Agguato a lupara sulla strada di casa

BRINDISI – Mentre il personale della polizia scientifica e i poliziotti della Squadra mobile e del commissariato locale si stavano occupando dei rilievi sul luogo dell'agguato e sul corpo della vittima, a Brindisi negli uffici della stessa Mobile sono stati aperti tutti i fascicoli riguardanti Giuseppe Marzio, il 44enne ammazzato con una fucilata al volto la notte scorsa in una stradina rurale, in una zona di campagna interna di contrada San Benedetto tra Ostuni e Ceglie Messapica. Dal punto in cui Marzio è caduto nell'agguato, la sua auto ha continuato a muoversi con la marcia innestata, sino allo spegnimento del motore a poche decine di metri dalla casa del suocero Cosimo Pecere, ma nessuno dei familiari ha udito le detonazioni, almeno due. Il corpo è rimasto nell'abitacolo sino alle prime ore del mattino.

Il cadavere di Giuseppe Marzio

BRINDISI – Mentre il personale della polizia scientifica e i poliziotti della Squadra mobile e del commissariato locale si stavano occupando dei rilievi sul luogo dell'agguato e sul corpo della vittima, a Brindisi negli uffici della stessa Mobile sono stati aperti tutti i fascicoli riguardanti Giuseppe Marzio, il 44enne ammazzato con una fucilata al volto la notte scorsa in una stradina rurale, in una zona di campagna interna di contrada San Benedetto tra Ostuni e Ceglie Messapica. Dal punto in cui Marzio è caduto nell'agguato, la sua auto ha continuato a muoversi con la marcia innestata, sino allo spegnimento del motore a poche decine di metri dalla casa del suocero Cosimo Pecere, ma nessuno dei familiari ha udito le detonazioni, almeno due. Il corpo è rimasto nell'abitacolo sino alle prime ore del mattino.

Gli inquirenti stanno valutando il passato giudiziario della vittima partendo proprio dall'ultimo reato di cui era accusato e cioè quello di aver provocato insieme a un altro complice il crollo, utilizzando un ordigno esplosivo ricavato da una bombola di Gpl – strana coincidenza  con i fatti del 19 maggio - di una villetta a Soleto (nel Leccese) di proprietà di un 77enne di Carovigno residente a Galatina, Salvatore Angelo Lanzillotti.

Marzio avrebbe alle spalle anche precedenti per associazione per delinquere per contrabbando e droga e sarebbe vicino a personaggi di spicco della criminalità ostunese. Lui era proprietario di una palestra di arti marziali nella Città Bianca da dove stava facendo ritorno a casa quando è stato assassinato, mentre il fratello, Mario, è titolare di una pizzeria sempre a Ostuni. La vittima lascia tre bambini, che vivevano con lui, la moglie e i nonni nella casa di campagna di contrada San Benedetto, a breve distanza dal luogo del delitto.

Gli uomini della Squadra mobile di Brindisi, al comando del vice questore Alberto Somma, in queste ore stanno scavando nella vita privata e lavorativa del 44enne cercando di ricostruire anche attraverso la testimonianza di tutti coloro che hanno avuto a che fare con lui nelle ore precedenti al suo assassinio, gli ultimi spostamenti prima dell'agguato. È stata ascoltata anche la moglie. È stata lei, infatti, a trovare il corpo del marito, questa mattina quando è uscita da casa per accompagnare i figli a scuola.

La donna ha visto la Y10 del compagno ferma in una stradina nelle vicinanze dell'abitazione e si è avvicinata pensando che il marito fosse stato colto da malore o si fosse addormentato alla guida. Ha trovato invece Giuseppe Marzio privo di vita con cranio devastato dalla scarica di pallettoni, esplosa da una doppietta o da un sovrapposto, probabilmente con le canne mozzate.

Le indagini, come già detto, non possono che partire dall'ultimo episodio che ha visto il 44enne ostunese implicato in un attentato dinamitardo ai danni di una villetta del Leccese, dove l'uomo rimase anche ustionato. La notte tra il 14 e il 15 aprile del 2011 Giuseppe Marzio fu lasciato (da ignoti) davanti al pronto soccorso dell'ospedale Perrino di Brindisi con ferite al cuoio capelluto, trauma cranico, escoriazioni e ustioni in tutto il corpo. Gli investigatori capirono subito che quell'uomo aveva a che fare con l'attentato dinamitardo perpetrato poche ore prima ai danni di una villetta di Soleto.

Marzio fu denunciato per trasporto e detenzione di materiale esplodente attentato incendiario e danneggiamento. Sulle tracce dell’ostunese i poliziotti giunsero dopo aver trovato, nel giardino della villetta, alcune macchie di sangue, un passamontagna, anche questo sporco di sangue, e un accendino, presumibilmente appartenenti ad uno degli attentatori.

Dopo un mese Marzio fu arrestato per “avere in concorso con persona in corso d’identificazione, compiuto atti idonei diretti a provocare il crollo dell’abitazione rurale di una persona di Galatina, penetrando all’interno della stessa, posizionandovi una bombola di gas da 25 chili, aprendo la valvola e, quindi , dall’esterno dando fuoco con un accendino, provocando così una violentissima esplosione che abbatteva alcuni muri portanti della casa a causa dei quali la stessa è stata dichiarata inagibile”.

Marzio, inoltre, undici anni fa fu arrestato nell’ambito delle indagini aperte dagli investigatori a seguito del delitto di Renato Mitrotta (ucciso la sera del 13 settembre 2001, all’età di 43 anni). Gli agenti del commissariato di Polizia di Ostuni, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare, lo arrestarono, insieme ad altre 4 persone, qualche mese dopo il delitto. Secondo l’accusa, Mitrotta fu punito dai quattro per uno sgarro fatto qualche giorno prima. In sede processuale, invece, Marzio e gli altri tre imputati furono assolti per insufficienza di prove. (Foto di Marcello Orlandini)

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