Cronaca

Aggressione per un debito di droga, due ragazzi condannati

Tre anni e otto mesi per Andrea Gennari e Antonio Monaco, imputati nel processo con rito abbreviato. Riconosciuti colpevoli di lesioni e rapina, assolti dall'accusa di tentata violenza sessuale. Furono arrestati a fine ottobre 2015 dai carabinieri

BRINDISI – C’è una prima verità processuale sull’aggressione ai danni di un giovane di 25 anni ritenuto debitore di una somma pari a 150 euro legata all’acquisto di droga: due suoi coetanei sono stati condannati con rito abbreviato.

GENNARI Andrea, classe 1981-3IMONACO Antonio, classe 1995-4l gup Paola Liaci ha inflitto tre anni e otto mesi ad Andrea Gennari, alias “Pasquale Lampadina o Gigi Lampadina”, 34 anni, di Caronno Varesino (Varese) e  ad Antonio Monaco, alias “Antonio Tiavulu (diavolo)", 20 anni, di Lecce, entrambi arrestati il 26 ottobre 2015 e difesi dall’avvocato Giacomo Serio. Furono entrambi identificati dai carabinieri 18 giorni dopo il pestaggio avvenuto a Francavilla Fontana, tra la stazione ferroviaria e la zona industriale, dove il ragazzo, originario di Bari, venne lasciato agonizzante sull’asfalto. Nel frattempo hanno ottenuto i domiciliari.

Gli imputati sono stati riconosciuti colpevoli dei reati di lesioni personali aggravate e sequestro di persona, così come chiesto dal pubblico ministero Antonio Costantini, ma non di tentata violenza sessuale di gruppo che era stata contestata. Il pm aveva chiesto per entrambi la condanna alla pena di quattro anni e nove mesi.

Con le stesse accuse finirono ai domiciliari Roberta Zangoli, alias "Sprilli", di Verucchio (Rimini) fidanzata di Gennari, e Miriana Sportillo, originaria di Ceglie Messapica e residente a Francavilla Fontana. Le ragazze hanno già patteggiato a due anni per tutte le contestazioni.

Nel mese di settembre 2015, “Pasquale Lampadina (Gennari)” avrebbe consegnato al barese 20 francobolli di Lsd, senza ricevere il corrispettivo economico. Tanto sarebbe bastato per far scatenare l’ira di Gennari con l’aiuto di Antonio Monaco e Roberta Zongoli ai quali si sarebbe poi aggiunta Miriana Sportillo, conosciuta nel corso di una festa svoltasi a Frigole (Lecce) il 4 ottobre , vale a dire quattro  giorni prima del pestaggio.

Il 7 ottobre, la ragazza in cambio di una somma di denaro promessa dai tre, adesca la vittima sul social network Facebook: prende appuntamento con il giovane barese per  il giorno successivo a Francavilla Fontana. Il 25enne si fa accompagnare da un amico, una volta arrivati alla stazione ferroviaria trovano Miriana Sportillo, con la quale si incamminano verso il centro.   Una volta arrivati nei giardini pubblici di piazza della Legalità (nei pressi di viale Lilla), il barese si accorge della presenza di Pasquale Lampadina e del Diavolo. Riferirà ai carabinieri i soprannomi perché solo questi conosceva e a tempo i militari sono arrivati a identificarli .

Lampadina ha una catena, il guinzaglio del suo pitbull, quando la vede tenta di fuggire, ma non ha scampo: i due ragazzi lo bloccano e lo trascinano sui sedili posteriori di una Peugeot 205 alla cui guida c’era Zangoli. Comincia il pestaggio, con quella catena che gli viene anche avvolta intorno al collo in “un tentativo di strangolamento”, si legge negli atti nel processo.
Controlli dei carabinieri Lampadina “si sarebbe avventato a morsi sull’orecchio sinistro della vittima, staccandogli addirittura la parte superiore”. Il barese cerca disperatamente di divincolarsi e invoca aiuto: un francavillese vede la scena, urla e chiama i carabinieri, a quel punto, con la gamba sinistra del giovane che pende parzialmente fuori dall’auto, Zangoli  innesta la prima a si allontana dal posto, mentre Diavolo e Lampadina continuano il pestaggio sui sedili posteriori.  Sportillo si era allontanata a piedi.
Nei 20 minuti successivi  arrivano altre tre segnalazioni presso la sala operativa dell’Arma: “Venite nella zona industriale, c’è un ragazzo nudo per terra”. Qui, il giovane “è stato trascinato fuori dal veicolo, spogliato e selvaggiamente picchiato dai due uomini anche con l’utilizzo di una catena e un bastone di legno di cui erano muniti” e con il quale avrebbe tentato violenza.

Le immagini registrate dalle telecamere dei sistemi di videosorveglianza, hanno permesso ai carabinieri di risalire alla targa della Peugeot, intestata a Roberta Zangoli.  I tabulati telefonici, poi, hanno permesso di scoprire i  rapporti di frequentazione fra la ragazza e il suo fidanzato Gennari e tra questi e  Antonio Monaco.

Le motivazioni saranno depositate fra trenta giorni.

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