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La locandina di Agorà

La locandina di Agorà

"Agorà", una scienziata del 400 d.C. contro il fanatismo

Alejandro Amenabar voleva girare un film sull’astronomia e nella sua ricerca di una storia interessante che trattasse questo tema, ha trovato una stella che nella storia ha brillato più di tante altre. Una donna libera che ha lottato per difendere la scienza e il suo lavoro, una figura che a 1700 anni di distanza attrae e sorprende per la sua modernità. “Agorà” racconta la storia di Ipazia (interpretata da Rachel Weisz, conosciuta dai più per essere la protagonista femminile del film “La Mummia”) che nell'Alessandria d'Egitto del IV secolo dopo Cristo è filosofa e scienziata, studiosa e insegnante di matematica ma anche delle teorie di Platone ed Aristotele.

Alejandro Amenabar voleva girare un film sull'astronomia e nella sua ricerca di una storia interessante che trattasse questo tema, ha trovato una stella che nella storia ha brillato più di tante altre. Una donna libera che ha lottato per difendere la scienza e il suo lavoro, una figura che a 1700 anni di distanza attrae e sorprende per la sua modernità. "Agorà" racconta la storia di Ipazia (interpretata da Rachel Weisz, conosciuta dai più per essere la protagonista femminile del film "La Mummia") che nell'Alessandria d'Egitto del IV secolo dopo Cristo è filosofa e scienziata, studiosa e insegnante di matematica ma anche delle teorie di Platone ed Aristotele.

Quando il mondo pagano viene messo in crisi dai movimenti religiosi sempre più fanatici e intolleranti, Ipazia lotta insieme ai suoi discepoli per salvare il patrimonio del sapere collettivo rappresentato dalla leggendaria biblioteca di Alessandria, destinata al saccheggio e alla distruzione. Il film "Agorà", presentato fuori concorso a Cannes lo scorso anno, si pensava non arrivasse mai nel Paese del Vaticano. Ci sono state petizioni, un articolo a firma dell'astrofisica Margherita Hack, blog sulla rete, note su Facebook e i normali corollari di polemica che in Italia non mancano mai. Per ammissione della casa di distribuzione Mikado, quando il film è stato mostrato in anticipo ai prelati della Santa Sede la reazione è stata di uno "stizzito silenzio".

C'è da scegliere tra le interpretazioni della storia che possono essere risultate poco gradite e apparse come un duro atto d'accusa rivolto al passato. La religione è vista dal punto di vista politico attraverso un excursus sull'affermarsi del Cristianesimo e su una evangelizzazione che ha coinciso con la fine cruenta e dolorosa del paganesimo. Ci sono i ricordi delle barbarie cristiane, delle persecuzioni e dello sterminio di molti pagani neoplatonici, il buio dell'oscurantismo che ha trascinato il mondo di allora nel Medioevo, la paura e l'atteggiamento contrario al progresso e alla scienza. Infine, c'è l'accanimento contro Ipazia da parte del vescovo di Alessandria, Cirillo (diventato poi San Cirillo di Alessandria) e della sua guardia armata, i parabolani.

Giusto per stemperare i toni, Amenabar intreccia al piano politico e religioso anche quello sentimentale, facendo contendere la bella scienziata tra due uomini: il suo allievo Oreste che tenterà di salvarla sino all'ultimo anche da prefetto di Alessandria, e il suo schiavo Davo, combattuto tra l'amore segreto per lei e la libertà che potrebbe ottenere con la conversione al Cristianesimo. In questo quadro, Ipazia è ossessionata solo dalla scienza che rimane la sua unica passione e le storie d'amore rimangono sospese a mezz'aria, funzionali solo al dispiegarsi della trama. La protagonista è un personaggio scomodo (e lo sarebbe stata oggi quanto nell'antichità) perché donna, celibe, atea, coraggiosa e intellettuale, non a caso divenuta figura cara alle femministe.

"Agorà" è un kolossal hollywoodiano d'effetto costato 50 milioni di euro. Nonostante questo, è lontano da altre opere del regista spagnolo di origine cilena, dalla novità che era stato a fine anni Novanta il film culto "Tesis" e dalla profondità toccante di "Mare dentro" che gli è valso un Oscar come miglior film straniero nel 2005. E' decisamente troppo lungo ma quando si parla di libero pensiero vale sempre la pena.

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