati alla centrale

BRINDISI - Pensano che per non essere “dimenticati” sia meglio tenere duro e restare sulla torre del nastro trasportatore, perciò non scenderanno sino a quando da Milano non arriverà la risposta che attendono: due mesi di proroga del contratto per la Sogesa, l’azienda di pulizie industriali da cui dipendono.

BRINDISI - Pensano che per non essere "dimenticati" sia meglio tenere duro e restare sulla torre del nastro trasportatore che alimenta di carbone i due gruppi della termoelettrica Edipower di Costa Morena, perciò non scenderanno sino a quando da Milano, dalla multiutility A2A che controlla la società elettrica, non arriverà la risposta che attendono: due mesi di proroga del contratto per la Sogesa, l'azienda di pulizie industriali da cui dipendono. E' stata dura la notte scorsa e stamattina la giornata per i cinque lavoratori rimasti sul nastro a 40 metri di altezza, tra le violente raffiche dello scirocco. E domenica un'altra tempesta di vento in arrivo. Ma loro non scenderanno.

Si battono per sé stessi e per gli altri 19 compagni rimasti a terra, sospesi tra la perdita del posto di lavoro e la cassa integrazione. Va avanti così da anni, da quando Edipower fa andare la centrale di Brindisi solo nei periodi in cui anche i suoi megawatt prodotti a costi non competitivi hanno buone possibilità di essere acquistati sul mercato dell'energia.

Quando la centrale è ferma, le pulizie non servono. Se c'è un anello più debole, in questa vicenda, del centinaio di dipendenti della termoelettrica, sono proprio loro, quelli dei piccoli appalti. Non si battono per il proprietario della loro impresa, perciò, ma per restare in quella centrale, anche se e quando arriverà un'altra impresa a sostituire Sogesa.

Il piano dei sindacati per il personale Sogesa, essendo costretti a giocare al buio sino a quando Edipower e A2A non scopriranno le proprie carte, vale a dire non presenteranno il nuovo piano industriale, è quello di avere due mesi di respiro per arrivare a capire se la centrale vivrà o meno. Se vivrà, si dice, il piano industriale potrebbe fondarsi sull'impiego di carbone a basso impatto ambientale, forse per evitare di costruire i desolforatori che l'impianto non ha mai avuto.

Ma c'è, in tal caso, una condizione del Comune, che ha vincolato i pareri di competenza al fatto che gli altri due gruppi fermi e non compresi dall'Autorizzazione integrata ambientale vengano smontati: appalti per cinque anni, quindi posti di lavoro. Edipower accetterà? La partita perciò va molto oltre Sogesa e qualsiasi altra impresa legata alle forniture di servizi per la centrale. E questa incertezza obbliga chi rischia di più a non mollare la presa. Anche lassù a 40 metri, nel vento.

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